Polittico Griffoni: Il Capolavoro Di Francesco Del Cossa Ed Ercole De' Roberti Del 1473, La Basilica Di San Petronio E Il Rinascimento Felsineo
Sotto le navate titaniche e ancora incomplete della Basilica di San Petronio, l'autunno bolognese del 1473 ha il profumo pungente della trementina, della colla di coniglio e del legno di pioppo appena intagliato. Tra i ponteggi della sesta cappella a sinistra, illuminata dai tagli obliqui di luce che filtrano dai finestroni gotici, un uomo sulla quarantina osserva le venature del legname con sguardo severo. È Francesco del Cossa, pittore ferrarese fuggito dalle sponde del Po dopo aver osato contestare il duca Borso d'Este per una retribuzione giudicata indegna dei suoi affreschi a Palazzo Schifanoia. Accanto a lui, un giovane assistente poco più che ventenne, Ercole de' Roberti, macina i pigmenti di lapislazzuli e cinabro con una frenesia quasi febbrile.
Davanti a loro sta Floriano Griffoni, influente giurista e notabile legato al patriziato felsineo, pronto a investire una somma colossale per trasformare la memoria devozionale della sua famiglia in un manifesto imperituro di prestigio civico. Quello che sta prendendo forma sul piano del pontile non è una semplice ancona d'altare: è una macchina prospettica di vertiginosa potenza intellettuale, un'architettura dipinta destinata a scardinare il tardogotico locale e a proiettare Bologna al centro delle rotte più avanzate dell'Umanesimo europeo.
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| MACCHINA D'ALTARE GRIFFONI |
| (Schema Ipotesi) |
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| [ CROCIFISSIONE ] |
| (NGA, Washington) |
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| [ S. FLORIANO ] [ TONDO ANNUNCIAZIONE ] [ S.TA LUCIA ] |
| (NGA, Washington) (Collezioni Varie) (NGA, Washington) |
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| [ S. PIETRO ] [ SAN VINCENZO FERRER ] [ S. GIOVANNI BATT. ] |
| (Brera, Milano) (Nat. Gallery, Londra) (Brera, Milano) |
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| PREDELLA: I MIRACOLI DI SAN VINCENZO FERRER (Ercole de' Roberti) |
| (Pinacoteca Vaticana) |
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1. Il Contesto Storico: L'Autunno del Medioevo e la Primavera Bentivolesca
Per comprendere la gestazione del Polittico Griffoni, è necessario immergersi nella Bologna dell'ultimo quarto del Quattrocento. La città, formalmente sotto la sovranità pontificia ma governata di fatto dalla signoria oligarchica di Giovanni II Bentivoglio, vive una stagione di straordinario fervore economico e culturale. Crocevia geografico ineludibile tra Venezia, Milano, Firenze e Roma, la capitale emiliana ospita lo Studium — la prestigiosa Università di Bologna —, attirando umanisti, matematici, giuristi e filosofi da ogni angolo d'Europa.
In questa metropoli mercantile, la Basilica di San Petronio non rappresenta solo il tempio sacro della comunità, ma il monumento civico per eccellenza, eretto per volontà del Consiglio dei Seicento a partire dal 1390 come simbolo tangibile dell'autonomia cittadina. Le cappelle laterali della basilica costituiscono veri e propri spazi di rappresentanza nobiliare, assegnati alle dinastie patrizie desiderose di visualizzare la propria ascesa politica attraverso il mecenatismo artistico.
CONFLUENZE CULTURALI NEL POLITTICO
FERRARA (Officina Ferrarese) FIRENZE / URBINO
Espressionismo tagliente, Prospettiva matematica,
colorismo metallico, smalti. razionalità spaziale.
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V V
[ POLITTICO GRIFFONI ]
(Bologna, 1473)
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FIANDRE & PADOVA
Rigore ottico, micro-dettaglio,
morfologia archeologica di Squarcione.
Nel 1473, Floriano Griffoni ottiene il patronato della sesta cappella della navata sinistra. La scelta del santo titolare riflette un'acuta sensibilità religiosa e strategica: San Vincenzo Ferrer, il grande predicatore domenicano valenzano canonizzato nel 1455 da papa Callisto III. Il culto del santo taumaturgo è in rapidissima espansione in tutta l'Italia settentrionale, promosso con vigore dall'ordine dei frati predicatori del vicino convento di San Domenico.
Griffoni decide di rompere con la tradizione pittorica bolognese, dominata fino a quel momento da maestri legati alle cadenze tardogotiche come Giovanni da Modena o da formule devozionali ormai attardate. Consigliato probabilmente dagli ambienti intellettuali vicini ai Bentivoglio, l'aristocratico commissiona l'opera a Francesco del Cossa, pittore formatosi nel clima incandescente dell'Officina Ferrarese, arricchito da una diretta assimilazione della volumetria monumentale di Piero della Francesca e dalle ricerche prospettiche toscane.
2. Il Sodalizio Cossa-Roberti: Rigore Geometrico e Furor Narrativo
Il Polittico Griffoni rappresenta il vertice insuperato della collaborazione artistica tra due personalità travolgenti, diverse per temperamento ma complementari per visione intellettuale. Da una parte la monumentalità salda e la luce cristallina di Francesco del Cossa; dall'altra l'energia febbrile, scattante e quasi drammatica del giovane discepolo Ercole de' Roberti.
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| IL DUALISMO COSSA - DE' ROBERTI |
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| FRANCESCO DEL COSSA | ERCOLE DE' ROBERTI |
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| * Registro Principale e Superiore | * Predella Inferiore e Pilastrini Laterali |
| * Monumentalità scultorea, eretta | * Dinamismo drammatico, figure tese e agili |
| * Superfici metalliche e smaltate | * Architetture urbane ardite e scorciate |
| * Luce zenitale chiara e tersa | * Furia espressiva, chiaroscuro emotivo |
| * Spazio misurabile ed empirico | * Cronaca visiva pulsante di vita quotidiana |
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Il Registro Principale: L'Ermeneutica Materica di Francesco del Cossa
Al centro della pala campeggia la figura titanica di San Vincenzo Ferrer, oggi custodita presso la prestigiosa National Gallery di Londra. Cossa non dipinge un asceta evanescente, bensì una torre di energia plastica. Il santo domenicano, ritratto a figura intera su un piedistallo che sfonda la superficie bidimensionale, regge con la mano sinistra il libro aperto delle Scritture e solleva la destra in un gesto ammonitore verso il cielo. Il panneggio della sua tonaca bianca e del mantello nero non cade morbidamente, ma si frantuma in pieghe metalliche, quasi sbalzate nel bronzo o ricavate da lamine minerali: un chiaro omaggio alla lezione padovana di Francesco Squarcione e Donatello.
Sullo sfondo, una serie di vertiginose architetture classicheggianti intagliate nella pietra serena si aprono verso un cielo limpido, animate da minuscoli fedeli, ponti sospesi, funi e contrafforti che testimoniano una maestria prospettica impeccabile.
[ARCO CLASSICO / CIELO TERSO]
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/ CRISTO GIUDICE \
/ IN GLORIA \
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| SAN VINCENZO | <--- Pieghe metalliche,
| FERRER MONUMENTALE | luce minerale,
| | volumetria solida
| [LIBRO APERTO] |
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| PIEDISTALLO CLASSICO| <--- Sfondamento prospettico
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Ai lati del pannello centrale si stagliavano il San Pietro e il San Giovanni Battista, oggi conservati alla Pinacoteca di Brera a Milano. Il San Pietro è una figura severa, dalla calotta cranica lucida e dalle mani rugose che stringono chiavi d'argento cesellate con perizia fiamminga; ai suoi piedi, un frammento di corda e una lettera sembrano sporgere illusoriamente fuori dal quadro in un sofisticato trompe-l'œil.
Il Battista, consumato dal deserto ma dotato di una dignità statuaria, si erge come un monumento antico, dove la ricerca anatomica si fonde con una resa minuziosa della peluria della pelle di cammello e delle schegge di roccia su cui poggia i piedi nudi.
Nei registri superiori, la pala accoglieva la maestosa Crocifissione a tondo e i santi a mezza figura (San Floriano e Santa Lucia), dove Cossa stempera l'austera severità sacra con dettagli di eleganza cortese, gemme incastonate e raffinatissimi copricapi alla moda del tempo.
La Predella Vaticana: Il Teatro Urbano di Ercole de' Roberti
Se il registro superiore di Cossa celebra la certezza matematica dello spazio e la saldezza dell'essere, la predella inferiore affidata a Ercole de' Roberti — raffigurante i Miracoli di San Vincenzo Ferrer, custodita presso i Musei Vaticani — spalanca le porte a una rivoluzione visiva senza precedenti.
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PREDELLA: I MIRACOLI DI SAN VINCENZO FERRER (Pinacoteca Vaticana)
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[ GUARIGIONE DELLA ] [ SALVATAGGIO DEL ] [ RESURREZIONE DELLA ]
[ PARALITICA ] [ BAMBINO NEL FUOCO] [ GIOVANE EBREA ]
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Punti di fuga molteplici | Architetture modulari | Tensione drammatica estrema
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In un'unica tavola orizzontale priva di interruzioni strutturali, il giovane De Roberti articola una sequenza cinematografica di miracoli: la guarigione della paralitica, il salvataggio del fanciullo nella cassa in fiamme, la resurrezione della giovane ebrea. Lo spazio è scandito da loggiati, archi trionfali, palazzi rinascimentali in cotto ed edifici diroccati che sembrano prefigurare le scenografie dechirichiane. Le figure umane si muovono con gesti spasmodici, mantelli gonfiati dal vento, corpi scattanti e volti contratti dall'urgenza emotiva. È la nascita di un espressionismo moderno, dove la prospettiva non è più gabbia rassicurante ma teatro di vertigine e tensione narrativa.
Nei pilastrini laterali, De Roberti inserisce una teoria di minuscoli santi e sante (oggi divisi tra il Louvre di Parigi, il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e la Pinacoteca Nazionale di Bologna), minuscoli capolavori di pochi centimetri quadrati capaci di sprigionare una monumentalità titanica.
3. La Cattedrale di Legno: La Cornice di Agostino De Marchi
Un elemento fondamentale e spesso trascurato nell'analisi dei grandi polittici rinascimentali è la complessa carpenteria lignea che li racchiudeva. Il Polittico Griffoni non era una serie di quadri affiancati su una parete, ma un'imponente macchina d'altare unitaria, una monumentale facciata architettonica tridimensionale concepita per dialogare con la grandiosità della basilica petroniana.
La realizzazione dell'apparato ligneo venne affidata ad Agostino De Marchi da Crema, maestro d'intaglio e d'intarsio di fama indiscussa, già attivo nei cantieri più prestigiosi dell'Emilia e della Lombardia.
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| CORNICE LIGNEA DI AGOSTINO DE MARCHI DA CREMA |
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| * Struttura a edicola rinascimentale tridimensionale |
| * Modanature classiche, lesene scanalate e cornici |
| * Foglia d'oro zecchino alternata a lacche blu cobalto|
| * Pilastrini con nicchie per santi minori |
| * Integrazione ottica con le volte di San Petronio |
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De Marchi non creò un telaio gotico ad archetti trilobati e cuspidi fiammeggianti, bensì una grandiosa edicola di gusto classicheggiante, ispirata ai dettami albertiani. Lesene corinzie scanalate, fregi a festoni vegetali, timpani aggettanti e cornici dentellate dividevano gli scomparti dipinti garantendo un'illusione ottica perfetta: le finte architetture dipinte da Cossa e De Roberti proseguivano e completavano i rilievi lignei della cornice. La doratura a foglia d'oro zecchino, alternata a campiture blu oltremare, rifletteva la luce tremula delle candele d'altare, trasfigurando lo spazio sacro in una visione di gloria celeste.
4. Lo Scempio del 1725 e la Diaspora Globale
La compattezza materiale di questa straordinaria opera d'arte resse per due secoli e mezzo. Nel primo quarto del Settecento, tuttavia, la mutata sensibilità estetica e le ambizioni dinastiche di un nuovo proprietario segnarono l'inizio della sua tragica dispersione.
Nel 1725, il cardinale Pompeo Aldrovandi, rampollo di una delle più potenti famiglie bolognesi che era subentrata nel giuspatronato della cappella, decise di rinnovare radicalmente l'altare secondo il gusto barocco imperante. Considerato arcaico, bizzarro e superato rispetto ai canoni classicisti della pittura emiliana seicentesca (quella di Guido Reni e dei Carracci), il Polittico Griffoni venne letteralmente smontato dalla parete.
LA DIASPORA DEL POLITTICO
[ SMEMBRAMENTO (1725) ]
Voluto da Pompeo Aldrovandi
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[ VILLA ALDROVANDI DI MIRABELLO ]
Segagione delle tavole e incorniciatura
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V V V
MUSEI ITALIANI MUSEI EUROPEI MUSEI AMERICANI
* Brera (Milano) * Nat. Gall. Londra * NGA Washington
* Musei Vaticani * Louvre (Parigi)
* Pinacoteca Bo. * Boijmans Rotterdam
* Poldi Pezzoli * Collezione Cagnola
La superba cornice di Agostino De Marchi andò quasi interamente distrutta o riutilizzata come legname da cantiere. Le singole tavole dipinte vennero trasferite nella tenuta nobiliare degli Aldrovandi a Mirabello di Cento. Qui, per volere dello stesso cardinale, le tavole furono segate orizzontalmente e verticalmente, separate dai loro supporti originali e riadattate in singole cornici dorate per arredare le pareti della residenza di campagna come pezzi decorativi autonomi.
Con la dispersione della collezione Aldrovandi nel corso dell'Ottocento, favorita dall'invasione napoleonica e dalle successive vendite all'asta sul mercato antiquario internazionale, i frammenti del polittico presero rotte divergenti verso i più grandi musei del pianeta:
- National Gallery, Londra: Il monumentale scomparto centrale raffigurante San Vincenzo Ferrer.
- Pinacoteca di Brera, Milano: I maestosi pannelli laterali di San Pietro e San Giovanni Battista.
- Pinacoteca Vaticana, Roma: L'intera predella con i Miracoli di San Vincenzo Ferrer di Ercole de' Roberti.
- National Gallery of Art, Washington D.C.: La lunetta con la Crocifissione, affiancata dal San Floriano e dalla Santa Lucia.
- Musée du Louvre, Parigi: Diversi santi dei pilastrini laterali realizzati da Ercole de' Roberti.
- Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam: Ulteriori frammenti dei pilastrini laterali.
- Museo Poldi Pezzoli, Milano: Tavole di santi minori dei pilastri.
- Collezione Cagnola, Gazzada (Varese): I tondi con l'Annunciazione (Angelo Annunciante e Vergine Annunciata).
- Pinacoteca Nazionale di Bologna: Figure di santi minori conservate nel patrimonio civico.
Per oltre due secoli, la memoria dell'opera originale si dissolse: le singole tavole vennero attribuite a maestri diversi, etichettate genericamente come capolavori anonimi di "scuola ferrarese" o assimilate frettolosamente ad altri contesti devozionali.
5. Il Trionfo della Filologia: Roberto Longhi e il Miracolo del 2020
La risurrezione critica del Polittico Griffoni è uno dei capitoli più entusiasmanti della moderna storia dell'arte, legato indissolubilmente al genio critico di Roberto Longhi.
Nel 1934, attraverso la pubblicazione del saggio magistrale Officina Ferrarese, Longhi compì una straordinaria operazione di ricomposizione mentale e filologica. Guidato da una memoria visiva fenomenale e da una scrittura critica tagliente e poetica, lo storico dell'arte intuì che quel gruppo eterogeneo di capolavori sparsi tra Londra, Milano, Roma e Washington apparteneva in realtà a un unico corpo visivo: l'altare della Cappella Griffoni descritto sommariamente dalle fonti bolognesi antiche.
IL PERCORSO DI RICOSTRUZIONE FILOLOGICA E FISICA
1725: Smembramento e oblio materiale
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1934: Pubblicazione di "Officina Ferrarese" di Roberto Longhi (Ricostruzione critica)
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2020: Mostra storica a Palazzo Fava (Bologna) - Riunione fisica delle 16 tavole
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OGGI: Collocazione del facsimile 3D in San Petronio (Factum Foundation)
Longhi definì la pittura di Cossa e De Roberti come un'alternativa dirompente alla linea tosco-romana: un Rinascimento "ferrarese-padano" fatto di tensioni metalliche, mineralogia ottica e verità anatomica priva di compiacimenti idealizzanti.
La consacrazione definitiva di questo percorso si è compiuta nel 2020, quando, a quasi trecento anni dallo smembramento, la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna è riuscita nell'impresa diplomatica e curatoriale di riunire tutte le sedici tavole superstiti nella celebre mostra La Riscoperta di un Capolavoro a Palazzo Fava. Nello stesso contesto, grazie al lavoro pionieristico della Factum Foundation di Madrid, è stata realizzata una perfetta ricostruzione materiale e digitale del polittico mediante scansioni ad altissima risoluzione, restituendo alla Cappella Griffoni in San Petronio il suo volto originario sotto forma di un clone scientificamente perfetto.
6. Il Patrimonio Visibile Oggi: Una Guida per il Detective Urbano
Chi visita Bologna oggi può seguire un itinerario affascinante sulle tracce dell'epopea del Polittico Griffoni e dell'Umanesimo bentivolesco. La città custodisce nei suoi mattoni e nelle sue sale d'arte l'eco vibrante di quella stagione.
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| ITINERARIO SULLE TRACCE DEL POLITTICO A BOLOGNA |
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| LUOGO | COSA CERCARE |
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| Basilica di San Petronio | Sesta Cappella a sinistra (Cappella Griffoni): |
| (Piazza Maggiore) | Facsimile 3D ad altissima precisione del polittico |
| | integro e l'architettura spaziale originaria. |
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| Pinacoteca Nazionale | San Michele Arcangelo e Santa Apollonia di Ercole |
| (Via delle Belle Arti) | de' Roberti; opere coeve di Francesco Francia e Costa. |
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| Chiesa di San Giacomo M. | Cappella Bentivoglio: affreschi di Lorenzo Costa e |
| (Piazza Verdi) | pala di Francesco Francia, figli artistici di Cossa. |
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| Palazzo Fava | Saloni affrescati dai Carracci, sede della grande |
| (Via Manzoni) | riunione storica del polittico nel 2020. |
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| Portici UNESCO | Il sistema viario porticato percorso dai maestri |
| (Centro Storico) | dell'Officina Ferrarese tra il cantiere e le botteghe. |
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- La Cappella Griffoni in San Petronio: Entrando nella basilica da Piazza Maggiore, dirigendosi verso la sesta cappella della navata sinistra, il visitatore si trova di fronte alla riproduzione fisica tridimensionale del polittico. È il luogo ideale per comprendere il rapporto tra la luce naturale dell'edificio e l'orientamento delle ombre dipinte da Francesco del Cossa.
- La Pinacoteca Nazionale di Bologna: Nel cuore del quartiere universitario (Via delle Belle Arti 56), il museo conserva frammenti originali dei pilastrini di Ercole de' Roberti, oltre alle testimonianze della pittura bolognese del primo Rinascimento influenzata dalla lezione dei due ferraresi.
- La Cappella Bentivoglio in San Giacomo Maggiore: A pochi passi dalla pinacoteca, questa cappella costituisce il sancta sanctorum del Rinascimento bolognese, dove allievi diretti ed eredi del linguaggio di Cossa e Roberti — come Lorenzo Costa e Francesco Francia — hanno dato forma al testamento figurativo della dinastia regnante.
- I Portici di Bologna: Riconosciuti Patrimonio Mondiale dall'UNESCO, i portici trecenteschi e quattrocenteschi (come quelli di Palazzo Grassi o di Casa Isolani in Strada Maggiore) rappresentano lo scenario urbano immutato attraverso cui gli artisti trasportavano le tavole dipinte dalle botteghe al cantiere petroniano.
7. Risonanza Contemporanea: L'Impronta Indelebile sull'Identità Bolognese
L'avventura del Polittico Griffoni non appartiene soltanto alla cronaca museale: essa riflette la matrice stessa dell'identità bolognese. Bologna non è mai stata una capitale cortigiana chiusa e autocratica come la Ferrara estense o la Mantova gonzaghesca; è sempre stata una città-laboratorio, un nodo di scambi dove le idee straniere venivano accolte, discusse e trasformate.
IL RUOLO DEL POLITTICO NELL'EVOLUZIONE ARTISTICA BOLOGNESE
[ TRADIZIONE TARDO-GOTICA LOCALE ]
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+---> INNESTO COSSA-ROBERTI (1473)
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V V
[ SCUOLA BOLOGNESE DEL 500 ] [ MODERNITÀ FIGURATIVA ]
(Francia, Costa, Amico Aspertini) Espressionismo, tensione,
Realismo materico e classicità ibrida libertà inventiva anticlassica
L'impatto del polittico sull'ambiente artistico locale fu sismico. Prima del 1473, la pittura bolognese rischiava l'isolamento provinciale; dopo il passaggio di Cossa e De Roberti, una nuova generazione di artisti — capitanata dal visionario ed eccentrico Amico Aspertini — comprese che la pittura poteva essere indagine scientifica, virtuosismo prospettico e, al contempo, libertà espressiva totale.
Oggi, l'attenzione con cui la città cura la memoria di quell'opera — attraverso le iniziative culturali del Comune di Bologna e i programmi di studio accademici — dimostra come il polittico continui a essere vissuto non come un relitto del passato, ma come una pietra miliare della propria vocazione all'eccellenza, all'ingegno e all'apertura culturale.
8. Riquadro Conclusivo — Il Fatto Sorprendente
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IL FATTO SORPRENDENTE
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LA LETTERA DEL 1470: QUANDO IL PITTORE SI RIBELLÒ AL DUCA COME UN UOMO MODERNO
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All'origine del trasferimento di Francesco del Cossa da Ferrara a Bologna vi è un
documento straordinario, considerato dagli storici dell'arte come uno dei primissimi
manifesti dell'autocoscienza dell'artista moderno.
Il 25 marzo 1470, Cossa inviò una lettera indignata al duca Borso d'Este. L'artista
aveva appena completato la fascia superiore del mese di Marzo e di altri affreschi nel
Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, realizzando autentici capolavori. Tuttavia,
Borso intendeva liquidarlo con la tariffa ordinaria riservata ai "più tristi garzoni
de Ferrara" (i peggiori manovali della città), pagandolo a cottimo pochi bolognini per
ogni piede quadrato di muro dipinto.
Nella missiva, conservata all'[Archivio di Stato](https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-del-cossa/),
Cossa scrive con fermezza e fierezza inaudite per l'epoca:
«A questo modo, illustrissimo Signore mio, io non posso vivere né mantenere la mia
persona col salario che Vostra Signoria mi assegna... Io sono Francesco del Cossa, che
ha pur fatto nome da per sé!».
Di fronte al rifiuto sordo e aristocratico del duca di riconoscerne il genio individuale,
Cossa prese una decisione radicale: voltò le spalle alla corte ferrarese e fuggì nella
libera e mercantile Bologna. Fu proprio questo atto di ribellione intellettuale a
regalare alla Basilica di San Petronio il capolavoro assoluto del Polittico Griffoni.
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