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History & Heritage of Bologna Archive

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Umberto Eco a Bologna: La Prima Cattedra Di Semiotica Del 1975, La Nascita Del DAMS E La Rivoluzione Umanistica Nel Novecento Universitario
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Umberto Eco a Bologna: La Prima Cattedra Di Semiotica Del 1975, La Nascita Del DAMS E La Rivoluzione Umanistica Nel Novecento Universitario

Un pomeriggio di nebbia fitta autunnale avvolge i portici di Via Zamboni. All'interno di un'aula gremita fino all'inverosimile, dove gli studenti siedono sui gradini, si accalcano lungo i corridoi e occupano persino i davanzali delle finestre, un uomo corpulento con la barba scura, gli occhiali spessi e una sigaretta accesa tra le dita traccia col gesso bianco sulla lavagna un triangolo concettuale. Tra una citazione in latino medievale di Tommaso d'Aquino, una battuta sferzante sul fumetto di Superman e un'analisi strutturale di un articolo di giornale, la voce profonda e teatrale di Umberto Eco cattura l'uditorio. Non si tratta di una convenzionale lezione accademica di filosofia teoretica, ma del laboratorio a cielo aperto in cui sta nascendo un nuovo modo di guardare il mondo: la semiotica contemporanea. Fuori, tra le osterie fumose e le pietre medievali della città felsinea, gli anni Settanta ribollono di tensioni politiche, contestazioni studentesche e sperimentazioni artistiche. Dentro quell'aula, la più antica università dell'Occidente sta ridefinendo il confine stesso della cultura umanistica.

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Torre Prendiparte: I 59 Metri Della Coronata, L'Ingegneria Difensiva Medievale E Il Carcere Arcivescovile Del Settecento a Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Torre Prendiparte: I 59 Metri Della Coronata, L'Ingegneria Difensiva Medievale E Il Carcere Arcivescovile Del Settecento a Bologna

*Seconda per altezza soltanto all'Asinelli, la «Coronata» svetta da quasi nove secoli nel cuore di Bologna. Nata come macchina da guerra e simbolo di potenza per una delle famiglie più influenti della fazione guelfa, fu trasformata nel Settecento in carcere arcivescovile per sacerdoti ribelli. Viaggio tra conci di selenite, graffiti carcerari e vertigini medievali.*

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Torre Degli Asinelli: L'Ingegneria Muraria Del 1109, I 97 Metri Di Primato Medievale E La Rocchetta Bentivolesca a Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Torre Degli Asinelli: L'Ingegneria Muraria Del 1109, I 97 Metri Di Primato Medievale E La Rocchetta Bentivolesca a Bologna

*Nel cuore della Bologna del XII secolo, una potente consorteria nobiliare sfidò le leggi di gravità erigendo novantasette metri di pietra e mattoni. Anatomia della più ardita opera d'ingegneria del medioevo comunale italiano.*

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Teatro Romano Di Bononia: La Riscoperta Ipogea Del 1990, L'Ingegneria Scenica Del I Secolo a.C. E Il Primato Urbano Nell'Emilia Romana
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Teatro Romano Di Bononia: La Riscoperta Ipogea Del 1990, L'Ingegneria Scenica Del I Secolo a.C. E Il Primato Urbano Nell'Emilia Romana

Il fragore sordo dei calzari chiodati risuona ritmico lungo le volte a botte in calcestruzzo, mentre l'aria fresca del mattino entra dai grandi varchi arcuati aperti verso il decumano. È una luminosa giornata primaverile dell'anno 70 a.C. e la pianura attorno alla fiorente città di *Bononia* profuma di terra smossa e tigli in fiore. Centinaia di cittadini — togati patrizi, mercanti gallici romanizzati, artigiani e liberti — convergono in un flusso ininterrotto verso un prodigio monumentale che si innalza come una collina artificiale nel cuore della griglia urbana. Non salgono lungo il pendio di un colle naturale, come facevano i loro avi greci o italici, ma penetrano dentro le viscere di una montagna cava creata dall'ingegno umano. Superati i corridoi radiali e i varchi monumentali, la luce del sole li accoglie abbagliante nell'emiciclo della gradinata, dove la vista si apre su una scena grandiosa in legno e terracotta policroma. Per la prima volta nella Gallia Cisalpina, la potenza ingegneristica di Roma ha sconfitto la tirannia della topografia, erigendo nel vuoto piatto della pianura un tempio laico dell'arte e della politica.

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Portico Del Pavaglione: L'Architettura Del Terribilia Del 1565, Il Mercato Della Seta E La Riforma Urbanistica Rinascimentale a Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Portico Del Pavaglione: L'Architettura Del Terribilia Del 1565, Il Mercato Della Seta E La Riforma Urbanistica Rinascimentale a Bologna

**STORIA URBANA & ARCHITETTURA MONUMENTALE** | *Come la combinazione tra pianificazione pontificia, genialità strutturale del Terribilia e l'industria serica europea ha plasmato il loggiato più celebre della città felsinea, oggi fulcro del patrimonio mondiale riconosciuto dall'UNESCO.*

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Pellegrino Tibaldi: Le Storie Di Ulisse a Palazzo Poggi Del 1550, Il Manierismo Felsineo E L'Origine Del Classicismo Barocco
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Pellegrino Tibaldi: Le Storie Di Ulisse a Palazzo Poggi Del 1550, Il Manierismo Felsineo E L'Origine Del Classicismo Barocco

L'odore acre della calce fresca si mescola al fumo denso delle candele di sego e alla polvere di gesso che danza nei fasci di luce obliqua dell'autunno bolognese. È il 1551. Su un'impalcatura di travi d'abete e canapi, sospesa a pochi palmi dalla volta a botte di una sala terrena in Strada San Donato, un giovane pittore di poco più di vent'anni stringe tra le dita intrise di pigmento un carboncino da disegno. Si chiama Pellegrino Tibaldi. Ha gli occhi ancora pieni delle colossali anatomie della Cappella Sistina e dei chiaroscuri febbrile di Castel Sant'Angelo, ma il suo braccio, rapido e risoluto, traccia sull'intonaco ancora bagnato qualcosa di radicalmente diverso: il corpo teso e muscoloso di un eroe antico che scivola via nell'ombra, aggrappato al vello lanoso di un montone mostruoso, mentre un gigante cieco brancola nella penombra con un urlo muto scolpito nella pittura.

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Pelagio Palagi: Il Classicismo Eclettico Dell'Ottocento, Il Mecenatismo Sabaudo E La Genesi Delle Collezioni Civiche a Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Pelagio Palagi: Il Classicismo Eclettico Dell'Ottocento, Il Mecenatismo Sabaudo E La Genesi Delle Collezioni Civiche a Bologna

Nel crepuscolo invernale del 1860, tra le sale polverose e labirintiche di un grande appartamento milanese in via San Simone, un vecchio maestro di ottantacinque anni compie il suo ultimo, meticoloso gesto di creazione. Attorno a lui non ci sono tele fresche di colore, ma un silenzioso esercito di millenni: statuette funerarie egizie in faïence azzurra, vasi a figure nere di provenienza etrusca, frammenti marmorei di templi della Magna Grecia, armi damascate, manoscritti membranacei con miniature dorate e oltre tremila monete romane allineate in cassetti di noce intagliato. Pelagio Palagi solleva la penna d'oca con la mano resa fragile dall'età, la stessa mano che per decenni ha disegnato le volte del Palazzo Reale di Torino, i paramenti di corte per la dinastia sabauda e le tele storiche ammirate da tutta Europa. Con calligrafia ferma e impeccabile, redige il suo testamento olografo: l'intero, sconfinato tesoro accumulato in una vita di ricerche non sarà disperso all'asta, né smembrato tra mercanti stranieri. Ogni singolo pezzo, ogni disegno, ogni reperto archeologico dovrà partire alla volta della sua patria d'origine, per appartenere per sempre al [Comune di Bologna](https://www.comune.bologna.it).

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Palazzo Magnani: Il Fregio Dei Carracci Del 1590, Le Storie Della Fondazione Di Roma E La Nascita Del Grande Affresco Barocco a Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Palazzo Magnani: Il Fregio Dei Carracci Del 1590, Le Storie Della Fondazione Di Roma E La Nascita Del Grande Affresco Barocco a Bologna

### Sotto le volte del palazzo di Strada San Donato, tre cugini bolognesi infransero le formule sterili del tardo Manierismo per riscoprire la natura, la carne e la luce. Dalle *Storie della fondazione di Roma* del 1590 alla Galleria Farnese, ecco l'impresa che ha trasformato per sempre il corso della storia dell'arte.

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Palazzo Fava: Il Fregio Di Giasone E Medea Del 1584, Il Debutto Rivoluzionario Dei Carracci E La Riforma Naturalistica a Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Palazzo Fava: Il Fregio Di Giasone E Medea Del 1584, Il Debutto Rivoluzionario Dei Carracci E La Riforma Naturalistica a Bologna

L’odore acre della calce fresca si mescola al fumo denso delle candele di sego e al sentore ferroso dei pigmenti macinati a mano sulla pietra di porfido. Sopra un reticolo di travi e tavolacci di abete sospesi a più di sei metri dal pavimento, tre giovani uomini con le maniche rimboccate e le dita incrostate d’ombra di terra e cinabro discutono sottovoce, scambiandosi pennelli di setola di cinghiale e cartoni forati per lo spolvero. È l’estate del 1584. Fuori, tra i vicoli stretti di via San Gallicano, il respiro afoso della pianura padana avvolge una Bologna stretta tra le sue mura medievali e il rigore dogmatico della Controriforma. Dentro il cantiere nobiliare di Palazzo Fava, tuttavia, sta accadendo qualcosa che spezza per sempre le consuetudini della pittura italiana. I tre giovani non appartengono alle botteghe blasonate dei maestri di corte: sono cugini e fratelli, si chiamano Ludovico, Agostino e Annibale Carracci. Hanno rispettivamente ventinove, ventisette e ventiquattro anni. Su quell’intonaco umido stanno stendendo le campiture del mito degli Argonauti non come un freddo esercizio di geometria intellettualistica, ma come una carneficina di muscoli veri, sguardi atterriti, pelli bagnate dal sudore e cieli solcati da una luce autentica e mobile. Ciò che sta prendendo forma sul fregio del salone nobile non è una semplice decorazione araldica per compiacere il committente: è l’atto di nascita della pittura moderna.

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Odofredo Denari: La Lectura Del Diritto Nel Duecento, Gli Aneddoti Sullo Studium Medievale E La Nascita Del Metodo Didattico a Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Odofredo Denari: La Lectura Del Diritto Nel Duecento, Gli Aneddoti Sullo Studium Medievale E La Nascita Del Metodo Didattico a Bologna

**STORIA E DIRITTO / L'ALMA MATER NEL DUECENTO** *Dalle aule affollate del XIII secolo alle tombe monumentali di Piazza San Francesco: viaggio nell'officina dottrinale di Odofredo Denari, il giurista che trasformò il diritto romano in una narrazione vivente, codificò la lezione accademica europea e salvò dall'oblio la memoria dello Studium bolognese.*

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Giuseppe Mezzofanti: Il Prodigio Poliglotta Dell'Ateneo Felsineo, La Custodia Dei Codici Orientali E La Glottologia Nell'Ottocento Bolognese
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Giuseppe Mezzofanti: Il Prodigio Poliglotta Dell'Ateneo Felsineo, La Custodia Dei Codici Orientali E La Glottologia Nell'Ottocento Bolognese

### Dalla bottega di un falegname sotto i portici felsinei ai vertici della Biblioteca Vaticana: l'incredibile parabola del cardinale bolognese che sconvolse Byron e Stendhal, anticipando le intuizioni della linguistica moderna attraverso una memoria prodigiosa e un'instancabile indagine filologica.

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Papa Giulio II a Bologna: La Presa Della Città Nel 1506, Il Colosso Bronzeo Di Michelangelo E L'Annessione Allo Stato Pontificio
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Papa Giulio II a Bologna: La Presa Della Città Nel 1506, Il Colosso Bronzeo Di Michelangelo E L'Annessione Allo Stato Pontificio

*Dall'ingresso trionfale del pontefice guerriero sotto lo sguardo scandalizzato di Erasmo da Rotterdam alla sfortunata statua colossale di Michelangelo fusa per farne un cannone: cronaca del passaggio epocale che cancellò la signoria dei Bentivoglio e legò per tre secoli la città a Roma.*

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Giovanni Pascoli a Bologna: Gli Anni Universitari Con Carducci, Il Carcere Di San Giovanni in Monte Del 1879 E La Cattedra Di Letteratura Italiana
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Giovanni Pascoli a Bologna: Gli Anni Universitari Con Carducci, Il Carcere Di San Giovanni in Monte Del 1879 E La Cattedra Di Letteratura Italiana

Sotto le volte di mattoni scuri che costeggiano l'antico convento di San Giovanni in Monte, l'aria dell'autunno bolognese è densa di nebbia e carbone. È una sera di settembre del 1879. Un giovane di ventitré anni, dal portamento schivo e lo sguardo febbrile, siede su una branda di ferro all'interno di una cella umida del carcere giudiziario cittadino. Ha le dita macchiate d'inchiostro e il cappotto consunto stretto attorno alle spalle. Si chiama Giovanni Pascoli. Pochi giorni prima calcava le aule dell'ateneo felsineo e arringava gli operai nei circoli internazionalisti; ora ascolta il rumore metallico dei catenacci e i passi cadenzati delle guardie carcerarie. In quel silenzio claustrofobico, interrotto soltanto dal rintocco delle campane di Piazza Maggiore, si consuma una delle cesure più drammatiche della letteratura italiana moderna: la metamorfosi dell'ardente agitatore anarchico nel poeta del focolare, del mistero cosmico e dell'umanitarismo universale.

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