Domenico Guglielmini: Il Trattato Della Natura De' Fiumi Del 1697, La Nascita Dell'Idraulica Fluviale E La Prima Cattedra Di Idrometria a Bologna
1. Apertura Narrativa: Il rombo di Casalecchio e la furia del Reno (1694)
L’aria di novembre è densa di nebbia salmastra e pioggia battente quando un uomo avvolto in un pesante mantello di lana scura si sporge oltre il parapetto in muratura della Chiusa di Casalecchio. Sotto i suoi stivali, il fiume Reno non è un corso d’acqua ordinato, ma un mostro limaccioso e sibilante, gonfio delle piogge d’autunno scese dall’Appennino tosco-emiliano. Tronchi sradicati, ciottoli di calcare che battono ritmicamente contro i piloni sommersi con colpi sordi simili a colpi di cannone, e una massa d'acqua torbida che minaccia di scavalcare le paratoie per riversarsi nel Canale di Reno, dritto verso il cuore murato di Bologna.
Quell'uomo è Domenico Guglielmini. Ha trentanove anni, una laurea in medicina e una in filosofia, ma le sue mani reggono un filo a piombo, una livella a traguardi e un taccuino fitto di diagrammi geometrici. Accanto a lui, i magistrati dell’Assunteria delle Acque — nobili senatori bolognesi vestiti di velluto bagnato — osservano con terrore il livello dell'idrometro scolpito nella pietra. Fino a quel giorno, per arginare una piena si invocavano i santi, si consultavano i vecchi barcaioli o ci si affidava all’intuito cieco dei mastri muratori.
Guglielmini compie un gesto inaudito per la sua epoca: non prega, non ipotizza, calcola. Estrae un orologio a pendolo portatile, osserva il moto di galleggianti calibrati gettati nella corrente a diverse distanze dalla riva e annota la velocitĂ differenziale delle particelle d'acqua. In quel preciso istante, su quella cresta di pietra che sbarra il Reno fin dal Medioevo, la furia cieca dell'idrografia padana cessa di essere una calamitĂ divina e diventa un sistema di equazioni differenziali. Quella mattina del 1694 non segna soltanto la difesa di una cittĂ : segna la nascita della prima cattedra di idrometria al mondo e la fondazione dell'idraulica fluviale moderna.
2. Il Contesto Storico: Bologna capitale idraulica d'Europa e la contesa del Po
Nel Seicento, Bologna è una metropoli anomala. Priva di un grande fiume naturale che ne attraversi il centro storico, è nondimeno una delle capitali manifatturiere più ricche d'Europa, un colosso industriale alimentato dall’energia idraulica. Una rete capillare di canali artificiali — il Canale di Reno, il Canale di Savena, il Canale delle Moline e il Canale Navile — aziona centinaia di mulini da seta, gualchiere e cartiere, collegando la città al delta del Po e al Mare Adriatico. La gestione dell'oro liquido è una questione di pura sopravvivenza economica e militare, affidata al Senato bolognese e a una magistratura speciale dai poteri quasi sovrani: l'Assunteria delle Acque.
Nel 1686, il Senato conferisce a Guglielmini la carica strategica di Soprintendente generale delle acque dello Stato Bolognese. La nomina giunge in un momento di crisi geopolitica infuocata. Il fiume Reno, disalveato nei secoli precedenti dalle sue antiche foci deltizie, scarica le sue acque limacciose nelle basse valli tra Bologna e Ferrara, allagando migliaia di ettari di terreno fertile e creando paludi mefitiche.
Bologna vuole incanalare il Reno nel Po Grande o nel Po di Primaro per bonificare le proprie pianure e garantire una via navigabile sicura. Ma Ferrara (sotto il diretto controllo dello Stato Pontificio) e la Repubblica di Venezia si oppongono con feroce determinazione diplomatica e ingegneristica: immettere il Reno nel Po significa rischiare l'interramento dell'alveo principale a causa dell'immane carico solido di ciottoli e sabbie trascinato dalle piene appenniniche, con conseguenti rotte catastrofiche per il Polesine e la laguna veneta.
I periti idraulici del tempo si dividono in fazioni rivali, difendendo tesi contraddittorie basate su una tradizione empirica ormai insufficiente. Per salvare Bologna dall'accerchiamento delle acque e dalle sanzioni pontificie, occorre una rivoluzione metodologica: trasformare la perizia idraulica da arte empirica a scienza rigorosa, fondata sulla fisica galileiana e sulla geometria matematica.
3. La Nascita dell'Idrometria Quantitativa e la Cattedra del 1694
Di fronte alle perizie contraddittorie dei tecnici rinascimentali, l'Università di Bologna compie un passo pionieristico. Nel 1694, su richiesta diretta del Senato, istituisce una cattedra universitaria concepita su misura per Domenico Guglielmini: la Cattedra di Idrometria, la prima al mondo dedicata all'analisi quantitativa e alla misurazione dei fluidi in movimento. Fino a quel momento, l’idraulica era stata un ramo subordinato della geometria pratica o della meccanica delle macchine; Guglielmini la eleva a scienza autonoma, battezzandola con il termine idrometria (dal greco hydor, acqua, e metron, misura).
Il quadro teorico di riferimento era stato inaugurato nel 1628 dal monaco benedettino Benedetto Castelli con il celebre trattato Della misura dell'acque correnti, che aveva introdotto il principio di continuitĂ in regime permanente:
$$Q = A \cdot \bar{v} = \text{costante}$$
dove $Q$ è la portata volumetrica, $A$ l'area della sezione trasversale bagnata e $\bar{v}$ la velocità media della corrente. Tuttavia, Castelli e i suoi contemporanei non sapevano spiegare come variasse la velocità dei singoli filetti fluidi all'interno della sezione e lungo il profilo verticale del corso d'acqua.
Guglielmini fonde la cinematica di Galileo Galilei con la legge di efflusso dei liquidi formulata da Evangelista Torricelli nel 1644 ($v = \sqrt{2gh}$): 1. L'intuizione dell'analogia con la caduta libera: Guglielmini postula che le particelle fluide di una massa d'acqua corrente acquistino velocità in virtù del dislivello piezometrico e della spinta delle acque superiori, comportandosi come corpi pesanti su un piano inclinato privo di vincoli rigidi. 2. Il calcolo della velocità teorica: In una sezione fluida ideale di profondità $y$ sotto il pelo libero, la velocità teorica $v(y)$ generata dal carico idraulico totale $h$ (inteso come altezza della colonna fluida a monte) è espressa come:
$$v(y) = \sqrt{2g(h + y)}$$
- L'introduzione della resistenza d'alveo e dell'attrito viscoso: Consapevole che la velocitĂ reale nei fiumi non cresce indefinitamente verso il fondo come prescriverebbe la teoria torricelliana pura, Guglielmini introduce per la prima volta nella storia della fisica il concetto di attrito interno ed esterno (resistenza del fondo roccioso, scabrezza delle sponde e viscositĂ dell'acqua).
Questa sintesi epistemologica è documentata dettagliatamente nella voce dedicata a Domenico Guglielmini sulla Treccani, che ne traccia l'evoluzione da medico anatomista a padre della moderna Idrometria sull'Enciclopedia Treccani.
4. Il Capolavoro Scientifico: Della natura de' fiumi (1697) e le Leggi dell'Alveo
Nel 1697 vede la luce il trattato monumentale di Guglielmini: Della natura de' fiumi trattato fisico-matematico, stampato a Bologna per i tipi di Antonio Pisarri. L'opera è considerata dalla storiografia scientifica internazionale il testo fondativo dell'idraulica fluviale. In quattordici capitoli densi di proposizioni geometriche, corollari ed evidenze sperimentali, l'autore smonta i pregiudizi secolari sulla dinamica delle acque correnti.
Esempio 1: Il Profilo di VelocitĂ Verticale e la Resistenza di Parete
Guglielmini affronta il paradosso tra la caduta torricelliana e le osservazioni sperimentali di campo. Se l'acqua fluisse senza attrito, la velocità massima si registrerebbe sul fondo del canale, dove il carico idrostatico $y$ è massimo ($v_{fondo} = \sqrt{2g y_{tot}}$). Tuttavia, l'interazione con le asperità del greto rallenta drasticamente i filetti fluidi inferiori. Guglielmini formula la legge per cui la velocità effettiva $u(y)$ a una distanza $z$ dal fondo è il risultato del bilancio tra accelerazione gravitazionale lungo la pendenza $i = \sin\theta$ e dissipazione di energia per attrito:
$$\tau(z) = \mu \frac{du}{dz} + \tau_{turbolento}$$
Anticipando di oltre un secolo le intuizioni di Prony, Darcy e Bazin, Guglielmini dimostra che il massimo di velocità reale si colloca poco sotto la superficie libera, poiché anche la resistenza dell'aria esercita un'azione frenante sul pelo dell'acqua.
Esempio 2: La Pendenza Naturale di Equilibrio (Alveo di Equilibrio)
Uno dei contributi più rivoluzionari di Guglielmini è il concetto di alveo di equilibrio. Un corso d'acqua naturale non possiede una pendenza casuale o immutabile, ma modella il proprio profilo longitudinale attraverso un processo dinamico auto-regolante: - Se la pendenza d'alveo $i$ è superiore alla pendenza di equilibrio ($i > i_{eq}$), la corrente acquisisce eccesso di energia cinetica, erodendo il fondo (scavo o escavazione dell'alveo) e diminuendo progressivamente la pendenza. - Se la pendenza è inferiore ($i < i_{eq}$), la velocità diminuisce, la capacità di trasporto solido crolla e il fiume deposita i sedimenti (alluvionamento o colmata), innalzando il fondo fino a ripristinare la pendenza critica:
$$i_{eq} = f\left(\frac{Q_s}{Q_w}, d_{sedimento}\right)$$
dove $Q_s$ è la portata solida, $Q_w$ la portata liquida e $d_{sedimento}$ il diametro medio dei grani.
Esempio 3: Dinamica del Trasporto Solido e Criterio di Trascinamento
Guglielmini formalizza la relazione tra velocitĂ di fondo e granulometria dei detriti trasportati. Lo sforzo tangenziale di fondo $\tau_0$, esercitato dall'acqua su una particella di sedimento di diametro $d$ e peso specifico immerso $\gamma_s'$, determina la soglia di mobilitĂ :
$$\tau_0 = \gamma \cdot R_h \cdot i$$
dove $\gamma$ è il peso specifico dell'acqua, $R_h$ il raggio idraulico della sezione e $i$ la pendenza motrice. Guglielmini descrive con precisione geometrica la sedimentazione selettiva lungo l'asta fluviale: - All'uscita dalle gole appenniniche montane, l'elevata pendenza $i$ genera un elevato $\tau_0$, consentendo il trasporto di massi e ciottoli grossolani. - Nella pianura alluvionale felsinea, la riduzione di pendenza impone la deposizione progressiva prima delle ghiaie, poi delle sabbie e infine delle argille limose nei bacini vallivi.
Esempio 4: Idrodinamica delle Confluenze e Teoria del Rigurgito
Nell'analizzare la contesa dell'immissione del Reno nel Po, Guglielmini dimostra matematicamente il fenomeno del rigurgito (backwater effect). Quando un affluente con carico solido significativo confluisce in un collettore principale che scorre a velocitĂ inferiore o con pelo libero piĂą elevato, la corrente dell'affluente subisce un rallentamento a monte del nodo:
$$\Delta h_{rigurgito} = \frac{v_1^2 - v_2^2}{2g} - \Delta h_{attrito}$$
Tale decelerazione provoca l'immediata precipitazione del materiale alluvionale proprio alla foce dell'affluente, creando una barra sedimentaria (barra di foce) che sbarra lo sbocco, innalza le quote idrometriche a monte e provoca la rottura degli argini laterali. Questa dimostrazione scientifica salvò Bologna da interventi ingegneristici disastrosi proposti da cortigiani pontifici privi di basi matematiche.
Esempio 5: La Meccanica delle Arginature e le Pressioni Idrodinamiche
Guglielmini dedica pagine fondamentali alla stabilitĂ delle opere di difesa idraulica in terra battuta e muratura. Egli analizza la spinta idrostatica $S = \frac{1}{2}\gamma h^2$ combinata con la forza viva dell'impatto idrodinamico delle onde di piena nelle anse fluviali:
$$F_{dinamica} = \rho Q (v_1 - v_2 \cos\alpha)$$
Spiega perché gli argini non cedono quasi mai per semplice ribaltamento, bensì per: 1. Sifonamento o filtrazione profonda (corrosione al piede per gradienti idraulici eccedenti la coesione del suolo). 2. Scalzamento della base provocato dai vortici a gradiente orizzontale nelle sezioni concave dei meandri.
5. Il Dibattito Scientifico Europeo: La Disputa con Geminiano Montanari e l'Epistolario con Leibniz
La grandezza di Guglielmini non maturò in un isolamento accademico provinciale, ma nel cuore di una vivacissima rete epistemologica che attraversava l'intera Repubblica delle Lettere europea.
Prima della pubblicazione del suo capolavoro, Guglielmini dovette sostenere un aspro confronto metodologico con il suo predecessore all'Ateneo bolognese, l'illustre astronomo e matematico modenese Geminiano Montanari. Montanari, legato a una visione statica e idrostatica dei fluidi, sosteneva che il moto delle acque fosse regolato primariamente da leggi di compressione e dislivello geometrico assoluto, sottovalutando l'impatto della resistenza interna dei fluidi e dell'attrito continuo delle pareti dei canali.
Guglielmini rispose con una serie di memorie e lettere sperimentali — tra cui la celebre Aquarum fluentium mensura nova methodo inquisita (1690–1691) — dimostrando che l'acqua reale non si comporta mai come il fluido ideale della geometria pura.
La reputazione scientifica dello scienziato bolognese varcò rapidamente le Alpi: - Gottfried Wilhelm Leibniz lesse con entusiasmo le opere idrauliche di Guglielmini, citando i suoi risultati teorici per confermare la propria dottrina della vis viva (la forza viva, $m v^2$) in contrapposizione alla quantità di moto cartesiana pura ($m v$). Leibniz riconobbe che l'attrito dei fiumi e la trasformazione dell'energia idraulica rappresentavano un banco di prova cruciale per la conservazione dell'energia nella fisica naturale. - Giovanni Domenico Cassini, astronomo del Re Sole a Parigi ed ex professore a Bologna, mantenne un costante scambio epistolare con Guglielmini, coinvolgendolo nei rilievi topografici e nelle misure idrauliche del bacino del Po. - Vincenzo Viviani, l'ultimo allievo diretto di Galileo Galilei a Firenze, discusse con Guglielmini i manoscritti inediti del maestro pisano, riconoscendo nello scienziato bolognese il vero continuatore dell'eredità galileiana applicata all'ingegneria del territorio.
Questi successi valsero a Domenico Guglielmini l'elezione a membro della prestigiosa Royal Society di Londra nel 1697 e a socio straniero dell'Académie Royale des Sciences di Parigi nel 1699. Nel 1698, la Repubblica di Venezia, desiderosa di assicurarsi la mente idraulica più brillante d'Italia per salvare la propria laguna dai sedimenti del Brenta e del Piave, gli offrì la cattedra di matematica (e successivamente di medicina teorica) presso la celebre Università di Padova, dove Guglielmini trascorse gli ultimi anni della sua feconda esistenza fino alla morte, avvenuta nel 1710.
6. Il Patrimonio Visibile Oggi: Una Guida per il Detective Storico a Bologna
L’eredità materiale e scientifica di Domenico Guglielmini e della stagione d’oro dell’idraulica bolognese è ancora perfettamente leggibile e visitabile nel tessuto urbano contemporaneo. Bologna custodisce intatti i manufatti idraulici, i palazzi accademici e gli archivi che videro nascere questa disciplina.
Chi visita oggi Bologna può ripercorrere i passi di Guglielmini attraverso cinque tappe fondamentali:
- La Chiusa di Casalecchio (Casalecchio di Reno): Situata a pochi chilometri a ovest del centro storico, lungo la via Porrettana, questa ciclopica sbarra muraria in pietra e legname sbarra il Reno dal 1208. Riconosciuta dall'UNESCO World Heritage Centre come monumento testimone di una cultura di pace, fu il laboratorio all'aperto di Guglielmini. Sulle spalle dell'opera sono ancora visibili i punti di presa del Canale di Reno e gli alloggiamenti delle storiche griglie di derivazione.
- Il Museo di Palazzo Poggi (SMA - Sistema Museale di Ateneo): Nel cuore universitario di Via Zamboni 33, le sale dell'Istituto delle Scienze ospitano la spettacolare Stanza delle Acque. Qui si conservano i modelli tridimensionali in scala realizzati tra il Seicento e il Settecento: riproduzioni lignee di alvei fluviali, chiuse a paratoie mobili, argani per il dragaggio dei canali e gli strumenti ottici e topografici utilizzati da Guglielmini e Marsili per le misurazioni idrometriche.
- Il Palazzo dell'Archiginnasio: L'antico palazzo universitario in Piazza Galvani 1, con il suo celebre Teatro Anatomico, conserva nelle volte del quadriportico e delle logge superiori gli stemmi araldici e le iscrizioni commemorative dedicate a Domenico Guglielmini, che qui lesse per anni lezioni di matematica, idrometria e medicina teorica.
- La Finestrella di Via Piella e il Canale delle Moline: Nel quartiere delle botteghe seriche, aprendo la finestrella in legno sul Canale delle Moline, si ammira il corso d'acqua urbano incanalato tra le case medievali. Le sponde murarie e i salti di fondo testimoniano la sapiente regimazione idraulica seicentesca volta a evitare moti vorticosi corrosivi all'interno delle mura.
- L'Archivio di Stato di Bologna: Presso il complesso dei Celestini in Piazza dei Celestini 4, sono custoditi i faldoni originali dell'Assunteria delle Acque. I documenti contengono straordinarie mappe idrografiche acquerellate su pergamena di grande formato, in cui Guglielmini tracciò a inchiostro di china le linee di corrente, i profili di profondità del Reno e le sezioni trasversali dei canali con annotazioni a margine di straordinaria precisione.
Per maggiori dettagli sugli eventi culturali e gli accessi ai canali storici urbani, è possibile consultare i servizi del Comune di Bologna.
7. Personaggi e Storie Umane: Il Medico dei Fiumi e il Generale Marsili
La figura di Domenico Guglielmini incarna il modello piĂą puro dell'uomo universale barocco, sospeso tra il rigore della medicina fisiologica e l'ingegneria del territorio. Pochi sanno che Guglielmini considerava l'idraulica e la medicina due declinazioni della medesima scienza: l'idrodinamica dei fluidi viventi.
Allievo a Bologna del grande Marcello Malpighi — il fondatore dell'anatomia microscopica e scopritore dei capillari sanguigni —, Guglielmini trascorreva le mattine a dissezionare cadaveri nel Teatro Anatomico dell'Archiginnasio, studiando il flusso sanguigno nelle arterie e nelle vene, e i pomeriggi a cavallo lungo gli argini del Reno e del Po, misurando il flusso delle acque torbide nei canali artificiali.
Per Guglielmini, il fiume Reno e l'albero vascolare umano rispondevano alle medesime leggi della meccanica idraulica: il cuore era una pompa a pressione, le arterie canali a sponde elastiche con attrito parietale, e le ostruzioni vascolari l'equivalente organico delle barre di sedimento alluvionale che strozzavano i rami del delta del Po.
A questo rigore scientifico solitario si affiancò l'amicizia feconda e tempestosa con un altro gigante della Bologna seicentesca: il conte e generale Luigi Ferdinando Marsili (1658–1730). Uomo d'azione, diplomatico pontificio, soldato che aveva combattuto i turchi all'assedio di Vienna e scienziato instancabile, Marsili condivideva con Guglielmini l'ambizione di liberare Bologna dall'astrazione dottrinaria della scolastica.
Mentre Guglielmini forniva le equazioni e i teoremi matematici, Marsili raccoglieva dati sul campo lungo il corso del Danubio e nel Mar Nero, fondando poi con il patrimonio di famiglia l'Istituto delle Scienze di Bologna nel 1711. La scomparsa prematura di Guglielmini nel 1710, a soli cinquantacinque anni a causa di un ictus cerebrale (ironia tragica per colui che aveva teorizzato la dinamica dei fluidi vascolari), privò l'ateneo del suo ingegno più puro, ma lasciò in eredità un'intera scuola di scienziati ed eruditi — da Eustachio Manfredi a Giovanni Poleni — che avrebbero dominato l'idraulica europea per tutto il secolo dei Lumi.
8. Risonanza Contemporanea: Bologna CittĂ d'Acqua Viva
Oggi Bologna è universalmente celebrata nel mondo per i suoi quarantatré chilometri di portici, per la sua gastronomia e per la sua prestigiosa università millenaria. Eppure, sotto il pavimento di porfido di Piazza Maggiore e sotto l'asfalto delle vie del centro, batte ancora il cuore idraulico progettato e perfezionato da Domenico Guglielmini.
La complessa rete sotterranea dei canali, gestita tuttora dai consorzi storici di bonifica e derivazione, continua a svolgere funzioni vitali: - Protezione Idrogeologica e Scolo delle Piene: Il sistema di sfioratori e paratoie ideato nel Seicento protegge il centro cittadino dagli allagamenti provocati dai torrenti collinari Aposa e Ravone durante i violenti nubifragi appenninici. - Geotermia ed Energia Rinnovabile: Le antiche cadute d'acqua dei mulini da seta sono state convertite in moderne micro-centrali idroelettriche urbane, che forniscono energia pulita a quartieri della città , riallacciando il legame tra innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. - Memoria Collettiva e Rigenerazione Urbana: Il recupero e la riapertura dei tratti scoperti dei canali in Via Piella, Via Malcontenti e Via Riva di Reno hanno restituito ai cittadini bolognesi la consapevolezza di abitare in una città d'acque, dove il rapporto con il fiume non è una reliquia museale, ma una componente viva dell'identità civica.
La visione scientifica di Guglielmini — secondo cui il territorio non va subito passivamente come un destino né violentato con interventi sconsiderati, ma compreso attraverso lo studio rigoroso delle leggi della natura — costituisce il fondamento teorico su cui poggia l'odierna ingegneria della transizione ecologica e della difesa del suolo nel bacino del Po.