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STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Ercole Lelli: Le Statue Degli Spellati Del 1734 Al Teatro Anatomico Dell'Archiginnasio, La Ceroplastica E La Sintesi Tra Arte E Scienza a Bologna

**ILLUMINISMO SCIENTIFICO** | Nel cuore dell'inverno emiliano, tra fumi di pece, dissezioni notturne e blocchi di tiglio, uno scultore autodidatta e un cardinale illuminato riscrissero per sempre la didattica della medicina europea, trasformando Bologna nella capitale mondiale della visualizzazione scientifica.
Punto Chiave / Sintesi
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Bologna, una gelida mezzanotte del gennaio 1734. L’odore acre della pece greca, misto al fumo delle candele di sego e al sentore ferroso del sangue, satura l'aria immobile delle cantine adiacenti all’Ospedale di Santa Maria della Morte. Il termometro segna temperature prossime allo zero, ma nessuno dei presenti osa lamentarsi: il gelo è l’unico alleato capace di rallentare la corruzione della carne. Chino su un massiccio tavolo di marmo scanalato, un uomo di poco più di trent'anni maneggia con mano ferma bisturi, uncini e compassi da scultore. Non è un chirurgo di professione né un professore universitario cinto dal tocco dottorale, ma un maestro orologiaio, incisore e fonditore: Ercole Lelli.

Accanto a lui giace un cadavere appena dissezionato, con la pelle accuratamente scollata per esporre la complessa trama del fascio muscolare del deltoide e del gran pettorale. Lelli non si limita a osservare. Con un calibro di precisione rileva le distanze tra l'inserzione ossea e il ventre muscolare; con una matita a sanguigna traccia schizzi frenetici su fogli d'album; poi, voltandosi verso un ceppo grezzo di legno di tiglio posato sul banco da falegname a pochi passi dal tavolo autoptico, afferra una sgorbia e comincia a intagliare. Ogni colpo di mazzuolo traduce una fibra biologica in una fibra lignea. Quella notte, tra i vapori del respiro che condensano nel buio, non sta nascendo soltanto un'opera d'arte decorativa per l'universitĂ  cittadina: sta prendendo forma una rivoluzione epistemologica destinata a ridefinire per i due secoli successivi il confine tra arte plastica, percezione visiva e scienza medica.


Il Contesto Storico: La Rinascita Lambertiniana e la Crisi dell'Empirismo

Per comprendere la parabola straordinaria di Ercole Lelli occorre immergersi nelle tensioni intellettuali della Bologna del primo Settecento. La città, seconda per importanza all'interno dello Stato Pontificio, viveva una stagione di profonda contraddizione. Da un lato custodiva il prestigio plurisecolare dell'Alma Mater Studiorum, la più antica università del mondo occidentale, dove la cattedra di anatomia era stata resa immortale da giganti come Mondino de' Liuzzi, Gaspare Tagliacozzi e Marcello Malpighi. Dall'altro lato, la didattica accademica appariva sclerotizzata in dispute teoriche e lezioni frontali puramente mnemoniche, mentre le grandi capitali del Nord Europa — Parigi, Londra, Leida — avanzavano a passi da gigante grazie all'adozione sistematica del metodo newtoniano e all'osservazione sperimentale promossa da figure come Herman Boerhaave e Frederik Ruysch.

La svolta epocale giunse nel 1731 con l'insediamento di una delle menti piĂą brillanti del secolo: il cardinale Prospero Lorenzo Lambertini, futuro Papa Benedetto XIV. Nobile bolognese di vastissima cultura giuridica e teologica, Lambertini possedeva una luciditĂ  pragmatica rara: intuiva che la Chiesa e le istituzioni bolognesi non potevano difendere la propria autorevolezza arroccandosi nella teologia scolastica, ma dovevano abbracciare con vigore l'Illuminismo moderato e le scienze empiriche.

Il problema didattico più stringente della medicina del tempo riguardava la fugacità della materia biologica. La dissezione autoptica pubblica — celebrata annualmente durante il carnevale nell'antico teatro universitario — durava pochi giorni, attirava curiosi e gentiluomini in cerca di spettacolo e si concludeva inevitabilmente con la putrefazione dei tessuti. Gli studenti di chirurgia avevano a disposizione un tempo irrisorio per comprendere la complessità tridimensionale del corpo umano. I trattati a stampa, per quanto magnificamente illustrati dalle tavole di Vesalio o Albinus, appiattivano la realtà su due dimensioni, occultando la profondità delle guaine, la tensione fasciale e il decorso dei vasi profondi.

Lambertini individuò la soluzione nel dialogo tra l'Accademia delle Scienze (fondata a Palazzo Poggi dal generale Luigi Ferdinando Marsili) e la maestria tecnica degli artigiani bolognesi. L'obiettivo era ambizioso: creare corpi artificiali permanenti che non marcissero, fedeli fino all'ultimo tendine, capaci di istruire le nuove generazioni di medici in qualunque momento dell'anno. Per compiere questo miracolo pedagogico, il prelato non scelse un accademico di chiara fama, ma un geniale e spregiudicato artista meccanico che lavorava alla Zecca pontificia: Ercole Lelli.


Gli 'Spellati' dell'Archiginnasio: Il Trionfo della Scultura Lignea e del Rigore Settorio

Nel 1734 il Senato bolognese e il cardinale Lambertini affidarono a Lelli il prestigioso incarico di completare l'arredo monumentale del Teatro Anatomico dell'Archiginnasio, la celebre aula a forma di anfiteatro rivestita in abete intagliato, progettata nel 1637 da Antonio Paolucci detto il Levanti. Il fulcro del teatro era la cattedra del lettore (cathedra docentis), sormontata da un sontuoso baldacchino a baldresca. Per sostenerne la struttura, Lelli concepì un'opera scultorea che non aveva eguali nella storia dell'arte occidentale: due colossali statue a grandezza naturale raffiguranti figure maschili scuoiate, passate alla storia con il nome di Spellati (écorchés).

Per realizzare queste due statue in legno di tiglio — essenza scelta per la sua compattezza omogenea e l'assenza di venature invasive che avrebbero distorto la lettura ottica delle fibre — Lelli mise a punto una prassi di lavoro rivoluzionaria. Non si accontentò di consultare le tavole anatomiche del De humani corporis fabrica di Vesalio; pretese invece l'accesso illimitato ai cadaveri dei condannati a morte e dei degenti indigenti deceduti negli ospedali cittadini.

Coadiuvato da illustri medici dell'Ateneo, tra cui Giovanni Antonio Galli, Lelli sezionò personalmente oltre cinquanta corpi umani nel corso di due inverni consecutivi. Il suo metodo combinava la dissezione sistematica con il calcolo geometrico e la modellazione plastica:

  1. La Dissezione Sequenziale a Strati: I cadaveri venivano aperti isolando prima il tessuto sottocutaneo, poi la muscolatura estrinseca superficiale e infine le guaine connettivali profonde. Lelli osservava le variazioni volumetriche provocate dalla contrazione e dal rilassamento dei muscoli antagonisti.
  2. Il Rilievo Micrometrico: Con compassi di riduzione e squadre da scultore, misurava le distanze tra le apofisi ossee e i punti d'inserzione tendinea, annotando i rapporti di scala su appositi taccuini.
  3. Il Bozzetto in Argilla e Cera: Prima di toccare il legno, modellava piccoli modelli plastici in creta per testare la postura dinamica del corpo, studiando come il peso del baldacchino potesse essere retto armonicamente da una figura umana priva di epidermide.
  4. L'Intaglio Monolitico e Accoppiato: I tronchi di tiglio venivano sgrossati e rifiniti con sgorbie sottilissime, riproducendo con fedeltĂ  impressionante la striatura longitudinale dei fasci muscolari, la consistenza fibrosa dei tendini biancastri e la rugositĂ  delle articolazioni.

Il risultato, inaugurato nel 1735, lasciò ammutolita la comunità scientifica internazionale. Le due statue non sono figure anatomiche inerti o grottesche: posizionate ai lati della cattedra magistrale, possiedono una grazia classica che richiama l'Apollo del Belvedere e l'Ercole Farnese, ma al contempo offrono una mappa micrologica ineccepibile del corpo umano. Una statua mostra la muscolatura superficiale anteriore; l'altra esibisce i piani muscolari profondi, con le inserzioni costali e gli strati paravertebrali perfettamente leggibili anche dal punto più alto delle gradinate del teatro. L'arte non era più semplice decorazione accessoria della scienza: ne era divenuta l'indispensabile medium conoscitivo.


La Fondazione della Ceroplastica a Palazzo Poggi: L'Apogeo della Modellistica Tridimensionale

Forte dello straordinario successo ottenuto all'Archiginnasio, nel 1742 Lelli ricevette da Lambertini — ormai asceso al soglio pontificio con il nome di Benedetto XIV — la commissione più monumentale della sua carriera: allestire la Camera di Anatomia presso l'Istituto delle Scienze di Palazzo Poggi.

Per superare i limiti intrinseci del legno — materiale nobile ma rigido, incapace di restituire la lucentezza umida, la morbidezza e le sottili sfumature cromatiche dei visceri e dei tessuti molli — Lelli decise di perfezionare una tecnica antica, reinventandola su basi rigorosamente scientifiche: la ceroplastica anatomica.

Lelli elaborò una ricetta chimica sofisticata: purificava la cera vergine d'api mediante ripetute bolliture in acqua distillata e sbiancatura solare, per poi fonderla a bagnomaria unendovi sego raffinato (per conferire malleabilità), trementina veneta (per assicurare adesione e trasparenza vitrea) e polveri minerali finemente macinate (cinabro per il sangue arterioso, lapislazzuli per le vene, biacca per i tendini e ocre per le masse carnose).

La concezione metodologica di Lelli a Palazzo Poggi si articolò su due pilastri rivoluzionari:

  • L'Uso dello Scheletro Naturale come Armatura: A differenza dei ceroplasti seicenteschi (come Gaetano Giulio Zumbo), che creavano figure votive o scene allegoriche modellate su anime di ferro e canapa, Lelli utilizzò veri scheletri umani essiccati, montati con fili di rame e articolati secondo assi biomeccanici precisi. Sopra questa base osteologica autentica, l'artista ricostruiva i muscoli uno a uno, plasmando la cera strato dopo strato, partendo dal periostio per risalire fino alla superficie.
  • Le Otto Statue Monumentali: Lelli realizzò otto statue a grandezza naturale (due figure intere stanti e sei mezze figure o torsi), destinate a illustrare l'intero apparato scheletrico e muscolare umano. Due statue raffiguravano corpi maschili nel pieno vigore fisico: l'uno con l'esibizione sistematica delle masse superficiali (miologia anteriore e posteriore), l'altro con l'ostensione dei ventri profondi, dei legamenti articolari e dei nervi periferici.

La sala di Palazzo Poggi divenne il primo laboratorio al mondo di pedagogia medica standardizzata: studenti, chirurghi e scienziati potevano consultare una "biblioteca tridimensionale del corpo", verificando posizioni e spessori anatomici senza attendere l'autopsia invernale.


RivalitĂ , Gelosie e Genio Femminile: Lelli, Giovanni Manzolini e Anna Morandi

La creazione di un'opera così vasta richiese l'istituzione di una vera e propria bottega-laboratorio, nella quale entrarono in collisione personalità complesse e straordinarie. Per accelerare la produzione delle cere a Palazzo Poggi, Lelli assunse come assistente e modellatore un abile artigiano bolognese, Giovanni Manzolini (1700–1755). Ben presto, tuttavia, il sodalizio si trasformò in una feroce rivalità personale e professionale.

Lelli era un uomo dal temperamento vulcanico, autoritario e gelosissimo del proprio primato. Pretendeva di firmare ogni modello e rivendicava per sé la concezione scientifica esclusiva delle opere, relegando Manzolini al ruolo di mero esecutore manuale. Manzolini, che possedeva una sensibilità plastica finissima e una profonda comprensione della microscopia, non tollerava di vivere all'ombra del maestro. Nel 1746 la frattura divenne insanabile: Manzolini abbandonò il cantiere di Palazzo Poggi, aprì un proprio laboratorio autonomo nella sua abitazione di Via San Felice e avviò una produzione indipendente di modelli anatomici.

Accanto a Giovanni Manzolini emerse una delle figure più straordinarie dell'intero Illuminismo europeo: la moglie Anna Morandi Manzolini (1714–1774).

Sposatasi nel 1740, Anna aveva iniziato come modesta collaboratrice domestica, ma rivelò un talento settorio e plastico superiore a quello del marito. Alla morte prematura di Giovanni nel 1755, rimasta vedova con due figli in tenera età e priva di rendite, rifiutò di chiudere la bottega. Dimostrando una determinazione d'acciaio, assunse la guida del laboratorio, eseguì centinaia di dissezioni su cadaveri femminili e infantili e portò la ceroplastica verso vette di perfezione mai raggiunte in precedenza.

Mentre Lelli privilegiava la visione monumentale, sintetica e scultorea del corpo nella sua totalità (miologia e osteologia), Anna Morandi si dedicò alla micrologia e all'anatomia speciale: * Modellò con precisione sbalorditiva gli organi di senso (l'occhio con i suoi muscoli intrinseci e il cristallino, l'apparato uditivo con la catena degli ossicini e il labirinto, il naso e la lingua); * Realizzò una celebre collezione di anatomia ostetrica e dell'apparato urogenitale, fondamentale per istruire le levatrici e ridurre la mortalità infantile e da parto; * Pubblicò commentari anatomici di straordinario rigore analitico, corredando ogni manufatto di schede descrittive manoscritte.

La fama di Anna Morandi travolse i confini d'Italia. Mentre Lelli dominava l'Accademia Clementina e Palazzo Poggi, sovrani e accademici di tutta Europa intrapresero viaggi a Bologna per visitare il laboratorio privato di Via San Felice. Caterina II di Russia tentò invano di acquistarne l'intera collezione per la corte di San Pietroburgo e la invitò formalmente come accademica; la Royal Society di Londra ne elogiò le scoperte sull'innervazione linguale; l'imperatore Giuseppe II d'Austria acquistò sue cere per il Josephinum di Vienna. Nel 1760 il Senato bolognese le conferì ufficialmente la cattedra di modellistica anatomica all'Università, consacrando una donna al vertice dell'élite scientifica del tempo.


L'Impatto Epistemologico: Dalla 'Wunderkammer' alla Clinica Chirurgica Moderna

L'opera di Ercole Lelli e della scuola bolognese rappresentò una cesura epistemologica fondamentale nella storia della medicina. Fino all'inizio del XVIII secolo, i modelli anatomici in cera o legno erano considerati prevalentemente oggetti da Wunderkammer (camere delle meraviglie), bizzarrie collezionistiche destinate a suscitare un misto di meraviglia e orrore (memento mori), in cui il tema della decomposizione e del peccato prevaleva sull'accuratezza topografica.

Con Lelli, la ceroplastica e la scultura anatomica subirono una radicale laicizzazione e razionalizzazione:

  1. Standardizzazione Didattica: Per la prima volta nella storia, un docente di medicina poteva indicare con certezza geometrica un vaso o un nervo su un modello tridimensionale immutabile, garantendo a generazioni successive di studenti una formazione uniforme e ripetibile.
  2. Supporto alla Pratica Chirurgica: Prima dell'introduzione dell'anestesia e dell'antisepsi nel XIX secolo, il successo di un intervento chirurgico (come la litotomia per i calcoli vescicali, la legatura delle aneurismi o l'amputazione degli arti) dipendeva dalla rapiditĂ  millimetrica dell'operatore. Conoscere a memoria l'esatta profonditĂ  delle fasce muscolari attraverso i modelli di Lelli e Manzolini significava per un chirurgo operare in pochi minuti senza recidere arterie vitali, salvando migliaia di vite umane.
  3. Il Modello Bolognese esportato nel Mondo: L'esperienza di Palazzo Poggi fece da apripista per la nascita delle grandi officine ceroplastiche europee del tardo Settecento. Felice Fontana, quando fondò il celebre Museo della Specola a Firenze sotto il patrocinio di Pietro Leopoldo di Lorena, guardò direttamente all'impianto metodologico bolognese, ingaggiando ceroplasti come Clemente Susini che avevano studiato la lezione di Lelli e Morandi.

Bologna divenne così la capitale indiscussa della visualizzazione scientifica, dimostrando che l'occhio e la mano dell'artista non erano meri esecutori subordinati, ma strumenti primari di indagine e teorizzazione scientifica.


Il Patrimonio Visibile Oggi: Itinerario per il Detective Storico a Bologna

Chi visita oggi Bologna può ripercorrere passo dopo passo i luoghi di questa rivoluzione scientifica e artistica, scoprendo manufatti originali che conservano intatta la loro potenza visiva:

1. Il Palazzo dell'Archiginnasio (Piazza Galvani, 1)

Entrando nel cortile affrescato da migliaia di stemmi studenteschi e salendo allo scalone monumentale del Palazzo dell'Archiginnasio, si accede al Teatro Anatomico. Sedendosi sulle gradinate di legno intarsiato, lo sguardo cade immediatamente sulla cattedra magistrale. I due Spellati in tiglio sono lì, a sostenere con sforzo maestoso il baldacchino sovrastato dalla statua della Medicina. Osservando da vicino le statue, si possono cogliere i segni microscopici delle sgorbie di Lelli e la finitura a cera opaca che ricopre il legno, restituendo l'illusione di una muscolatura ancora palpitante.

2. Il Museo di Palazzo Poggi (Via Zamboni, 33)

Cuore dell'antico Istituto delle Scienze e sede del Sistema Museale di Ateneo (SMA), il palazzo custodisce la celebre Camera di Anatomia. Qui si possono ammirare le otto sculture monumentali di Ercole Lelli montate su scheletri autentici, protette dalle vetrine originali del Settecento. Nelle sale attigue sono esposti i capolavori di Anna Morandi Manzolini: il commovente Autoritratto in cera (dove l'artista si ritrae vestita elegantemente all'uso settecentesco mentre seziona un cervello umano con le proprie mani), il ritratto del marito Giovanni e le straordinarie cere dedicate agli organi sensoriali.

3. La Collezione delle Cere Anatomiche 'Luigi Cattaneo' (Via Irnerio, 48)

Per chi desidera completare il percorso storico, la Collezione delle Cere Anatomiche 'Luigi Cattaneo' documenta l'evoluzione successiva della ceroplastica bolognese tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, con opere straordinarie dedicate all'anatomia patologica e alle teratologie realizzate da artisti come Giuseppe Astorri e Cesare Bettini.


Risonanza Contemporanea: L'Anima Medica e Universitaria di Bologna Oggi

La straordinaria eredità di Ercole Lelli e della scuola ceroplastica settecentesca non è un reperto museale polveroso, ma una componente viva e pulsante dell'identità cittadina di Bologna. La vocazione della città come polo biomedico d'eccellenza europeo — testimoniata oggi dalle cliniche universitarie del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi, dall'Istituto Ortopedico Rizzoli e dai modernissimi centri di bioingegneria computazionale — affonda le proprie radici proprio in quella sintesi di rigore chirurgico e creatività visiva nata sotto i portici del Settecento.

Nelle aule di anatomia dell'ateneo felsineo, gli studenti di medicina apprendono oggi l'uso dei tavoli di dissezione virtuale e dei visori tridimensionali per la chirurgia robotica guidata da immagini ad altissima definizione. Quando si muovono all'interno di un modello digitale 3D per pianificare un delicato intervento di neurochirurgia, questi giovani medici compiono esattamente lo stesso gesto concettuale inaugurato da Ercole Lelli e Anna Morandi: trasporre la complessitĂ  inafferrabile del corpo vivente in una rappresentazione spaziale tridimensionale esatta, salvando la vita dei pazienti grazie alla perfezione dello sguardo.

Camminando lungo Via Zamboni tra il vociare degli studenti, o fermandosi nel silenzio carico di memoria del Teatro Anatomico, si percepisce ancora l'eco di quella lezione: la conoscenza autentica nasce sempre dall'incontro fecondo tra la precisione della mano, la luce della ragione empirica e la vertigine della bellezza artistica.


IL FATTO SORPRENDENTE: LA RINASCITA DEGLI SPELLATI DALLE MACERIE DEL 1944

Il 29 gennaio 1944 una pioggia di bombe sganciate dai bombardieri alleati colpì in pieno il cuore di Bologna, sventrando l'ala orientale del Palazzo dell'Archiginnasio. L'esplosione distrusse quasi completamente il meraviglioso Teatro Anatomico in legno: il soffitto a cassettoni crollò, la cattedra magistrale fu polverizzata e dei due capolavori di Ercole Lelli non rimasero che frammenti lignei sparsi tra fango, pietre e detriti inceneriti.

All'indomani del bombardamento, un gruppo di archivisti, storici dell'arte e cittadini volontari guidati dalla soprintendenza si insinuò tra le macerie pericolanti. Rifiutando di considerare perduto il tesoro, raccolsero metodicamente in sacchi di tela ogni singola scheggia di tiglio rinvenuta tra la polvere, catalogandone la venatura e la forma.

Al termine del conflitto, tra il 1945 e il 1950, fu avviata una delle più spettacolari imprese di restauro filologico della storia italiana. Utilizzando le fotografie storiche e incastrando oltre mille minuscoli frammenti originali come in un gigantesco puzzle anatomico tridimensionale, i maestri ebanisti bolognesi riuscirono a ricomporre interamente i due Spellati. Se oggi possiamo ammirare le statue di Ercole Lelli esattamente dove l'artista le collocò nel 1734, lo dobbiamo alla perizia di quegli artigiani, che restituirono alla vita un corpo di legno risorto dalle ceneri della guerra.

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