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CRONACA E NOTIZIE DI BOLOGNA

Prati Di Caprara: L'Ingegneria Della Fitobonifica Tra Bosco Urbano Spontaneo, Bonifica Bellica E Resilienza Climatica

**BOLOGNA / RIGENERAZIONE URBANA, ECOLOGIA POLITICA E TRANSIZIONE CLIMATICA**
Punto Chiave / Sintesi
Essential takeaway summary for Prati Di Caprara: L'Ingegneria Della Fitobonifica Tra Bosco Urbano Spontaneo, Bonifica Bellica E Resilienza Climatica.

A poche centinaia di metri dalle mura medievali di Porta San Felice e dal profilo moderno dell'Ospedale Maggiore, una cortina continua di mattoni e recinzioni arrugginite ha custodito per quasi un quarto di secolo uno dei più straordinari laboratori biologici e urbanistici d'Europa. I Prati di Caprara, un compendio demaniale di circa 47 ettari incastonato tra i quartieri Porto-Saragozza e Borgo Panigale-Reno, rappresentano l'epicentro di una rivoluzione culturale e scientifica: la transizione dalla logica novecentesca dell'espansione volumetrica alla valorizzazione radicale del capitale naturale spontaneo.

Quella che un tempo era una piazza d'armi militare, devastata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e successivamente abbandonata all'oblio logistico, non è rimasta una terra sterile. Al contrario, la natura ha approfittato del vuoto antropico per innescare una potente successione ecologica primaria e secondaria, trasformando l'area in una fitta foresta urbana planiziale. Oggi, mentre il capoluogo emiliano affronta le sfide drammatiche del riscaldamento globale, delle ondate di calore estreme e del rischio idrogeologico acuito dalle recenti alluvioni metropolitane, il destino dei Prati di Caprara si impone come modello internazionale di rigenerazione eco-sistemica.

L'intesa strategica tra il Comune di Bologna, la società di gestione del risparmio del Ministero dell'Economia e delle Finanze Invimit SGR e la Regione Emilia-Romagna delinea un percorso pionieristico: la scissione funzionale tra un settore orientale integralmente votato alla conservazione del bosco e un comparto occidentale dedicato alla rigenerazione a saldo zero di consumo di suolo, supportato da protocolli avanzati di bonifica bellica e fitodepurazione sviluppati con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).


1. Contesto Storico e Territoriale: Da Piazza d'Armi a "Terzo Paesaggio"

L'inquadramento storico dei Prati di Caprara racconta l'evoluzione dell'urbanistica difensiva e industriale di Bologna. Utilizzato fin dall'epoca napoleonica e consolidato durante il Regno d'Italia come grande campo di addestramento, poligono di tiro e deposito munizioni a servizio dell'Esercito, il comprensorio ha svolto una funzione strettamente militare per oltre un secolo. La presenza della Caserma San Felice e dei laboratori logistici rese il sito un bersaglio prioritario durante il secondo conflitto mondiale, esponendolo a massicci bombardamenti alleati che sconvolsero l'assetto geomorfologico del terreno, disseminandolo di crateri e frammenti inesplosi.

Nel secondo dopoguerra, l'area mantenne destinazioni sussidiarie fino alla sua progressiva dismissione tra gli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta. Da quel momento, le cancellate serrate hanno decretato la nascita di una friche urbana, ovvero un territorio dismesso e sottratto all'uso produttivo. In assenza di interventi di sfalcio, diserbo o manomissione antropica, i Prati di Caprara sono diventati una perfetta esemplificazione del concetto di "Terzo Paesaggio", teorizzato dal paesaggista e filosofo francese Gilles Clément: uno spazio indeciso, un frammento di territorio abbandonato in cui la biodiversità trova rifugio proprio grazie alla sospensione del controllo umano.

                      EVOLUZIONE STORICA DEI PRATI DI CAPRARA

 [ Secolo XIX - 1945 ]      [ 1945 - Anni '90 ]        [ Fine '90 - 2020 ]         [ 2021 - Presente ]
  Piazza d'Armi, logistica   Attività residuali e      Abbandono e successione     Masterplan ecologico:
  militare, bombardamenti    progressiva dismissione   ecologica spontanea         Prati Est (Bosco) e
  bellici e crateri.         demaniale.                (Terzo Paesaggio).          Prati Ovest (Riuso).

I censimenti floristici e faunistici condotti negli ultimi anni da botanici, ornitologi e comitati civici hanno rivelato una ricchezza biologica sorprendente per un'area situata a ridosso del centro urbano denso: * Patrimonio Botanico: Censite oltre 200 specie vegetali. La volta forestale è dominata da specie autoctone della pianura padana come la farnia (Quercus robur), il pioppo bianco (Populus alba), il pioppo nero (Populus nigra), l'olmo campestre (Ulmus minor), l'acero campestre (Acer campestre) e il frassino maggiore (Fraxinus excelsior), affiancate da specie pioniere come la robinia (Robinia pseudoacacia) e l'ailanto (Ailanthus altissima), che hanno avviato la prima colonizzazione dei suoli mineralizzati. * Comunità Faunistico-Ornitica: Rilevate più di 60 specie di uccelli nidificanti e svernanti, tra cui rapaci notturni come l'allocco (Strix aluco) e l'assiolo (Otus scops), rapaci diurni quali il gheppio (Falco tinnunculus) e il falco pellegrino (Falco peregrinus), oltre a una ricca presenza di passeriformi (usignoli, capinere, picchi rossi maggiori) e micromammiferi, ricci, tassi e chirotteri.

La formazione di una lettiera forestale matura, arricchita dalla decomposizione indisturbata della sostanza organica per oltre trent'anni, ha dato vita a un suolo pedologicamente vitale, strutturato in orizzonti fertili capaci di sostenere una complessa rete trofica sotterranea composta da micorrize, lombrichi e microartropodi.


2. Ingegneria della Bonifica e Fitodepurazione: Protocolli Non Invasivi per la Tutela della Matrice Vivente

La riqualificazione di un'area ex militare dismessa pone due sfide ingegneristiche e ambientali apparentemente antitetiche: garantire la sicurezza pubblica rispetto ai residuati bellici sepolti e bonificare gli inquinanti chimici del sottosuolo, preservando al contempo l'apparato radicale e la continuità vegetazionale degli alberi adulti.

Bonifica Bellica Sistematica a Basso Impatto (EOD)

In seguito ai bombardamenti del 1943-1945, il sottosuolo dei Prati di Caprara conserva potenziali anomalie metalliche riconducibili a ordigni inesplosi (UXO - Unexploded Ordnance). L'approccio convenzionale di sminamento civile prevede solitamente lo scotico totale della vegetazione con mezzi pesanti, una pratica che comporterebbe l'azzeramento del bosco urbano.

Per ovviare a questo scempio ecologico, i protocolli concordati tra enti pubblici, il Genio Militare dell'Esercito Italiano e tecnici specializzati impiegano metodologie geofisiche non distruttive: 1. Magnetometria di Superficie e Georadar (GPR): Scansione tridimensionale del terreno per identificare anomalie ferrose con precisione centimetrica senza intaccare il manto vegetale. 2. Mappatura dei Bersagli e Micro-Scavo: Interventi di carotaggio e scavo manuale o con mini-escavatori a risucchio esclusivamente in corrispondenza dei target point individuati, evitando lo sradicamento indiscriminato degli apparati radicali degli alberi monumentali e preservando gli orizzonti superficiali di humus.

Il Protocollo Scientifico di Fitobonifica con il CNR

Accanto al rischio bellico, alcune porzioni del sito risentono di passate attività logistiche (officine, depositi carburante, lavaggio automezzi), che hanno rilasciato idrocarburi pesanti (C>12), idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e metalli pesanti (piombo, rame, zinco, cadmio).

Invece di procedere con la tradizionale tecnica "scavo e smaltimento in discarica" (dig and dump) — insostenibile sia sotto il profilo economico che per l'impronta carbonica — il progetto si avvale della fitobonifica (phytoremediation), una tecnologia Nature-based basata sull'interazione tra piante superiori e microbiota tellurico, validata dagli istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) come l'Istituto per la BioEconomia (IBE) e l'Istituto di Ricerca sulle Acque (IRSA):

  • Fitoestrazione (Phytoextraction): Specie ad accrescimento rapido e apparato radicale profondo già insediate nell'area, come il pioppo bianco (Populus alba) e il salice (Salix alba), assorbono metalli pesanti dalle soluzioni circolanti del suolo, traslocandoli e compartimentandoli nella biomassa aerea e nelle pareti cellulari senza fitotossicità.
  • Rizodegradazione (Rhizodegradation): Gli essudati radicali secreti da aceri, frassini e querce rilasciano carboidrati, amminoacidi ed enzimi che stimolano l'attività metabolica dei consorzi batterici e fungini micorrizici della rizosfera, accelerando la biodegradazione e mineralizzazione degli idrocarburi aromatici e dei solventi organici in composti innocui (acqua, anidride carbonica e acidi grassi).
  • Fitostabilizzazione (Phytostabilization): L'estesa rete radicale stabilizza la struttura fisica del terreno, riducendo l'erosione eolica e idrica e immobilizzando i contaminanti insolubili nel complesso di scambio del suolo, impedendone la lisciviazione verso la falda acquifera superficiale.

Questa strategia consente di decontaminare il substrato in situ, rigenerando la funzionalità biologica del suolo senza interrompere i flussi ecosistemici in corso.


3. Servizi Ecosistemici e Microclima: L'Infrastruttura Verde Contro Crisi Climatica e Alluvioni

La conservazione della foresta spontanea dei Prati di Caprara non risponde solo a un imperativo estetico o testimoniale, ma costituisce una decisione strategica di ingegneria climatica e sicurezza del territorio urbano. I servizi ecosistemici erogati da questi 27 ettari di bosco sono quantificabili attraverso modelli bio-meteorologici avanzati sviluppati in collaborazione con l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

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|                  BILANCIO DEI SERVIZI ECOSISTEMICI - PRATI DI CAPRARA                   |
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| Indicatore Ecosistemico  | Valore Stimato Annuo             | Impatto Urbano Diretto   |
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| Mitigazione Termica (UHI)| Abbattimento di 3,0°C - 4,5°C     | Raffrescamento quartieri |
|                          | rispetto all'asfalto circostante  | Saffi, Aurelio Saffi, BO |
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| Sequestro di Carbonio    | ~120 - 150 t CO2-eq / anno        | Neutralità climatica     |
| (Stoccaggio nel suolo/bio| Stock complessivo > 3.500 t CO2   | e assorbimento emissioni |
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| Regolazione Idraulica    | Infiltrazione > 15.000 m³/evento  | Protezione alluvionale   |
| (Laminazione e Drenaggio)| Capacità di invaso naturale spugna| bacino Torrente Ravone   |
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| Purificazione dell'Aria  | Rimozione di 4,5 t / anno di      | Riduzione picchi PM e    |
| (Filtrazione particolato)| particolato (PM10, PM2.5, NO2)    | patologie respiratorie   |
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Mitigazione dell'Isola di Calore Urbana (UHI)

Bologna, per la sua collocazione orografica all'interno del catino padano, soffre durante l'estate di intense isole di calore urbano (Urban Heat Island - UHI), con differenziali termici notturni tra centro storico e aperta campagna che superano regolarmente i 5-6°C.

I dati radiometrici e le analisi microclimatiche del progetto MIRIFICUS (promosso dal CNR) evidenziano che la densa copertura fogliare dei Prati di Caprara genera una potente "isola di frescura" (Urban Cool Island): * L'indice di area fogliare (LAI) elevato e l'evapotraspirazione fogliare generano un raffrescamento adiabatico dell'aria circostante, riducendo la temperatura superficiale di 3,0°C - 4,5°C rispetto ai vicini assi viari impermeabilizzati di Via Saffi e Via Emilia Ponente. * L'ombra prodotta dalla chioma continua impedisce l'accumulo di calore nelle superfici minerali, creando un cuscinetto termico che beneficia direttamente i reparti di degenza e il pronto soccorso dell'adiacente Ospedale Maggiore.

Resilienza Idrogeologica e la "Città Spugna" dopo l'Alluvione

Le drammatiche alluvioni che hanno colpito la Romagna e la città di Bologna nel 2023 e 2024, con l'esondazione critica del torrente Ravone tombato sotto Via Saffi, hanno dimostrato la vulnerabilità delle aree iper-urbanizzate. I Prati di Caprara si trovano a ridosso del corridoio idraulico del bacino Reno-Ravone.

Un suolo forestale non sigillato possiede una permeabilità e una conduttività idraulica a saturazione (Ksat) centinaia di volte superiore a un suolo cementificato. La fitta rete radicale e la lettiera organica agiscono come una spugna naturale (in ossequio al paradigma globale della Sponge City): * Durante eventi pluviometrici intensi (cloudburst), l'area è in grado di trattenere e infiltrare decine di migliaia di metri cubi d'acqua meteorica, ritardando il tempo di corrivazione verso la rete fognaria e attenuando i picchi di piena del reticolo idrografico secondario. * L'eliminazione del ruscellamento superficiale previene l'accumulo di acque parassite nei collettori fognari, riducendo il rischio di rigurgiti idraulici nelle cantine e nei sottopassi dei quartieri limitrofi.


4. Il Masterplan tra Tutela e Riuso: La Geometria Funzionale tra Est e Ovest

Il destino urbanistico dei Prati di Caprara è stato per oltre un decennio al centro di un aspro contenzioso socio-politico tra piani di edificazione intensiva (che prevedevano la costruzione di centinaia di migliaia di metri cubi a fini residenziali e commerciali) e la mobilitazione di comitati civici, associazioni ambientaliste e della Consulta comunale per il Verde, riuniti attorno allo slogan "Rigenerazione No Speculazione".

La svolta strategica, formalizzata nell'aggiornamento del Piano Urbanistico Generale (PUG) del Comune di Bologna e negli accordi con Invimit SGR (all'interno del programma nazionale REgenera), ha sancito una chiara differenziazione funzionale del compendio in due comparti indipendenti ma complementari: Prati Est e Prati Ovest.

Prati Est: La Wilderness Protetta e la Fruizione Dolce

Il comparto orientale, esteso per circa 27 ettari, accoglie la porzione più densa e strutturata della foresta spontanea. L'accordo ne prevede la cessione definitiva al patrimonio pubblico del Comune di Bologna per la realizzazione di un parco naturale urbano: * Conservazione Attiva: Nessun abbattimento massivo, nessun rimodellamento topografico pesante. Gli interventi si limitano alla rimozione di manufatti pericolanti, alla messa in sicurezza degli accessi e al controllo mirato delle specie alloctone invasive senza l'impiego di pesticidi. * Infrastrutture a Basso Impatto: La fruizione pubblica sarà garantita da camminamenti rialzati in legno a secco, percorsi sensoriali, capanni per il birdwatching e aree per l'educazione ambientale, garantendo che il calpestio umano non compatti il terreno né disturbi l'avifauna nidificante.

Prati Ovest: Riconversione Sanitaria e Housing Sociale a Saldo Zero

Il settore occidentale (circa 17 ettari), affacciato su Via Emilia Ponente e sull'Ospedale Maggiore, ospita gli scheletri edilizi e i piazzali pavimentati della dismessa Caserma San Felice (con una superficie costruita di oltre 30.000 mq). Qui la strategia punta alla rigenerazione circolare: * Saldo Zero di Consumo di Suolo: L'edificazione avverrà esclusivamente sul sedime delle volumetrie militari preesistenti, de-impermeabilizzando (depaving) le superfici asfaltate in eccesso per restituirle a verde permeabile. * Housing Sociale per la Sanità Pubblica: Realizzazione di residenze universitarie e alloggi a canone calmierato destinati specificamente a medici specializzandi, infermieri e personale sanitario del polo ospedaliero metropolitano, contrastando la crisi abitativa bolognese. * Polo di Ricerca Biomedica: Insediamento di laboratori clinici avanzati, centri di diagnostica e spazi per il trasferimento tecnologico in sinergia con l'Azienda USL di Bologna, il Policlinico Sant'Orsola-Malpighi e la Fondazione Golinelli, creando un distretto della salute all'avanguardia perfettamente integrato nel verde.


5. Lezioni per l'Urbanistica Europea: Il Nuovo Paradigma del Capitale Naturale Spontaneo

Il caso dei Prati di Caprara trascende i confini felsinei per posizionarsi come un caso studio di rilievo continentale, segnando un netto superamento dell'urbanistica formalista del Novecento.

Storicamente, la pianificazione urbana europea ha concepito il parco cittadino come un giardino geometrico, addomesticato e costoso da manutenere, dominato da prati all'inglese ad altissimo consumo idrico e alberature isolate in griglie artificiali. All'estremo opposto, le aree dismesse venivano considerate meri "vuoti a perdere", riserve fondiarie da saturare di cemento.

I Prati di Caprara si inseriscono a pieno titolo nella genealogia dei grandi progetti europei di valorizzazione della natura spontanea post-industriale, come il celebre Natur-Park Schöneberger Südgelände di Berlino (sorto su un vecchio scalo merci ferroviario), l'aeroporto riforestato di Tempelhof o il Parc des Dromonts.

Questo approccio offre tre lezioni fondamentali per la transizione verde delle città comunitarie: 1. Valorizzazione del Capitale Naturale Auto-affermato: Riconoscere che un ecosistema spontaneo di trent'anni possiede una complessità ecologica, una biomassa microbica e una resilienza alle malattie che nessun nuovo impianto arboreo vivaistico può replicare prima di quattro o cinque decenni. 2. Allineamento con la Nature Restoration Law: Il masterplan anticipa gli stringenti obiettivi del regolamento europeo sul ripristino della natura (EU Nature Restoration Law), che impone agli Stati membri di arrestare la perdita netta di spazi verdi urbani entro il 2030 e incrementare la copertura della volta arborea nelle città. 3. Ecologia Politica e Partecipazione Civica: La vicenda dimostra che la cittadinanza attiva e le associazioni territoriali non svolgono un ruolo meramente oppositivo ("NIMBY"), ma possono fungere da motore di innovazione tecnica e scientifica, guidando le amministrazioni pubbliche verso soluzioni più lungimiranti e sostenibili.

Come documentato dalle cronache de Il Resto del Carlino e dai servizi di Rai News, l'evoluzione del dibattito ha trasformato una potenziale frattura sociale in una piattaforma di governance condivisa tra istituzioni statali, comunali e comunità locale.


6. Voci della Comunità, Istituzioni e Prospettiva Futura

Il percorso verso l'attuazione definitiva del Masterplan 2026 segna il passaggio dalla fase rivendicativa a quella della realizzazione tecnica. Le posizioni espresse dai vari protagonisti riflettono la maturità raggiunta dal dibattito pubblico bolognese.

"I Prati di Caprara rappresentano il fulcro della nostra visione di Bologna come città neutrale dal punto di vista climatico entro il 2030. Abbiamo archiviato definitivamente le vecchie ipotesi di colate di cemento su quest'area: il bosco di Prati Est non si tocca, è patrimonio comune della città e polmone insostituibile per mitigare il calore e trattenere le piogge. Su Prati Ovest rispondiamo a due bisogni sacrosanti dei bolognesi: la casa a prezzi accessibili per chi lavora nei servizi essenziali e la sanità pubblica."
— Dichiarazione degli amministratori del Comune di Bologna

Dalla parte della proprietà pubblica, i vertici di Invimit SGR hanno ribadito la sostenibilità etica del piano:

"La nostra missione strategica REgenera intende valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico non attraverso speculazioni finanziarie, ma creando valore sociale e ambientale duraturo. Con i Prati di Caprara restituiamo alla città un parco straordinario e creiamo una struttura moderna al servizio della sanità e della comunità, collaborando attivamente con il CNR e gli organi tecnici per una bonifica impeccabile e sostenibile."

I rappresentanti dei comitati civici e della Consulta del Verde mantengono tuttavia alta la vigilanza tecnica:

"La vittoria più grande è stata salvare il bosco spontaneo dalla distruzione totale. Ora la sfida riguarda i dettagli esecutivi: vigileremo affinché la bonifica bellica nei Prati Est non diventi un pretesto per abbattimenti ingiustificati e affinché la fruizione rimanga rigorosamente dolce e rispettosa della fauna selvatica."

Il cronoprogramma istituzionale prevede la conclusione delle indagini georadar e dei protocolli di fitomonitoraggio nel corso dell'anno, l'avvio delle opere di de-impermeabilizzazione nei Prati Ovest e l'apertura graduale dei primi lotti ciclopedonali nel bosco di Prati Est, consegnando a Bologna una delle più vaste oasi ecologiche integrate d'Italia.


7. Quadro di Sintesi e Risultati Chiave

A beneficio di amministratori, tecnici, studenti e cittadini, la tabella seguente riassume le dimensioni quantitative, ambientali e programmatiche dell'intervento:

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|                         SCHEDA DI PROGETTO: PRATI DI CAPRARA (BOLOGNA)                         |
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| Voce di Sintesi                    | Parametro e Descrizione Tecnica                            |
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| Superficie Totale Compendio        | ~ 47 ettari (440.000 - 470.000 mq complessivi)            |
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| Localizzazione Amministrativa      | Quartieri Porto-Saragozza e Borgo Panigale-Reno           |
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| Assetto Proprietario               | Fondo di gestione immobiliare pubblico (Invimit SGR / MEF)|
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| Ripartizione Funzionale            | • Prati Est: ~27 ha (Parco Forestale Pubblico Tutelato)   |
|                                    | • Prati Ovest: ~17-20 ha (Polo Sanità, Ricerca e Housing) |
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| Biodiversità Censita               | > 200 specie vegetali; > 60 specie ornitiche censite      |
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| Metodologia Bonifica Bellica       | Rilievo georadar/magnetometrico 3D + micro-scavi mirati   |
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| Metodologia Bonifica Suoli         | Fitobonifica in-situ (CNR): Fitoestrazione & Rizodegradaz.|
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| Servizi Ecosistemici Primari       | Abbattimento termico UHI (3-4,5°C); drenaggio alluvionale;|
|                                    | Sequestro di carbonio (>120 t/anno); rimozione particolato|
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| Consumo di Suolo Netto             | Saldo Zero (riutilizzo esclusivo sedimi Caserma S. Felice)|
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💡 NOTE

Punto Chiave e Sintesi della Notizia (Takeaway Box)

Il compendio dei Prati di Caprara a Bologna segna l'abbandono definitivo dei vecchi modelli speculativi a favore di un'infrastruttura climatica d'avanguardia.

Attraverso la tutela di 27 ettari di bosco spontaneo a Est (ceduto al Comune come parco naturale) e la riconversione a saldo zero di consumo di suolo a Ovest (housing sociale per sanitari e laboratori clinici sul sedime dell'ex Caserma San Felice), la città unisce sicurezza idrogeologica, contrasto alle isole di calore e rigenerazione urbana.

Le metodologie di bonifica georadar non invasiva e i protocolli di fitodepurazione con il CNR consentono di risanare i terreni senza distruggere il patrimonio radicale degli alberi adulti, fornendo all'intera Unione Europea un modello replicabile di adattamento climatico basato sul "Terzo Paesaggio".

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