Luigi Ferdinando Marsili: La Fondazione Dell'Istituto Delle Scienze Nel 1711, La Nascita Dell'Oceanografia E Il Mecenatismo Scientifico a Bologna
Una notte d'inverno del 1711, nelle sale cariche di penombra di un antico palazzo nobiliare bolognese, la luce vacillante delle candele riflette sul metallo brunito di quadranti astronomici, cannocchiali galileiani, ampolle chimiche e casse di legno massiccio ricolme di pietre fossili, erbe essiccate e campioni di sabbie fluviali. Un uomo sulla cinquantina, dal portamento marziale ma dallo sguardo febbrile dei pionieri, supervisiona il disimballaggio di centinaia di reperti accumulati durante trent'anni di guerre, prigionie e traversate per l'intero continente. È il conte Luigi Ferdinando Marsili: generale dell'Impero asburgico caduto in disgrazia militare, diplomatico raffinato, ma soprattutto scienziato visionario. Intorno a lui, i dotti dello Studio bolognese — l'antica università che dal Medioevo domina la vita accademica della città — continuano a recitare sillogismi aristotelici nelle austere aule dell'Archiginnasio, rifiutando ostinatamente di sporcarsi le mani con l'indagine empirica. Marsili compie in quel momento un gesto di rottura radicale: rifiuta di affidare il proprio sapere alla vecchia accademia e decide di donare la sua immensa collezione al Senato cittadino, ponendo le basi per una cittadella del sapere sperimentale che scuoterà l'Europa dalle fondamenta.