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STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Situla Della Certosa: Il Capolavoro Metallurgico Del VI Secolo a.C., L'Epica Figurativa Felsinea E L'Archeologia Etrusca a Bologna

> *Nel cuore della Bologna preromana, un maestro artigiano impresse su una sottile lamina metallica l'intero universo rituale, militare e mitico della sua aristocrazia. Riscoperto nel 1869 tra le tombe della Certosa, questo straordinario vaso cinerario svela la raffinatezza di Felsina come crocevia tra il Mediterraneo e l'Europa transalpina.*
Punto Chiave / Sintesi
Essential takeaway summary for Situla Della Certosa: Il Capolavoro Metallurgico Del VI Secolo a.C., L'Epica Figurativa Felsinea E L'Archeologia Etrusca a Bologna.

1. Apertura Narrativa: La Fucina e il Rito a Felsina

Il riverbero scarlatto dei carboni ardenti illumina i profili affilati degli artigiani nella penombra dell'officina. Siamo sul finire del VI secolo a.C., in quell'operosa pianura che gli Etruschi chiamano Felsina. L'aria è densa dell'odore acre della pece vegetale fusa e del metallo caldo. Un maestro toreuta, le dita callose segnate da decenni di lavoro alle fucine, tiene tra le mani una singola lamina di bronzo spessa poco più di un millimetro, curvata a tronco di cono e fissata con minuscoli ribattini ribattuti a freddo. Con piccoli martelli dal capo arrotondato e punzoni di ferro temprato, l'uomo batte con millimetrica costanza sul retro della superficie bronzea, costringendo il metallo a cedere, a flettersi, a farsi rilievo.

Dall'ombra della lamina emergono, uno dopo l'altro, i volti fieri di guerrieri con elmi piumati, il passo cadenzato dei buoi condotti al sacrificio, le dita affusolate di musici che soffiano in canne d'avorio e legno, e lo sguardo enigmatico di fiere alate arrivate dai confini del mondo conosciuto. Non si tratta di un semplice ornamento: quell'oggetto è destinato a custodire le ceneri purificate dal rogo di un princeps, un nobile della stirpe dominante felsinea. Quando il vaso sarà calato nell'oscurità della terra, serrato in una cassa di ciottoli e lastre di pietra, porterà con sé l'autorappresentazione immortale di una società all'apice del proprio splendore politico ed economico.


2. Il Contesto Storico: L'Orizzonte Felsineo tra Mediterraneo ed Europa

Tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C., la pianura emiliana non è una periferia remota, bensì il centro nevralgico dell'espansione settentrionale della civiltà etrusca. La città di Felsina — l'odierna Bologna — costituisce la capitale indiscussa dell'Etruria padana, una terra fertile e strategicamente collocata lungo gli assi commerciali che collegano l'Etruria tirrenica, i porti adriatici di Spina e Adria, le comunità paleovenete dell'area atestina e le culture celtiche transalpine dell'orizzonte di Hallstatt.

Come documentato dalle ricerche dell'Università di Bologna, questo periodo storico è caratterizzato da una profonda trasformazione sociale e urbana. Il vecchio tessuto villanoviano, imperniato su villaggi di capanne e aristocrazie terriere nascenti, evolve in una complessa struttura proto-urbana dominata da potenti gentes gentilizie. Queste famiglie patrizie controllano la produzione agricola, lo sfruttamento delle risorse minerarie appenniniche e, soprattutto, i traffici di beni di lusso: ambra proveniente dal Mar Baltico, ceramiche attiche a figure nere e rosse importate dalla Grecia, vino, olio e sofisticati manufatti in bronzo.

In questa temperie culturale matura la cosiddetta "Arte delle Situle", un linguaggio figurativo originale che fonde il rigore narrativo greco-orientalizzante con il gusto decorativo delle popolazioni dell'arco alpino e padano. La Situla della Certosa rappresenta il vertice insuperato di questo fenomeno artistico: un manifesto ideologico in cui l'aristocrazia felsinea codifica i propri valori fondanti — il valore militare, la pietà religiosa verso gli dèi e gli antenati, il prestigio del banchetto simposiale e l'esclusività della caccia.


3. 1869: Antonio Zannoni e la Scoperta che Riscrise l'Archeologia

La riscoperta della situla è legata a una delle pagine più entusiasmanti della storia dell'archeologia italiana ottocentesca. Il 23 agosto 1869, durante i lavori di sbancamento per l'ampliamento del cimitero monumentale della Certosa, l'ingegnere capo del Comune di Bologna, Antonio Zannoni, intuisce che il sottosuolo racchiude un tesoro inestimabile. Zannoni non è un semplice collezionista o un cercatore di antichità: è una figura pionieristica che applica allo scavo archeologico il rigore geometrico, topografico e stratigrafico dell'ingegneria moderna.

All'interno della tomba a pozzetto catalogata come Tomba 68, Zannoni scopre una grande cassa litica. Al centro della deposizione giace, intatta nella sua patina verde scuro, la situla bronzea, utilizzata come cinerario per raccogliere i resti cremati del defunto. Il corredo funebre di accompagnamento è sontuoso: * Fibule bronzee e d'argento con decorazioni complesse; * Vasellame fittile da mensa di raffinata fattura locale; * Strumenti per la cura del corpo e l'abbigliamento cerimoniale; * Resti di morsi di cavallo e finimenti metallici, chiari simboli del rango equestre del defunto.

La pubblicazione dei ritrovamenti da parte di Zannoni scuote la comunità scientifica internazionale. Fino a quel momento, molti studiosi d'oltralpe avevano liquidato la presenza etrusca a nord dell'Appennino come un fenomeno marginale e tardo. La Situla della Certosa dimostra invece in modo inconfutabile l'esistenza di una fase arcaica felsinea di straordinaria autonomia espressiva e perizia tecnologica, imponendo Bologna come capitale archeologica europea negli atti dei Congressi Internazionali di Antropologia e Archeologia Preistorica.


4. La Perizia Tecnologica: L'Arte dello Sbalzo e del Cesello

La realizzazione della Situla della Certosa (alta circa 32 centimetri, con un diametro massimo all'imboccatura di 25 centimetri) ha richiesto un controllo pirotecnologico e metallurgico assoluto. Il recipiente è costituito da un'unica grande lamina di bronzo (lega di rame e stagno), martellata a freddo con ripetute fasi di ricottura termica per restituire duttilità al metallo ed evitarne la cristallizzazione e la conseguente frattura.

Per decorare il vaso senza sfondare la sottilissima parete bronzea, il maestro toreuta ha adottato un procedimento sofisticato: 1. L'impeciatura di supporto: L'interno del vaso è stato riempito con una miscela viscosa ed elastica di pece, cera e polvere minerale. Questa massa solida ma deformabile offriva la necessaria resistenza elastica ai colpi degli attrezzi. 2. Lo sbalzo (repoussé): Lavorando dal retro (o dall'interno prima della chiusura definitiva della calotta), l'artigiano ha spinto verso l'esterno i volumi anatomici dei personaggi, i corpi degli animali e gli oggetti con punzoni a testa sferica. 3. Il cesello e la punzonatura: Dopo aver svuotato la pece, l'artista ha ripreso la superficie esterna con ceselli taglienti e punzoni sagomati, incidendo con precisione microscopica le trame dei tessuti, le piume degli elmi, i dettagli degli occhi, le venature delle foglie e le corde degli strumenti musicali. 4. La chiusura a ribattini: I due lembi della lamina sono stati uniti lungo la verticale da una fila di ribattini metallici a testa piatta, disposti in modo tale da non interrompere la scansione ritmica delle scene figurate. Due manici mobili ad anello ritorto completano l'opera alla sommità.


5. Decodifica Iconologica: I Quattro Registri Figurativi Continui

La superficie della situla è suddivisa orizzontalmente in quattro registri continui mediante cordoni a rilievo punteggiati da motivi geometrici a treccia e a meandro. La lettura iconografica si sviluppa dall'alto verso il basso, delineando un percorso sapienziale che va dalla sfera pubblica ed eroica fino alle profondità del mito e dell'inconscio simbolico.

Registro Tematica Principale Figure Chiave Significato Ideologico
I (Superiore) Parata Militare Opliti, fanti leggeri, cavalieri Potere bellico, coesione civica e difesa della polis
II (Mediano sup.) Processione Liturgica Sacerdoti, buoi sacrificali, musici (lituus, syrinx) Pietas religiosa, liturgia funebre e culto degli avi
III (Mediano inf.) Banchetto e Caccia Commensali sul trono, cratere, cacciatori con reti Tryphè nobiliare, prestigio sociale, dominio sulla natura
IV (Inferiore) Fregio Ferino Leoni alati, sfingi, grifoni, chimere Protezione apotropaica, confine con l'Oltretomba

Registro I: La Parata Militare e l'Orgoglio Oplitico

Il registro superiore celebra la forza militare della comunità felsinea. Una sfilata solenne di guerrieri avanza a passo cadenzato. Vi si distinguono due reparti distinti: * I fanti pesanti (opliti), dotati di grandi scudi circolari convessi (aspides), elmi a calotta con alti cimieri di piume, schinieri anatomici e lunghe lance da urto; * I cavalieri, che montano cavalli bardati con pettorali decorati, seguiti da fanti leggeri armati di asce bipenni e scudi rettangolari.

L'accuratezza nel descrivere le armature riflette l'adozione da parte dell'aristocrazia etrusco-padana della tattica oplitica greca, riadattata alle esigenze tattiche della pianura padana per fronteggiare le incursioni delle tribù montane appenniniche e dei popoli limitrofi.

Registro II: Il Corteo Sacro e la Liturgia dei Musici

Il secondo registro trasporta l'osservatore nel cuore della ritualità comunitaria. Una processione solenne reca doni per un sacrificio o per il banchetto funebre. Spiccano figure virili vestite con ampi mantelli frangiati e cappelli a tesa larga (petasos), che conducono con cura un maestoso bue sacrificale. Dietro di loro, inservienti trasportano enormi calderoni bronzei sospesi a pertiche e ceste ricolme di focacce e primizie.

Di straordinaria rilevanza è la presenza dei musici cerimoniali: * Un suonatore di lituus, la tipica tromba etrusca ricurva all'estremità, deputata a scandire i momenti salienti della liturgia; * Un suonatore di syrinx (flauto di Pan composto da canne di lunghezza decrescente legate da cera), che intona le melodie necessarie a placare le divinità infere.

Registro III: Il Banchetto Aristocratico (Symposion) e la Caccia

Il terzo registro descrive la vita privata e i piaceri aristocratici. Al centro della scena campeggiano due figure maschili assise su sontuosi troni con schienale ricurvo (klismos), coperte da raffinati mantelli operati. Tra di loro si trova un grande cratere bronzeo su tripode da cui due coppieri attingono il vino mediante simpuli (mestoli). Accanto ai banchettanti, un suonatore di cetra omerica allieta il convito.

Sulla destra, la scena trascolora nell'attività cinegetica: cacciatori armati di bastoni da lancio e lance, accompagnati da cani da muta al guinzaglio, inseguono lepri tra cespugli stilizzati e trasportano un cervo abbattuto legato a un palo. Il banchetto e la caccia rappresentano i due marcatori sociali supremi della nobilitas etrusca: la generosità ospitale della mensa e il coraggio fisico nel dominare la natura selvaggia.

Registro IV: Il Fregio Ferino e l'Immaginario Orientalizzante

L'ultimo registro, alla base della situla, è popolato da un corteo di esseri ibridi e belve feroci: leoni alati fauci aperte, cervi pascenti, grifoni e sfingi dal volto umano. Questo repertorio fantastico, derivato dai modelli dell'Oriente mediterraneo (Fenicia, Siria, Corinto), assume qui una funzione prettamente apotropaica. Collocate alla base del vaso, a diretto contatto con la terra e con il fondo dove riposano le ceneri, le creature mostruose fungono da guardiani guardiani dell'Oltretomba, incaricati di proteggere il sonno eterno del defunto e di sbarrare il passo alle forze del caos.


6. Funzione Liturgico-Funeraria: Il Cinerario del Princeps

La Situla della Certosa non è nata come mero vaso da esposizione. Nelle società arcaiche del VI secolo a.C., gli oggetti bronzei istoriati possiedono una valenza sacrale polisemica. Originariamente impiegata durante i grandi banchetti cerimoniali come recipiente per attingere e mescolare il vino con acqua e spezie, la situla assumeva il ruolo di testimone vivente del prestigio della casata.

Alla morte del capofamiglia, l'oggetto veniva risemantizzato: 1. Purificazione mediante il fuoco: Il corpo del defunto veniva cremato sulla pira funeraria secondo il rito patrizio; 2. Deposizione delle ceneri: Le ossa combuste e le ceneri venivano raccolte, avvolte in teli di lino o porpora e deposte all'interno della situla; 3. Sigillo dell'eternità: Il vaso veniva sigillato all'interno della cassa litica, accompagnato dalle armi e dai simboli del potere (scettri, carri, anelli sigillari).

Come illustrato nelle voci dedicate all'arte etrusca dall'enciclopedia Treccani, la situla agiva da vero e proprio "monumento portatile": le scene sbalzate sulla sua superficie raccontavano per immagini la biografia ideale del defunto — valoroso soldato in guerra, pio celebrante verso gli dèi, nobile signore del banchetto e cacciatore indomito.


7. Il Patrimonio Visibile Oggi: Come Ammirarla a Bologna

Chi visita oggi Bologna può ripercorrere fisicamente le tracce di questo capolavoro attraverso un itinerario che unisce musei d'eccellenza e luoghi storici della città.

  • Museo Civico Archeologico di Bologna: Situato in via dell'Archiginnasio 2, all'interno del quattrocentesco Palazzo Galvani, a pochi passi da Piazza Maggiore. La Situla della Certosa è custodita nella Sala X (Sezione Etrusca), protetta da una teca circolare climatizzata che permette una visione a trecentosessanta gradi a distanza ravvicinata. Con una lente d'ingrandimento, il visitatore può apprezzare la finezza millimetrica delle punzonature e il riflesso bronzeo delle figure sbalzate.
  • Il Cimitero Monumentale della Certosa: Situato fuori Porta Sant'Isaia, ai piedi del Colle della Guardia. Il complesso, fondato nel 1334 come monastero certosino e trasformato in cimitero civico nel 1801, conserva nei pressi del Chiostro III e del Campo Carducci l'area esatta della necropoli etrusca scavata da Antonio Zannoni. Una targa commemorativa e pannelli didattici ricordano la scoperta della Tomba 68.
  • I depositi e gli archivi scientifici dell'Archiginnasio e di Unibo: Dove sono conservati i taccuini autografi di Zannoni, corredati da acquerelli e rilievi topografici di sorprendente modernità visiva.

8. Personaggi e Storie Umane: L'Ossessione di Antonio Zannoni

Dietro la riscoperta della situla si cela il dramma umano e professionale di Antonio Zannoni (1833–1910). Ingegnere idraulico e capo dell'Ufficio Tecnico Municipale, Zannoni si trovò improvvisamente a gestire una delle più grandi campagne di scavo urbano del XIX secolo. Mentre gli amministratori comunali premevano per accelerare i lavori di sepoltura del moderno cimitero, Zannoni lottò giorno e notte per impedire la distruzione dei contesti archeologici.

Dotato di una tenacia instancabile, Zannoni trascorreva le notti d'inverno sul fango della Certosa, alla luce di lanterne a petrolio, per disegnare personalmente ogni singolo ciottolo, misurare la profondità di ciascun vaso e catalogare migliaia di tombe senza disperdere alcun reperto. Quando il 23 agosto 1869 le sue mani estrassero dalla Tomba 68 la situla bronzea, Zannoni comprese di aver salvato dal piccone degli operai il simbolo stesso dell'identità bolognese. I suoi celebri volumi monumentali, intitolati Gli Scavi della Certosa di Bologna, rimangono ancora oggi un caposaldo del metodo archeologico europeo.


9. Risonanza Contemporanea: L'Anima Felsinea nella Bologna Moderna

L'eredità della Situla della Certosa e del mondo etrusco non è una reliquia confinata nelle vetrine museali: essa pulsa nella conformazione stessa della Bologna contemporanea. L'asse viario che conduce verso l'Appennino e la Toscana ripercorre i tracciati delle antiche carovaniere etrusche che collegavano Felsina a Marzabotto (Kainua) e a Chiusi; la sapiente regimentazione idraulica delle acque dei fiumi Reno e Savena affonda le sue prime intuizioni nelle opere di bonifica villanoviane ed etrusche.

La stessa fisionomia civica bolognese — caratterizzata da un'ininterrotta vocazione commerciale, dall'apertura cosmopolita agli scambi culturali e dalla passione per la socialità conviviale — trova una corrispondenza quasi speculare nel programma decorativo della situla. Il banchetto, la musica comunitaria e il rispetto per la memoria storica, scolpiti venticinque secoli fa su una lamina di bronzo, continuano a definire l'identità profonda della città dei portici e dello Studio universitario.


🔍 IL FATTO SORPRENDENTE: Il Cane Sotto la Tavola e la Musica Riconquistata

Tra le decine di figure eroiche e marziali che popolano la Situla della Certosa, un dettaglio intimo e quotidiano ha incantato generazioni di archeologi: nel Terzo Registro, proprio al di sotto della tavola del banchetto su cui poggiano le coppe di vino dei due nobili aristocratici, l'artigiano ha cesellato con commovente tenerezza un piccolo cane da caccia accucciato. L'animale, le orecchie dritte e lo sguardo rivolto verso l'alto, attende paziente che il padrone gli allunghi un pezzo di carne o una briciola di pane.

Non meno sbalorditiva è la precisione organologica degli strumenti musicali: analizzando la curvatura del lituus (la tromba rituale) e la disposizione delle sette canne della syrinx (flauto di Pan), un'équipe multidisciplinare di archeomusicologi dell'Università di Bologna è riuscita a calcolare l'esatta scala acustica e le frequenze sonore prodotte da questi strumenti nel VI secolo a.C., permettendo di ricreare digitalmente il paesaggio sonoro che accompagnò l'ultimo saluto al signore di Felsina.

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