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STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Gaspare Tagliacozzi: Il Trattato De Curtorum Chirurgia Del 1597, Il Metodo Del Lembo Brachiale E La Nascita Della Chirurgia Plastica a Bologna

La luce obliqua di un pomeriggio autunnale filtra a fatica attraverso le vetrate piombate di una stanza affacciata sui portici bolognesi, a pochi passi dalle aule solenni dell'Archiginnasio. Nell'aria densa ristagna un sentore acre di aceto, decotto di malva e ferro brunito. Al centro della stanza, seduto su una robusta sedia di noce con braccioli serrati da cinghie di cuoio, un giovane nobiluomo toscano tiene lo sguardo inchiodato al pavimento; una maschera di lino gli copre la parte centrale del volto, nascondendo la devastazione lasciata dalla lama impietosa di una spada durante un duello notturno. Davanti a lui siede un uomo sui cinquant'anni, dalla fronte spaziosa, la barba curata e le vesti severe di professore dello Studio: è Gaspare Tagliacozzi.
Punto Chiave / Sintesi
Essential takeaway summary for Gaspare Tagliacozzi: Il Trattato De Curtorum Chirurgia Del 1597, Il Metodo Del Lembo Brachiale E La Nascita Della Chirurgia Plastica a Bologna.

Con movimenti lenti e calcolati, privi di qualsiasi esitazione teatrale, Tagliacozzi solleva la benda del paziente, esamina i margini cicatriziali della piramide nasale scomparsa e poi passa a palpare con dita esperte la faccia interna del bicipite del braccio sinistro del giovane. Lì, sulla carne viva e sana del braccio, il chirurgo ha già praticato nei giorni precedenti due incisioni longitudinali parallele, sollevando una striscia di cute e tessuto sottocutaneo e mantenendola separata dal piano muscolare sottostante mediante una pezzuola di lino imbevuta di balsami emostatici. Il lembo ha superato la prima fase critica: è vascolarizzato, turgido, pronto a essere innestato.

Con un gesto fermo, Tagliacozzi accosta il braccio del paziente al suo volto mutilato, sutura l'estremità distale della pelle brachiale ai monconi cruentati del naso e serra attorno al torso e alla testa una complessa imbracatura di bende, fasce e fibbie di cuoio. Per le successive tre settimane, quel giovane vivrà con il braccio immobilizzato contro il viso, in una gabbia posturale che sfida la resistenza umana, mentre i capillari del volto e quelli del bicipite intessono una silenziosa e invisibile trama di salvezza biologica. Quello a cui si assiste in questa stanza non è un atto di empirica macelleria medievale, ma l'aurora rigorosa della moderna chirurgia plastica ricostruttiva.


L'Ateneo di Bologna e l'urgenza di un'anatomia nuova

Nel tardo Cinquecento, Bologna vive una stagione di straordinaria vivacità politica e culturale. Sotto il governo pontificio, sancito dalla presenza del Cardinale Legato, la città preserva con fiera determinazione i privilegi e il prestigio internazionale della sua Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, l'ateneo che da oltre quattrocento anni richiama studiosi e studenti da ogni angolo del continente. La costruzione del monumentale Palazzo dell'Archiginnasio, inaugurato nel 1563 per volere del cardinale legato Carlo Borromeo con l'intento di riunire sotto un unico tetto le scuole dei Legisti e degli Artisti, riflette il disegno civico e accademico di confermare Bologna come faro del sapere europeo.

timeline title L'Evoluzione della Tradizione Anatomica e Chirurgica a Bologna 1316 : Mondino de' Liuzzi compila l'Anothomia : Prima dissezione pubblica sistematica 1540 : Lezioni bolognesi di Andrea Vesalio : Rinnovamento dell'anatomia empirica 1563 : Inaugurazione del Palazzo dell'Archiginnasio : Sede unificata dell'Alma Mater 1570 : Gaspare Tagliacozzi consegue la laurea : Allievo di Aldrovandi, Cardano e Aranzio 1597 : Pubblicazione del 'De Curtorum Chirurgia' : Nasce la chirurgia plastica scientifica

In questo ambiente intellettuale in perenne fermento, la medicina compie un salto paradigmatico. Fino a pochi decenni prima, la chirurgia era considerata un'arte manuale servile, abbandonata alle mani rozze di barbieri, incisori di ernie o cerusici ambulanti privi di istruzione teorica. A Bologna, tuttavia, la tradizione anatomica avviata da Mondino de' Liuzzi all'inizio del Trecento e vivificata dal passaggio di maestri come Andrea Vesalio conferisce alla dissezione del corpo umano una dignità scientifica primaria. Conoscere il corpo significa esplorarne la trama vascolare, la geometria delle fasce muscolari e le vie nervose.

Nato a Bologna nel marzo del 1545 in una famiglia appartenente alla corporazione dei setaioli, Gaspare Tagliacozzi si forma a contatto con le menti più brillanti del Rinascimento bolognese. È allievo prediletto del naturalista Ulisse Aldrovandi, dell'eclettico matematico e medico Girolamo Cardano e dell'anatomista Giulio Cesare Aranzio. Laureatosi in filosofia e medicina nel 1570, Tagliacozzi ottiene rapidamente la cattedra di chirurgia e, più tardi, quella di anatomia teorica. Nelle aule dell'Archiginnasio, egli matura un'intuizione destinata a cambiare il corso della medicina: la chirurgia non deve limitarsi a tagliare o amputare per eradicare una patologia, ma può porsi il traguardo di restaurare l'integrità anatomica e la funzione naturale dell'essere umano.

Come documentato nel Dizionario Biografico degli Italiani - Treccani, il contesto sociale dell'epoca trasforma questa ricerca in un'urgenza umanitaria quotidiana. L'Europa rinascimentale è flagellata da una duplice calamità che miete fisionomie e identità: - La violenza dei duelli alla spada: il fendente al volto, il celebre sfregio, è l'arma d'elezione per cancellare l'onore, la rispettabilità e la riconoscibilità sociale dell'avversario. - L'epidemia di sifilide (morbo gallico): le cui manifestazioni terziarie distruggono le cartilagini e le ossa nasali, lasciando crateri purulenti e deformità ripugnanti.

Chi perde il naso nell'Europa del XVI secolo affronta una vera morte civile: bandito dalle corti, esposto al ludibrio per strada, marchiato dall'infamia morale della malattia venerea e condannato all'isolamento.


Il De Curtorum Chirurgia (1597): quando il bisturi diventa scienza pubblica

Per oltre due decenni, Tagliacozzi sperimenta, corregge e perfeziona le sue tecniche operatorie su decine di pazienti accorsi a Bologna da Germania, Francia, Fiandre e Inghilterra. Nel 1597 affida al celebre tipografo veneziano Gaspare Bindoni il Giovane la pubblicazione del suo trattato monumentale: il De Curtorum Chirurgia per Insitionem (Della chirurgia dei mutilati mediante innesto).

Caratteristica Dettaglio dell'Opera (1597)
Titolo Completo De Curtorum Chirurgia per Insitionem Libri Duo
Editore e Luogo Gaspare Bindoni il Giovane, Venezia (1597)
Struttura Due tomi: Fondamenti teorico-filosofici (Libro I) e Pratica operatoria (Libro II)
Apparato Iconografico 22 tavole xilografiche a tutta pagina con strumenti, posture e bende
Innovazione Concettuale Analogia tra l'innesto botanico (insitio) e la trasposizione di tessuto vivente
Principio Etico Restaurazione della dignità dell'individuo e sollievo dalla sofferenza morale

L'opera segna una rottura epocale con la tradizione precedente. Fino ad allora, i tentativi di riparazione facciale erano rimasti un segreto di bottega: nel Quattrocento siciliano, la famiglia Branca di Catania si tramandava oralmente le tecniche di padre in figlio; in Calabria, i cerusici Vianeo di Tropea operavano nell'ombra, custodendo i dettagli come un prezioso arcano commerciale.

Tagliacozzi dissolve il mistero medievale per consegnare la materia alla luce del metodo scientifico moderno, fondando la disciplina su basi fisiologiche verificabili e condivise.

graph TD A[Trattato: De Curtorum Chirurgia 1597] --> B[Libro Primo: Teoria & Umanesimo] A --> C[Libro Secondo: Pratica & Protocolli] B --> B1[Anatomia della cute e microcircolo] B --> B2[Analogia dell'innesto botanico insitio] B --> B3[Etica della restaurazione dell'essere umano] C --> C1[Protocollo in quattro fasi del Lembo Brachiale] C --> C2[22 Xilografie su strumenti, tagli e suture] C --> C3[Dispositivi ortopedici di contenzione e cannule]

Nel frontespizio e nelle pagine introduttive risuona la celebre massima che definisce l'orizzonte etico dell'opera:

"Reficimus, restituimus, integrasque facimus partes corporis, quas natura dedit, sed fortuna eripuit: non tantum ut oculis placeant, sed ut animum sublevent, et miserorum levent dolorem."
(«Noi ricostruiamo, ripariamo e rendiamo intere quelle parti del corpo che la natura ha dato, ma che la sorte ha strappato via: non tanto per dilettare gli occhi altrui, ma per sollevare l'animo e lenire il dolore degli infelici.»)

In queste parole si coglie il cuore della rivoluzione tagliacozziana: la chirurgia non è artificio cosmetico o vanità estetica, ma un dovere medico di cura globale, orientato alla riabilitazione psicologica e al ritorno della persona nel consorzio umano.


Il "Metodo Italiano": fisiologia, biomeccanica e le quattro fasi del lembo

Il protocollo ideato da Tagliacozzi — internazionalmente noto come metodo italiano, per distinguerlo dal cosiddetto metodo indiano a lembo frontale descritto nell'antico compendio sanscrito Sushruta Samhita ma allora ignorato in Occidente — è un capolavoro di biologia applicata.

graph LR P1[Fase 1: Ritardo Vascolare] --> P2[Fase 2: Innesto e Contenzione] P2 --> P3[Fase 3: Autonomizzazione] P3 --> P4[Fase 4: Modellamento Finale] style P1 fill:#f9f9f9,stroke:#333,stroke-width:1px style P2 fill:#f9f9f9,stroke:#333,stroke-width:1px style P3 fill:#f9f9f9,stroke:#333,stroke-width:1px style P4 fill:#f9f9f9,stroke:#333,stroke-width:1px

1. Delimitazione e ritardo vascolare del lembo

Tagliacozzi individua nella faccia interna del bicipite brachiale sinistro l'area donatrice ideale: la pelle è glabra (evitando la crescita sgradita di peli sul futuro naso) e l'articolazione della spalla consente di avvicinare il braccio al volto senza torsioni innaturali del tronco vascolare.

Con un bisturi a doppio taglio, il chirurgo incide due linee parallele sollevando un rettangolo di cute e sottocute, lasciandolo collegato alle due estremità (un lembo a ponte bipeduncolato). Tra il lembo e la fascia muscolare sottostante fa scorrere una pezza di lino imbevuta di rimedi emostatici. Questa manovra riproduce ciò che la microchirurgia moderna chiama ritardo vascolare (flap delay): lo stato di ischemia relativa stimola l'apertura dei vasi collaterali e una robusta neoangiogenesi, garantendo la vitalità del tessuto prima del trapianto.

2. Trasferimento e imbracatura di contenzione

Dopo circa due settimane, constatata la salute e la turgidezza del lembo, Tagliacozzi recide la base inferiore del ponte. I bordi della ferita facciale vengono cruentati per rimuovere il tessuto cicatriziale inerte e la parte libera del lembo cutaneo viene suturata con precisione millimetrica ai monconi nasali con fili di seta cerata.

Per proteggere l'innesto da qualsiasi strappo o spasmo notturno, il paziente viene alloggiato in un'imbracatura posturale composta da: - Un corpetto toracico semirigido in tela e cuoio rinforzato; - Una calotta cranica allacciata con tiranti regolabili; - Una complessa ragnatela di cinghie che fissa gomito, polso e mano sinistra a pochi centimetri dal viso.

Il paziente rimane in questa postura vincolata per un tempo compreso tra 14 e 21 giorni, costantemente monitorato nella temperatura e nel colorito cutaneo.

Fase Operatoria Durata Media Obiettivo Chirurgico Manovra Chiave
Fase 1: Preparazione 10-14 giorni Stimolazione dell'angioarchitettura Sollevamento lembo bipeduncolato e interposizione di lino
Fase 2: Innesto 14-21 giorni Inosculazione dei capillari viso-braccio Sutura al letto ricevente e immobilizzazione con corpetto
Fase 3: Distacco 3-5 giorni Autonomizzazione dell'apporto ematico Recisione graduale del peduncolo brachiale
Fase 4: Rimodellamento 4-8 settimane Ripristino morfologico e pervietà aerea Scolpitura di ali e columella, posizionamento cannule metalliche

3. Recisione del peduncolo brachiale

Quando i vasi neoformati del viso hanno colonizzato il tessuto donatore assicurandone l'apporto sanguigno, il chirurgo seziona il legame con il braccio. Il paziente può finalmente distendere l'arto e riprendere la mobilità, lasciando sul viso una massa carnosa vitale, pronta per la scultura definitiva.

4. Modellamento e conformazione delle cavità nasali

Nel corso di varie sedute distribuite su diverse settimane, Tagliacozzi asporta la cute in eccesso, ripiega i lembi a creare le ali nasali e solleva la columella centrale. Per prevenire la retrazione cicatriziale e mantenere aperti i dotti respiratori, inserisce nelle narici cannule d'argento o di piombo fenestrate, che il paziente indossa durante la convalescenza, proteggendo il profilo con una mascherina rigida notturna.


Pieter van der Does: storia di un riscatto umano a cavallo delle Alpi

Per comprendere il valore tangibile del metodo bolognese occorre allontanarsi dalle speculazioni teoriche e osservare i volti reali delle persone che salivano le scale dell'Archiginnasio.

Nel 1588 giunge a Bologna Pieter van der Does, un giovane gentiluomo fiammingo mutilato l'anno precedente sul campo di battaglia nelle Fiandre da un colpo di alabarda spagnola. Nei Paesi Bassi e nelle città tedesche, i cerusici gli avevano offerto solo protesi artificiali: maschere di cuoio dipinto, pezzi di cera o cartapesta argentata assicurati con fili e paste collanti maleodoranti. D'estate il calore scioglieva la cera; d'inverno il gelo induriva i legacci infiammando la carne viva; in società, il minimo movimento rischiava di far cadere la maschera, esponendolo a un'umiliazione intollerabile.

graph TD A[Mutilazione in battaglia nelle Fiandre - 1587] --> B[Rifiuto delle protesi instabili di cera e cuoio] B --> C[Viaggio a cavallo di 1.000 km attraverso le Alpi] C --> D[Arrivo a Bologna e presa in carico da Tagliacozzi] D --> E[Cinque mesi di degenza, cure e contenzione posturale] E --> F[Guarigione biologica e reinserimento nella vita diplomatica]

Dopo una traversata di oltre mille chilometri a cavallo, van der Does si affida alla cura di Tagliacozzi. Il giovane nobiluomo affronta cinque mesi di degenza a Bologna: sopporta le prime incisioni sostenuto unicamente da sciroppi oppiacei e spugne soporifere, tollera le tre settimane di immobilità a braccio alzato e collabora con disciplina durante le rifiniture delle narici.

Nella primavera del 1589, van der Does torna in patria con un naso fatto della propria carne. Può respirare liberamente, sopportare il freddo e il sole, e presentarsi a volto scoperto nelle sale di corte. Nelle lettere inviate a Bologna per esprimere la sua gratitudine, van der Does non celebra una generica perizia tecnica, ma definisce Tagliacozzi "il restauratore della mia vita e il salvatore della mia anima".


Fede, inquisizione e la leggenda nera del "medico dannato"

L'invenzione di Tagliacozzi suscita un coro di ammirazione tra gli scienziati, ma attraversa anche tensioni dottrinali e oscuri fraintendimenti nel rigido clima della Controriforma.

Alcuni teologi e accademici tradizionalisti sollevano il dubbio che ricostruire la fisionomia umana costituisca un atto di empia presunzione (hybris), un tentativo di correggere il disegno del Creatore. Tagliacozzi ribatte con argomentazioni di solida matrice tomista: la medicina riparatrice non presume di perfezionare la creazione divina, ma restituisce alla persona la forma originaria sottratta dalla violenza o dalla malattia, con la stessa legittimità con cui si ricompone un femore spezzato o si drena un ascesso mortale.

graph LR subgraph Realtà Storica [Bologna, 1599] R1[Morte naturale il 7 novembre 1599] R2[Solenni esequie all'Archiginnasio] R3[Sepoltura onoraria a San Giovanni dei Celestini] end subgraph Propaganda Postuma [Europa del Nord, XVII sec.] P1[Voci spettrali dal sepolcro] P2[Accuse di stregoneria e diabolica presunzione] P3[Mito della riesumazione e dispersione in terra sconsacrata] end

Alla morte del chirurgo, avvenuta il 7 novembre 1599 all'età di 54 anni, l'Ateneo bolognese tributa al suo illustre professore esequie solenni con un'orazione funebre affidata al collega Muzio Piacentini, disponendone la sepoltura nella Chiesa di San Giovanni Battista dei Celestini.

Aspetto Storico Realtà Documentata (Bologna, 1599) Leggenda Nera Seicentesca (Mitografia Nordica)
Causa della Morte Decesso per cause naturali all'età di 54 anni Morte empia accompagnata da presagi nefasti
Esequie Funerali accademici solenni all'Archiginnasio Condanna postuma del tribunale inquisitorio
Sepoltura Tomba onoraria nella Chiesa dei Celestini Voci notturne dal sepolcro ("Tagliacozzi è all'Inferno!")
Destino delle Spoglie Traslazione e dispersioni per soppressioni napoleoniche Riesumazione forzata e gettito in terra sconsacrata
Origine del Racconto Archivi notarili e atti dell'Università di Bologna Satira anticattolica e polemiche nordeuropee (Hudibras)

Nei decenni successivi, tuttavia, prende corpo nei paesi protestanti una cupa leggenda metropolitana. Si racconta che monache di clausura abbiano udito grida di dannazione levarsi dalla tomba e che le autorità ecclesiastiche ne abbiano disseppellito i resti per gettarli oltre le mura cittadine. La storiografia contemporanea ha dimostrato come questo racconto fosse una costruzione polemica diffusa da autori stranieri (tra cui il chimico fiammingo Jan Baptist van Helmont e il poeta satirico inglese Samuel Butler) per gettare discredito sulla scienza medica italiana. Tagliacozzi riposò sempre con tutti gli onori nella sua città natale.


Sulle tracce del maestro: itinerario nella Bologna medica

Per chi visita Bologna, i luoghi legati alla vita e all'opera di Gaspare Tagliacozzi offrono un percorso affascinante tra arte, architettura rinascimentale e storia della scienza.

Tappa dell'Itinerario Indirizzo e Collocazione Punti di Interesse Principali
1. Palazzo dell'Archiginnasio Piazza Galvani, 1 Teatro Anatomico in legno d'abete (1637); statua di Tagliacozzi con il naso in mano (1734).
2. Museo di Palazzo Poggi Via Zamboni, 33 Prime edizioni del De Curtorum Chirurgia, collezioni ostetriche e ceroplastica anatomica.
3. Chiesa dei Celestini Piazza dei Celestini Facciata barocca del complesso monastico che accolse la sepoltura originale del maestro.
4. Portici e Toponomastica Centro storico e Quartiere Murri I Portici di Bologna - Patrimonio Mondiale UNESCO e Via Gaspare Tagliacozzi.

1. Il Teatro Anatomico dell'Archiginnasio

Il cuore della memoria tagliacozziana risiede nel Palazzo dell'Archiginnasio. Salito lo scalone decorato da migliaia di stemmi araldici degli studenti, si accede al celebre Teatro Anatomico, concepito nel 1637 da Antonio Levanti e intagliato in legno d'abete.

Lungo le pareti, accanto alla cattedra dottorale custodita dai due celebri Spellati di Ercole Lelli, spiccano le effigi dei grandi maestri della medicina antica e rinascimentale. Qui si erge la statua lignea di Gaspare Tagliacozzi, realizzata nel 1734 dallo scultore Silvestro Giannotti: il professore è scolpito in toga magistrale mentre regge nella mano sinistra, mostrandolo con fermo orgoglio intellettuale, un naso umano intagliato nel legno.

2. Le collezioni di Palazzo Poggi

Lungo Via Zamboni, le sale del Sistema Museale di Ateneo - Museo di Palazzo Poggi custodiscono rari esemplari a stampa del trattato del 1597, affiancati alle celebri cere anatomiche del Settecento bolognese, testimonianza diretta di una scuola chirurgica che ha fatto scuola nel mondo.

3. Piazza dei Celestini e i portici della città

A due passi da Piazza Maggiore, la sobria facciata della Chiesa di San Giovanni Battista dei Celestini ricorda l'omaggio tributato dalla comunità al suo chirurgo. Camminando sotto le volte affrescate dei portici fino alla via a lui intitolata nel quartiere Murri, si percepisce come l'avventura umana di Tagliacozzi sia parte integrante del patrimonio civico bolognese.


Dalle trincee della Somme al Sant'Orsola: l'eredità viva

Dopo un periodo di oblio dovuto alla complessità tecnica della procedura e alla preferenza per espedienti protesici nel corso del Seicento, l'opera di Tagliacozzi conosce una folgorante riscoperta all'inizio del XIX secolo. Chirurghi come Carl Ferdinand von Graefe a Berlino, Johann Friedrich Dieffenbach e Joseph Carpue a Londra riscoprono il De Curtorum Chirurgia, proclamando il maestro bolognese precursore insuperato della chirurgia riparatrice moderna e riadattando il lembo brachiale ai nuovi protocolli anestetici e antisettici.

timeline title Dalle Intuizioni del 1597 alla Microchirurgia Contemporanea 1597 : Trattato di Tagliacozzi : Invenzione del lembo brachiale peduncolato 1816 : Carl Ferdinand von Graefe : Rinascita della rinoplastica autologa in Europa 1917 : Sir Harold Gillies : Ricostruzione dei traumi facciali della Grande Guerra Oggi : Policlinico Sant'Orsola : Lembi microvascolari liberi e bioingegneria 3D

Durante il primo conflitto mondiale, di fronte all'ecatombe di soldati con volti sfigurati dalle granate nelle trincee, il chirurgo neozelandese Sir Harold Gillies sviluppa il celebre lembo tubulato (tubed pedicle flap), applicando ed estendendo i medesimi principi di ritardo e vitalità vascolare teorizzati a Bologna oltre tre secoli prima.

Oggi, l'eccellenza della chirurgia maxillo-facciale e plastica dell'Università di Bologna e del Policlinico di Sant'Orsola-Malpighi prosegue quel solco. Nei reparti in cui si eseguono trapianti microchirurgici liberi, ricostruzioni scheletriche con innesti autologhi di perone o cresta iliaca e rigenerazioni tissutali guidate da modelli tridimensionali per pazienti oncologici e traumatizzati, rivive la medesima tensione etica formulata nell'Archiginnasio cinquecentesco. Per ulteriori approfondimenti storiografici e biografici è possibile consultare la rassegna monografica su Gaspare Tagliacozzi su Wikipedia.


Curiosità: il mito del "naso simpatico" e l'intuizione del rigetto biologico

Elemento Mito Popolare del Seicento Realtà Scientifica di Tagliacozzi (1597)
Tessuto Utilizzato Pelle acquistata dai glutei di servi o facchini Esclusivamente cute autologa del paziente stesso
Fenomeno Descrittivo "Naso Simpatico": cancrena a distanza alla morte del donatore Divieto assoluto di omotrapianto per incompatibilità naturale
Risonanza Scientifica Spunto satirico per commedie e trattati magici Prima formulazione teorica del rigetto immunitario

Nel Seicento fiorì una curiosa diceria popolare: si raccontava che Tagliacozzi non adoperasse la pelle dei pazienti, bensì acquistasse pezzetti di tessuto dal corpo di servi e facchini indigenti. Nacque la celebre favola del "naso simpatico": si favoleggiava che, allorché il servo donatore moriva a centinaia di miglia di distanza, il naso ricostruito sul volto del nobile andasse improvvisamente in putrefazione nello stesso istante.

La realtà dei testi smentisce questa burla e rivela una grandezza ancora maggiore: nel De Curtorum Chirurgia, Tagliacozzi vietò tassativamente l'uso di pelle prelevata da un'altra persona. Con trecento anni di anticipo sui trattati di immunologia moderna, il medico bolognese osservò che la singolare forza vitale e la costituzione propria di ciascun individuo avrebbero respinto la carne altrui. Formulando la necessità dell'innesto autologo, Tagliacozzi comprese la barriera del rigetto biologico, regalando alla storia della medicina uno dei suoi capitoli più luminosi.

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