Palazzo Dei Banchi: La Facciata Scenografica Del Vignola Del 1565, Il Raccordo Monumentale Di Piazza Maggiore E L'Urbanistica Rinascimentale
Per i vertici della legazione pontificia, giunti in città con il mandato ferreo di applicare la disciplina del Concilio di Trento e di affermare il primato del governo papale, quel disordine visivo ed economico non è più tollerabile. Di fronte alla solenne mole di Palazzo d'Accursio e alla vastità incompiuta della Basilica di San Petronio, il lato orientale della piazza appare come una cicatrice medievale non rimarginata. È in questo preciso momento storico che nasce l'idea di una delle più audaci e sofisticate operazioni di maquillage urbanistico del Rinascimento italiano: affidare a Jacopo Barozzi da Vignola il compito di creare una monumentale "facciata-quinta", capace di donare alla piazza una perfetta dignità classica senza distruggere il cuore pulsante del commercio felsineo.
1. Contesto Storico e Topografia Medievale: Il Caos Fecondo del Quadrilatero
Per comprendere la portata rivoluzionaria dell'intervento cinquecentesco, è necessario immergersi nella topografia medievale di Bologna. Fin dall'età comunale, il lato orientale dell'invaso di Piazza Maggiore non era delimitato da un edificio monumentale unitario, bensì da un aggregato spontaneo e disomogeneo di case-torri, botteghe lignee, banchi di pegno e sporti aggettanti. Questo settore rappresentava la soglia di accesso privilegiata al Quadrilatero, il denso distretto mercantile delimitato a nord da Via Rizzoli (l'antica Via Emilia), a ovest dalla piazza, a sud da Via Farini e a est da Via Castiglione.
PIAZZA MAGGIORE
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| PALAZZO D'ACCURSIO |
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| BASILICA DI SAN PETRONIO |
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| PALAZZO DEI BANCHI (VIGNOLA, 1565-1568) |
| [Fornice 1] [Fornice 2] |
| Via Drapperie Via Pescherie Vecchie |
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IL DEDALO DEL QUADRILATERO
In questo spazio si concentravano le corporazioni più ricche e influenti della città. In particolare, proprio a ridosso della piazza operava la prestigiosa Società dei Cambiatori, i cui associati svolgevano funzioni indispensabili per la vita economica della comunità: cambio delle innumerevoli valute che circolavano nello scacchiere italiano, stima dei metalli preziosi, concessione di crediti e gestione dei depositi fiduciari. I loro banchi di lavoro (banca o tabulae), posizionati all'aperto o sotto tettoie precarie, davano il nome all'intera cortina edilizia.
Tuttavia, dal punto di vista dell'armonia spaziale rinascimentale, questa cortina presentava gravi aporie: le altezze degli edifici erano disuguali, le aperture disallineate e gli accessi alle arterie commerciali retrostanti — principalmente la Via delle Drapperie e la Via delle Pescherie Vecchie — apparivano come varchi angusti e irregolari, privi di qualsiasi monumentalità. Quando Bologna divenne a tutti gli effetti la seconda città dello Stato Pontificio per importanza economica e demografica, l'inadeguatezza scenografica di questo fronte commerciale divenne una questione di rilevanza politica e simbolica.
2. La Committenza Tridentina e il Rinnovamento Urbano (1560-1565)
La spinta decisiva verso la modernizzazione dell'invaso civico giunse all'indomani dell'elezione al soglio pontificio di Pio IV (Giovanni Angelo Medici di Marignano) nel 1559. Il pontefice inviò a Bologna il nipote, il giovane e carismatico cardinale Carlo Borromeo, nominato legato pontificio nel 1560. A gestire concretamente l'amministrazione cittadina fu chiamato un prelato di eccezionale acume politico e raffinata cultura giuridica e umanistica: il vescovo di Narni Pier Donato Cesi, vicelegato dal 1560 al 1565.
Borromeo e Cesi intrapresero una riorganizzazione monumentale del centro urbano senza precedenti. L'obiettivo era duplice: 1. Affermazione dell'autorità pontificia: Trasformare il cuore civico di Bologna in una celebrazione del buon governo della Chiesa nell'alveo della Riforma Tridentina. 2. Razionalizzazione funzionale e simbolica: Dotare la città di infrastrutture moderne per l'istruzione, la salute pubblica e il decoro urbano.
Tra il 1561 e il 1565, la legazione promosse la costruzione dell'Archiginnasio, destinato a unificare le scuole universitarie di diritto e di arti per porle sotto il diretto controllo ecclesiastico; ordinò lo sgombero dell'area a nord di Piazza Maggiore per creare Piazza del Nettuno, commissionando al Giambologna e a Tommaso Laureti la celebre fontana monumentale; e riorganizzò l'assetto dell'antico Ospedale della Morte.
In questo vasto programma di rimodellamento, la sistemazione del fronte dei banchi cambiari rappresentava l'anello di congiunzione essenziale. Cesi comprese che non si poteva radere al suolo l'intero quartiere: i diritti di proprietà dei mercanti, delle corporazioni e delle famiglie patrizie erano rigidamente tutelati e un esproprio di massa avrebbe paralizzato l'economia cittadina, scatenando una violenta ribellione. Serviva una soluzione geniale: un'architettura che agisse come filtro scenografico, mascherando le disuguaglianze retrostanti e integrando perfettamente il flusso del commercio minuto entro un maestoso schema di ordine classico.
3. Il Progetto Scenografico di Jacopo Barozzi da Vignola (1565-1568)
Per risolvere questo intricato enigma urbanistico e strutturale, nel 1565 la magistratura cittadina e i legati pontifici si rivolsero a uno dei massimi maestri del Manierismo italiano: l'architetto modenese Jacopo Barozzi detto il Vignola, già celebre per i suoi trattati teorici e per i lavori al servizio dei Farnese a Roma e a Caprarola.
Vignola non concepì un palazzo nel senso tradizionale del termine — ovvero un corpo di fabbrica profondo e compatto articolato attorno a una corte centrale —, bensì inventò una monumentale facciata-quinta (o fondale scenografico) estesa per una lunghezza di circa 90 metri, ritmata da 15 maestose arcate.
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| [O] [O] [O] [O] [O] [O] [O] [O] [O] [O] [O] [O] [O] [O] [O] <- Balaustra con Obelischi e Vasi |
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| [#] [#] [#] [#] [#] [#] [#] [#] [#] [#] [#] [#] [#] [#] [#] <- Mezzanino Superiore (Finestrelle)|
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| |^| |~| |^| |~| |^| |~| |^| |~| |^| |~| |^| |~| |^| |~| |^| <- Piano Nobile (Timpani Alternati) |
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| ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) <- Mezzanino Inferiore |
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| / \ / \ / \ / \ /=\ / \ / \ / \ / \ / \ / \ /=\ / \ / \ / \ <- Portico (Bugnato Rustico) |
| [1] [2] [3] [4] [D] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [P] [13] [14] [15] | [D]=Via Drapperie, [P]=Pescherie|
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Il colpo di genio del Vignola risiede nella gestione dei varchi stradali preesistenti. Anziché interrompere la facciata o deviare i tracciati viari medievali, l'architetto trasformò la quinta in un monumentale diaframma permeabile: - In corrispondenza della quinta arcata da nord, Vignola aprì un fornice a tutto sesto a doppia altezza, che accoglie e inquadra l'imbocco di Via Drapperie. - In corrispondenza della dodicesima arcata, replicò la medesima soluzione per inquadrare Via Pescherie Vecchie.
Attraverso questi due maestosi portali voltati a botte, chi passeggia nella piazza viene invitato a guardare all'interno del dedalo medievale, mentre chi risale dalle botteghe del Quadrilatero è guidato verso la piazza monumentale attraverso una transizione prospettica di supremo respiro teatrale. Dietro la cortina uniforme del Vignola, le antiche proprietà private rimasero quasi intatte nella loro complessa partizione catastale; davanti a esse, la città si presentò al mondo con un volto di solenne simmetria e rigore vitruviano.
4. Linguaggio Architettonico e Soluzioni Costruttive
Il linguaggio formale adottato da Jacopo Barozzi da Vignola per Palazzo dei Banchi rappresenta un vertice insuperato di applicazione delle regole dell'architettura classica al contesto peculiare dell'edilizia emiliana.
Il Registro Inferiore e il Portico
Il piano terreno è interamente dominato dal monumentale porticato a quindici fornici. I pilastri sono rivestiti in pietra arenaria lavorata a bugnato gentile, con giunti orizzontali profondamente incisi che conferiscono un senso di solidità e radicamento terrena. Le arcate a tutto sesto presentano chiavi di volta aggettanti, scolpite con precisione. Sotto il portico, le volte a crociera in laterizio creano un percorso coperto continuo, luminoso e accogliente, che funge da cerniera tra lo spazio aperto della piazza e le vetrine commerciali retrostanti.
Il Piano Nobile e il Ritmo delle Lesene
Al di sopra della possente trabeazione marcapiano, Vignola articola il piano nobile attraverso un serrato ritmo di paraste corinzie binate e singole che scandiscono verticalmente i quindici moduli. All'interno di ciascuna campata si apre una grande finestra rettangolare incorniciata in pietra, coronata da timpani monumentali disposti secondo un raffinato ritmo alternato: - Timpani triangolari acuti: Evocano la stabilità e la purezza dei templi greci. - Timpani curvilinei (o centinati): Introducono una vibrazione chiaroscurale e un dinamismo tipicamente manierista.
Sopra le finestre del piano nobile, prima del cornicione principale, si inserisce un mezzanino con finestrelle quadrate sagomate da cornici sobrie, destinate a illuminare gli ambienti di servizio o i soppalchi delle abitazioni mercantili retrostanti.
DETTAGLIO DELL'ORDINATO ARCHITETTONICO
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[ Obelisco ] [ Vaso Acroteriale ]
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| BALAUSTRA DI CORONAMENTO |
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| Cornicione a Mensole e Dentelli |
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| [ Finestra Mezzanino ] |
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| / \ (Timpano Triangolare) |
| / \ |
| +-----+ |
| || | | [ Parasta Corinzia ] || |
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| || +-----+ (Finestra Piano Nobile) || |
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| FASCIA MARCAPIANO |
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| / Fornice \ |
| / a Tutto Sesto\ |
| | Bugnato | |
| | in Pietra | |
Materiali e Coronamento Superiore
Il cromatismo della facciata gioca sull'inconfondibile dialogo felsineo tra il calore del laterizio a vista (il mattone rosso argilloso tipico dell'architettura bolognese) e il grigio dorato della pietra d'arenaria (utilizzata per i capitelli, le basi, le cornici dei timpani e i conci del portico).
A coronamento della monumentale fabbrica, Vignola dispose un maestoso cornicione aggettante arricchito da mensole e modanature classiche, sormontato da un'elegante balaustra continua. Sopra i piedistalli della balaustra, in corrispondenza di ciascuna lesena sottostante, si innalzano piramidi-obelischi e vasi acroteriali in pietra, che si stagliano contro il cielo emiliano, smaterializzando il profilo superiore dell'edificio e accentuandone lo slancio ascensionale.
5. Il Pavaglione e il Cuore Commerciale: L'Impero della Seta
Non si può comprendere il significato di Palazzo dei Banchi senza analizzare la sua funzione economica e sociale. Il portico inferiore dell'edificio costituiva infatti il fulcro del cosiddetto Pavaglione (termine derivato dal latino papilio, ovvero padiglione o tendone da campo), l'antico mercato all'aperto che ospitava la celebre fiera dei bozzoli da seta.
LA FILIERA DELLA SETA
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1. CAMPAGNA EMILIANA -> Allevamento dei bachi e raccolta bozzoli
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2. MERCATO DEL PAVAGLIONE -> Contrattazione, pesatura e perizia
(Portico dei Banchi) sotto il controllo dei magistrati civici
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3. MULINI DA SETA IDRAULICI -> Filatura e torsione nei laboratori
(Canali di Reno e Savena) azionati dall'energia idraulica urbana
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4. I CAMBIATORI -> Regolamento finanziario, lettere di cambio
(Banchi di Piazza) e spedizione del filato in tutta Europa
Tra il XVI e il XVIII secolo, Bologna fu una delle capitali mondiali indiscusse della produzione serica, grazie all'invenzione e al perfezionamento del mulino da seta alla bolognese, una macchina idraulica automatizzata all'avanguardia assoluta per l'epoca, alimentata dalla complessa rete dei canali cittadini (il Canale di Reno e il Canale di Savena).
Sotto le arcate del Vignola avveniva la compravendita ufficiale dei bozzoli (gallette): - Qui i contadini della pianura portavano il frutto dei loro allevamenti di bachi nutriti con foglie di gelso. - I periti dell'Arte della Seta esaminavano la purezza e la consistenza delle fibre. - I cambiavalute e i banchieri finanziavano le partite di merce, emettendo lettere di cambio e gestendo flussi di credito che collegavano Bologna con le piazze finanziarie di Lione, Anversa, Venezia e Norimberga.
Il portico non era un semplice luogo di transito, ma una vera e propria borsa valori a cielo aperto, protetta dal sole estivo e dalle piogge invernali. La vita quotidiana sotto le arcate era un vortice di dialetti, contrattazioni accese, guardie pontificie in livrea, notai intenti a rogare atti sui loro banchi portatili e facchini curvi sotto il peso dei sacchi di canapa e seta grezza.
6. Personaggi e Storie Umane: Il Trionfo del Pragmatismo
La realizzazione di Palazzo dei Banchi non fu una pacifica passeggiata accademica, ma una complessa battaglia di ingegneria legale, politica ed economica. Al centro di questa vicenda spiccano le figure del vicelegato Pier Donato Cesi e dello stesso Jacopo Barozzi da Vignola.
I PROTAGONISTI DEL CANTIERE DEI BANCHI
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| PIER DONATO CESI (1522-1586) | JACOPO BAROZZI DA VIGNOLA (1507-73)|
| - Vicelegato Pontificio a Bologna | - Architetto e trattatista teorico |
| - Uomo politico pragmatico | - Maestro del classicismo manierista|
| - Mediatore tra Papa e corporazioni| - Risolutore di sfide spaziali |
| - Finanziatore delle grandi opere | - Autore della "Regola delli cinque|
| di ammodernamento urbano | ordini d'architettura" (1562) |
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Nel 1565, quando Vignola presentò i primi disegni, i proprietari delle singole botteghe retrostanti sollevarono una tempesta di proteste. Ciascun mercante temeva di perdere metri quadrati preziosi di superficie espositiva o di vedere oscurate le proprie finestre dalle nuove strutture in muratura. Inoltre, le fondazioni su cui poggiare i pilastri erano gravemente compromesse da cantine preesistenti, pozzi neri e antichi canali di scolo medievali.
In questo clima teso, Cesi e Vignola dimostrarono uno straordinario pragmatismo: - Vignola studiò una pianta a "spessore minimo": la facciata ha una profondità muraria ridottissima, concepita quasi come una pelle architettonica applicata sulle preesistenze. - L'architetto concordò con i capomastri locali — tra cui figuravano i maestri muratori bolognesi delle famiglie Marchesi e Fiorini — un programma di lavoro a lotti che consentì alle botteghe di rimanere aperte per quasi tutta la durata del cantiere. - I proprietari privati furono chiamati a contribuire proporzionalmente alle spese di costruzione della facciata in cambio del diritto di sopraelevazione e dell'aumento esponenziale del valore commerciale delle loro proprietà grazie al nuovo porticato monumentale.
La leggenda narra che Vignola stesso trascorresse intere giornate in piazza a tracciare sagome in scala 1:1 sulla polvere, discutendo animatamente con i maestri scalpellini sul taglio delle arenarie e spiegando ai cambiavalute come il nuovo portico avrebbe riparato i loro tavoli senza ostacolare il passaggio della luce. Fu un trionfo di diplomazia e arte del costruire che legò per sempre il nome dell'architetto alla memoria civica bolognese.
7. Il Patrimonio Visibile Oggi: Guida per l'Osservatore Attento
Visitare oggi Palazzo dei Banchi significa compiere un esercizio di archeologia visiva e decifrazione architettonica. Per trasformarsi in un vero "detective della storia", il visitatore deve posizionarsi al centro di Piazza Maggiore, volgendo le spalle a Palazzo d'Accursio, e osservare la facciata con sguardo analitico.
GUIDA ALL'ESPLORAZIONE VISIVA
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1. IL CENTRO DELLA PIAZZA (Punto di osservazione principale)
* Contare le 15 arcate da sinistra (nord) a destra (sud).
* Osservare l'alternanza dei timpani del piano nobile: triangolo, arco,
triangolo, arco, in perfetta scansione ritmica.
* Ammirare la selva di obelischi e vasi che profilano la balaustra sommitale.
2. IL FORNICE DI VIA DRAPPERIE (Arcata 5)
* Entrare sotto l'arco monumentale a doppia altezza.
* Alzare lo sguardo per osservare la complessa volta a botte che raccorda
la monumentalità classica della facciata con il vicolo medievale.
* Notare come la luce della piazza si smorzi bruscamente nel chiaroscuro
del mercato alimentare storico.
3. IL FORNICE DI VIA PESCHERIE VECCHIE (Arcata 12)
* Varcare la soglia della via gastronomica più celebre di Bologna.
* Voltarsi indietro per ammirare come il fornice incornici la Fontana
del Nettuno e la facciata di Palazzo Re Enzo come un quadro dipinto.
4. LA PASSEGGIATA DEL PAVAGLIONE (Sotto il Portico)
* Camminare sotto le campate voltate a crociera.
* Osservare i poderosi pilastri in pietra arenaria bugnata.
* Seguire la continuità del portico verso sud, collegandosi idealmente
all'Archiginnasio e al Museo Civico Archeologico.
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Il patrimonio visibile di Palazzo dei Banchi non si esaurisce nell'architettura esterna: - I Portici di Bologna - Patrimonio Mondiale UNESCO: Il portico dei Banchi costituisce uno dei tratti più monumentali del sistema dei Portici di Bologna, riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità per il suo valore universale di spazio pubblico coperto, inclusivo e democratico. - Il Museo Civico Archeologico e l'Archiginnasio: Proseguendo lungo il portico del Pavaglione verso sud (in direzione di Piazza Galvani), il percorso conduce direttamente al seicentesco cortile dell'Archiginnasio con il celebre Teatro Anatomico e alle collezioni etrusche e romane del museo civico.
8. Eredità Urbanistica nel Quadro di Piazza Maggiore
Nel sistema monumentale di Piazza Maggiore, Palazzo dei Banchi svolge la funzione insostituibile di elemento armonizzatore e cerniera visiva.
La piazza bolognese è il risultato di un dialogo plurisecolare tra poteri e stili: - A ovest sorge Palazzo d'Accursio, sede del potere politico comunale e poi pontificio, con la sua stratificazione gotica e rinascimentale. - A nord domina il complesso del Palazzo del Podestà e di Palazzo Re Enzo, baluardi dell'età comunale duecentesca. - A sud incombe la gigantesca massa marmorea e laterizia della Basilica di San Petronio, tempio civico per eccellenza.
PIAZZA MAGGIORE: I QUATTRO LATI
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| NORD: PALAZZO DEL PODESTÀ & RE ENZO (Potere Giudiziario e Civile Medievale) |
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| OVEST: PALAZZO D'ACCURSIO PIAZZA MAGGIORE EST: PALAZZO DEI |
| (Governo Comunale e Legazione) (Invaso Civico) BANCHI (Finanza e |
| Scenografia Urbana) |
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| SUD: BASILICA DI SAN PETRONIO (Fede Civica e Monumentalità Religiosa) |
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Senza la maestosa facciata-quinta del Vignola sul lato est, la piazza risulterebbe zoppa, sbilanciata verso il caos medievale del Quadrilatero. Palazzo dei Banchi chiude l'invaso prospettico con la serenità del modulo classico, ma lo fa senza compiere violenza sulla storia precedente. È una lezione magistrale di urbanistica ante litteram: non cancellare il passato, ma integrarlo in una superiore visione estetica e funzionale.
9. Risonanza Contemporanea: Il Respiro Quotidiano di Bologna
Oggi, a quasi cinque secoli dal suo completamento, Palazzo dei Banchi non è affatto un fossile per turisti, ma una componente vivissima della quotidianità bolognese.
Sotto le sue quindici arcate si consuma uno dei riti sociali più identitari della città: "fare le vasche al Pavaglione". Questa espressione tipica indica il passeggio lento e ripetuto lungo il tratto di portico compreso tra Via Rizzoli e l'Archiginnasio, fermandosi a chiacchierare, a sfogliare i libri delle librerie storiche, a bere un caffè o a sbirciare le vetrine delle boutique di alta moda.
Attraversando i monumentali fornici del Vignola, cittadini e viaggiatori compiono quotidianamente un viaggio sensoriale immediato: dal salotto solenne e monumentale di Piazza Maggiore si precipita in un istante nel tripudio di colori, voci e profumi del Mercato di Mezzo, tra banchi di mortadella artigianale, forme di Parmigiano Reggiano, tortellini stesi sui vassoi e cassette di frutta fresca. Questo contrasto vibrante tra monumentalità classica e vitalità mercantile è esattamente l'esperienza che Jacopo Barozzi da Vignola volle preservare e sublimare nel 1565.
IL FATTO SORPRENDENTE: L'Illusione Ottica delle Quindici Campate
Chiunque osservi Palazzo dei Banchi è convinto di ammirare un edificio perfettamente simmetrico e regolare. In realtà, la facciata è una straordinaria illusione ottica.
Dovendo ricalcare le antiche mura delle case medievali retrostanti e rispettare le quote esatte delle due strade del Quadrilatero, nessuna delle quindici arcate ha esattamente la stessa larghezza delle altre. Le luci degli archi variano di diversi centimetri e i pilastri non sono equidistanti.
Inoltre, l'angolo tra la facciata di Palazzo dei Banchi e il fianco della Basilica di San Petronio non è un angolo retto di 90 gradi, ma presenta una leggera divergenza. Vignola riuscì a mascherare queste irregolarità dimensionali modificando impercettibilmente lo spessore delle lesene, la profondità del bugnato e la curvatura dei timpani superiori. L'occhio umano, ingannato dalla serrata partizione classica e dalla continuità della balaustra sommitale, percepisce una simmetria assoluta che, nella realtà geometrica, non esiste affatto.