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History & Heritage of Bologna Archive

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Giacomo Leopardi a Bologna: Il Soggiorno Del 1825 Con L'Editore Stella, I Salotti Di Strada Maggiore E L'Epistola a Carlo Pepoli
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Giacomo Leopardi a Bologna: Il Soggiorno Del 1825 Con L'Editore Stella, I Salotti Di Strada Maggiore E L'Epistola a Carlo Pepoli

È la sera del 27 marzo 1826. All'interno delle sale illuminate dai candelabri dell'Accademia dei Fervidi, nel cuore pulsante di Bologna, il silenzio scende improvviso sul fruscio delle vesti di seta e sul mormorio dell'aristocrazia cittadina. Al centro dell'attenzione siede una figura minuta, avvolta in un abito scuro che sembra troppo pesante per l'inizio della primavera, con lo sguardo insieme timido e penetrante. [Giacomo Leopardi](https://www.treccani.it/enciclopedia/giacomo-leopardi_(Dizionario-Biografico)/), a ventisette anni, dispiega con dita nervose i fogli vergati a mano e prende la parola. Non intona un elogio d'occasione né un sonetto encomiastico, come imporrebbe il cerimoniale accademico. La sua voce, roca ma incisiva, scandisce versi sciolti di una modernità vertiginosa rivolti all'amico e vicepresidente del consesso, il conte Carlo Pepoli: *"Questo affannoso e travagliato sonno / Che noi vita nomiam..."*. Fuori, la pioggia batte regolare sui coppi e rimbalza sui lastricati d'arenaria protetti dai lunghi portici felsinei; dentro, per la prima volta davanti a un pubblico colto e cosmopolita, il poeta recanatese certifica in versi la morte definitiva delle illusioni giovanili e l'approdo irrevocabile all'indagine filosofica dell'«arido vero».

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Geminiano Montanari: La Scoperta Della Variabilità Di Algol Nel 1667, L'Astronomia Sperimentale E La Cattedra Di Matematica a Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Geminiano Montanari: La Scoperta Della Variabilità Di Algol Nel 1667, L'Astronomia Sperimentale E La Cattedra Di Matematica a Bologna

È una notte gelida e limpida di tardo autunno nel 1667. Sulla terrazza di un'antica dimora bolognese, a pochi passi dalle ombre maestose delle due torri che fendono il buio, l'aria profuma di legno combusto, cera d'api e olio di noce. Geminiano Montanari stringe il mantello di panno scuro attorno alle spalle, incurante del vento pungente che scende dai colli appenninici. Davanti a lui si erge un lungo tubo ottico di cartone rinforzato e cuoio, montato su un solido treppiede di noce: uno strumento che egli stesso ha lavorato, molando le lenti con una perizia artigianale che ha pochi eguali in Europa. All'interno dell'oculare, teso con geometrica perfezione, un sottilissimo reticolo di fili di seta vergine divide il campo visivo in coordinate millimetriche.

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Francesco Petrarca a Bologna: La Formazione Giuridica Del 1320, La Riscoperta Dei Classici Latini E L'Alba Dell'Umanesimo Felsineo
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Francesco Petrarca a Bologna: La Formazione Giuridica Del 1320, La Riscoperta Dei Classici Latini E L'Alba Dell'Umanesimo Felsineo

> **REPORTAGE STORICO** | Tra il 1320 e il 1326, la capitale europea del diritto civile accolse un riluttante studente toscano destinato a rivoluzionare la civiltà occidentale. Tra le lezioni di Giovanni d'Andrea, il mercato librario degli *stacionarii* e le macerie del foro medievale, nacque la filologia moderna.

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Francesco Francia: L'Oreficeria Rinascimentale, La Bottega Pittorica Dei Bentivoglio E Il Classicismo Umanistico a Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Francesco Francia: L'Oreficeria Rinascimentale, La Bottega Pittorica Dei Bentivoglio E Il Classicismo Umanistico a Bologna

**RINASCIMENTO EMILIANO** | Maestro dei coni alla Zecca civica, orafo supremo e pittore di sublime armonia, Francesco Raibolini ha forgiato l'identità visiva della signoria bentivolesca prima che il mito vasariano ne offuscasse la statura. Riscoperta di un genio polifonico tra perizia metallurgica, devozione umanistica e il dialogo fecondo con Raffaello.

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Ferdinando Galli Bibiena: L'Invenzione Della Scena Per Angolo Nel 1711, L'Architettura Civile E La Rivoluzione Prospettica Barocca a Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Ferdinando Galli Bibiena: L'Invenzione Della Scena Per Angolo Nel 1711, L'Architettura Civile E La Rivoluzione Prospettica Barocca a Bologna

Siamo nella penombra di una bottega d'artista a Bologna, all'inizio del XVIII secolo. Sul grande tavolo di noce, illuminato dalla luce tremula di una lucerna a olio, riposano fogli di carta pesante filigranata, squadre di bronzo, compassi a cerniera e carboncini consumati. Un uomo sulla cinquantina, dallo sguardo concentrato e dalle dita segnate dall'inchiostro di china e dalla polvere di grafite, traccia una linea che non rispetta le regole consuete. Non punta dritto verso il centro del foglio. Con un gesto deciso della mano, devia la traiettoria: sposta il fuoco della visione verso il margine, costringendo lo sguardo a piegare, a scivolare lungo un asse diagonale che spezza la simmetria.

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Donato Creti: La Serie Delle Osservazioni Astronomiche Del 1709, Il Classicismo Accademico E Il Mecenatismo Scientifico Del Marsili a Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Donato Creti: La Serie Delle Osservazioni Astronomiche Del 1709, Il Classicismo Accademico E Il Mecenatismo Scientifico Del Marsili a Bologna

È una limpida notte d'ottobre del 1709. Dalla terrazza dell'avita dimora bolognese del conte Luigi Ferdinando Marsili, l'aria pungente dell'autunno accarezza gli strumenti di precisione in ottone e legno d'ebano disposti con meticolosa geometria. Attraverso un lungo cannocchiale equipaggiato con lenti molate dal celebre ottico romano Giuseppe Campani, il giovane e brillante astronomo Eustachio Manfredi scruta la volta celeste, annotando su fogli sciolti il diametro apparente delle macchie solari, i profili rugosi dei crateri lunari e la singolare ellisse degli anelli di Saturno. Pochi passi più indietro, rischiarato dalla fioca luce di una lanterna a olio schermata, siede Donato Creti. Il pittore, allievo prediletto di Lorenzo Pasinelli, tiene la tavolozza serrata tra le dita e osserva il collega scienziato alternare lo sguardo tra il cielo e la carta. Con pennellate rapide, sottilissime e calibrate, Creti non si limita a dipingere un paesaggio notturno: sta trasponendo per la prima volta nella storia dell'arte occidentale la verità empirica dei corpi celesti all'interno di un'elegia pastorale di sublime equilibrio formale.

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Bolognino Medievale: Il Diploma Imperiale Del 1191 Di Enrico VI, La Zecca Civica E L'Egemonia Monetaria Del Comune Di Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Bolognino Medievale: Il Diploma Imperiale Del 1191 Di Enrico VI, La Zecca Civica E L'Egemonia Monetaria Del Comune Di Bologna

Il riverbero metallico dei magli risuona a ritmo costante dietro le pesanti imposte di legno che affacciano sul selciato di Piazza Maggiore. Un pulviscolo sottile, pregno dell'odore acre di fornaci a carbone e argento riscaldato, si deposita sui banchi di noce allineati all'ombra delle prime campate del nascente Palazzo del Podestà. Dietro uno di questi banchi, foderato di panno verde per attutire la caduta delle monete e impedire che rimbalzino via, un maestro dell’Arte dei Cambiatori soppesa sulla mano sinistra un pugno di denari lucchesi consumati dal tempo e dalla frode. Con la destra maneggia una bilancia a bracci uguali in bronzo forgiato, accostando ai piattelli pesi campione in pietra dura. Di fronte a lui attende un giovane chierico provenzale, appena giunto in città dopo settimane di viaggio attraverso i passi appenninici per immatricolarsi alla facoltà di diritto canonico: ha gli stivali ancora incrostati di fango secco e una borsa di cuoio colma di valute eterogenee, logorate da mille scambi. Il cambiatore saggiatore raschia delicatamente il bordo di una moneta straniera su una pietra di paragone di diaspro nero, vi versa una goccia di reagente acido e osserva la traccia metallica. Poi, con un gesto secco e risoluto, spinge verso lo studente una pila ordinata di dischetti lucenti, appena usciti dalle matrici della zecca cittadina: sono pezzi d'argento finissimo che recano impresso al centro un disegno nitido e inconfondibile, la sigla di una città che ha deciso di forgiare il proprio destino nel metallo. È la moneta che sta per comprare pergamene, pagare lezioni universitarie e finanziare l'acquisto dei primi bozzoli di seta grezza destinati ai telai idraulici: il bolognino.

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Aristotile Fioravanti: La Traslazione Della Torre Del 1455, L'Ingegneria Meccanica Del Rinascimento E Il Cantiere Del Cremlino Di Mosca
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Aristotile Fioravanti: La Traslazione Della Torre Del 1455, L'Ingegneria Meccanica Del Rinascimento E Il Cantiere Del Cremlino Di Mosca

> **INGEGNERIA E UMANESIMO** | Prima di Leonardo da Vinci, prima che i trattati di architettura codificassero il primato del disegno, un maestro bolognese sfidò le leggi di gravità muovendo campanili intatti e fondando nel cuore del Cremlino la cattedrale simbolo della Russia moderna.

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Arco Del Meloncello: L'Ingegneria Scenografica Del Dotti Del 1732, Il Raccordo Curvilineo E Il Trionfo Barocco Dei Portici Di Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Arco Del Meloncello: L'Ingegneria Scenografica Del Dotti Del 1732, Il Raccordo Curvilineo E Il Trionfo Barocco Dei Portici Di Bologna

Una luce radente di fine primavera taglia la polvere sollevata dai carriaggi lungo la vecchia strada pedemontana di Saragozza. È il maggio del 1732. Tra il frinire precoce dei grilli e lo scalpiccio dei buoi da tiro, un uomo di mezza età, avvolto in una giubba di panno scuro segnata da tracce di gesso e inchiostro, osserva con occhi severi il punto esatto in cui la pianura bolognese cessa di essere tale per farsi collina. Si chiama [Carlo Francesco Dotti](https://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-francesco-dotti_(Dizionario-Biografico)/). Nelle sue mani, rotoli di pergamena ingiallita vibrano alla brezza che scende dal Colle della Guardia: tracciano curve ardite, archi spezzati, calcoli di spinte statiche che molti a Bologna ritengono un azzardo troppo costoso e visivamente eccentrico.

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Alessandro Achillini: Le Annotationes Anatomicae Del 1520, La Disputa Aristotelica Con Pomponazzi E Il Primato Medico-Filosofico a Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Alessandro Achillini: Le Annotationes Anatomicae Del 1520, La Disputa Aristotelica Con Pomponazzi E Il Primato Medico-Filosofico a Bologna

Sotto le volte gotiche di un'aula bagnata dal riverbero fumoso delle torce di sego, nell'inverno rigido di una Bologna a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento, l'odore acre dell'aceto e degli unguenti si mescola al respiro teso di decine di studenti accalcati sulle gradinate di legno. Al centro della sala, disteso su una tavola di noce grezza, giace il corpo ceruleo di un condannato a morte, concesso dalle autorità cittadine per la dissezione anatomica stagionale. Un uomo di alta statura, dallo sguardo severo e dal profilo affilato, avvolto nella veste scura di velluto bordata di pelliccia che segnala la sua doppia cattedra magistrale, impugna il ferro tagliente. Non è un semplice cerusico o un dissettore che opera per conto terzi: è Alessandro Achillini in persona. Con una precisione millimetrica che sfida la penombra, l'anatomista incide la rocca petrosa dell'osso temporale, solleva un frammento osseo minuscolo quanto un chicco di grano e, mostrandolo alla folla attonita delle *nationes* studentesche, enuncia in perfetto latino peripatetico la natura di quella struttura mai catalogata prima dagli antichi. In quel gesto chirurgico e speculativo al tempo stesso, la millenaria tradizione filosofica medievale si lacera per fare spazio alla luce dell'evidenza empirica: nasce la scienza anatomica moderna.

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Torrente Aposa: L'Alveo Naturale Di Felsina, I Ponti Romani Ipogei E La Spina Idrografica Della Bologna Medievale
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Torrente Aposa: L'Alveo Naturale Di Felsina, I Ponti Romani Ipogei E La Spina Idrografica Della Bologna Medievale

### ARCHEOLOGIA URBANA | Dalle sorgenti boscose di Roncrio al monumentale ponte romano sepolto sotto Piazza di Porta Ravegnana: indagine sulla matrice idrologica naturale che ha generato la civiltà felsinea e che ancora scorre nel ventre della città medievale.

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Teatro Comunale Di Bologna: L'Ingegneria Teatrale Di Antonio Galli Bibiena Del 1763, La Sala a Campana in Muratura E Il Tempio Wagneriano d'Italia
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Teatro Comunale Di Bologna: L'Ingegneria Teatrale Di Antonio Galli Bibiena Del 1763, La Sala a Campana in Muratura E Il Tempio Wagneriano d'Italia

Sotto le volte di Via San Donato, nell'umida penombra della primavera bolognese del 1763, l'aria profuma di cera vergine, calce fresca e polvere d'arenaria appena sbozzata. È la sera del 14 maggio. Una fiumana di carrozze nobiliari, carrettieri, accademici dell'Archiginnasio e popolani sciamati dal Mercato di Mezzo si accalca di fronte a un cantiere monumentale che ha sfidato le leggi non scritte dell'aristocrazia europea. Oltre la soglia non si apre la consueta struttura effimera in legno di pioppo e cartapesta, ma una cattedrale laica in laterizio e solida pietra d'Istria e arenaria. All'interno della sala, illuminata da centinaia di lumi a olio disposti lungo ordini di palchi che disegnano una curva misteriosa e perfetta — una campana rovesciata —, l'austriaco [Christoph Willibald Gluck](https://www.treccani.it/enciclopedia/christoph-willibald-gluck/) alza la bacchetta. Il silenzio che cala prima del primo accordo de *Il trionfo di Clelia* non è solo l'attesa di un'opera musicale: è il debutto di una nuova concezione dello spazio pubblico, dove la musica si fonde con la fisica e la sovranità della città si sostituisce al capriccio delle corti dinastiche.

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Situla Della Certosa: Il Capolavoro Metallurgico Del VI Secolo a.C., L'Epica Figurativa Felsinea E L'Archeologia Etrusca a Bologna
STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Situla Della Certosa: Il Capolavoro Metallurgico Del VI Secolo a.C., L'Epica Figurativa Felsinea E L'Archeologia Etrusca a Bologna

> *Nel cuore della Bologna preromana, un maestro artigiano impresse su una sottile lamina metallica l'intero universo rituale, militare e mitico della sua aristocrazia. Riscoperto nel 1869 tra le tombe della Certosa, questo straordinario vaso cinerario svela la raffinatezza di Felsina come crocevia tra il Mediterraneo e l'Europa transalpina.*

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