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STORIA E PATRIMONIO DI BOLOGNA

Battaglia Della Montagnola: L'Insurrezione Dell'Otto Agosto 1848, La Cacciata Delle Truppe Austriache E Il Risorgimento Civico Di Bologna

Un calore denso e soffocante grava sui tetti d'argilla e sul labirinto di vicoli medievali, intrappolando l'odore acre del fieno bagnato e della polvere da sparo nell'ombra dei lunghi portici. Dal cuore della città vecchia, un rintocco cupo e martellante rompe d'improvviso la quiete del mattino: è la campana dell'Arengo che batte a distesa dalla torre del Palazzo del Podestà. Il suono rimbalza sulle facciate dei palazzi nobiliari e si infila nei cortili, trasformandosi in una chiamata alle armi a cui nessuno può sottrarsi. Dalle botteghe artigiane di via San Felice, dai laboratori polverosi dei canapini di Borgo San Pietro e dalle osterie attorno al Mercato di Mezzo esce una fiumana di popolo: calzolai con i grembiuli di cuoio, fabbri anneriti dalla fuliggine, carrettieri, studenti universitari e facchini. Tra le mani stringono qualsiasi arnese capace di colpire: vecchi schioppi da caccia, spiedi arrugginiti, coltellacci da macellaio, scuri da spacco e bastoni rinforzati con piastre di ferro.
Punto Chiave / Sintesi
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Sulla sommità della collina artificiale del Parco della Montagnola, a poche centinaia di metri verso nord, le truppe d'élite dell'esercito imperiale asburgico, guidate dal tenente maresciallo Ludwig von Welden, guardano verso il basso con fredda condiscendenza. Gli ufficiali viennesi sono convinti di trovarsi di fronte all'ennesima sommossa plebea da disperdere con qualche scarica di mitraglia. Non sospettano che quella folla, animata da una fiammata di orgoglio civico e disperazione, trasformerà l'elegante giardino pubblico nel teatro di una disfatta campale per i veterani dell'Impero, incidendo nel cuore dell'Ottocento una delle giornate più straordinarie della storia europea.


La polveriera d'estate: quando l'illusione papale lasciò il posto alla rivolta

Per comprendere come una città mercantile e universitaria sia arrivata a sfidare a viso aperto uno degli eserciti più temuti del continente, occorre riavvolgere il nastro dei mesi precedenti. Nella prima metà del 1848, l'Europa è scossa da un'onda tellurica senza precedenti: Parigi rovescia la monarchia, Vienna insorge contro l'assolutismo, Milano caccia gli austriaci nelle celebri Cinque Giornate e Venezia proclama la repubblica. In Italia, la scintilla patriottica sembrava aver trovato un'improbabile benedizione nell'elezione di papa Pio IX, salutato dalle masse liberali come il pontefice riformatore capace di guidare il riscatto nazionale.

Sull'onda di quell'entusiasmo, migliaia di giovani — inclusi docenti e studenti dell'Università di Bologna, insieme a reduci delle cospirazioni carbonare — avevano vestito la divisa pontificia e formato battaglioni di volontari per marciare verso i campi di battaglia del Veneto a fianco dell'esercito sabaudo.

L'illusione svanisce però brutalmente il 29 aprile 1848. Con l'allocuzione pontificia Non semel, Pio IX dichiara l'impossibilità morale della Santa Sede di fare guerra all'Austria, nazione cattolica, ritirando il proprio sostegno al conflitto. La rottura è traumatica: i volontari e la neonata Guardia Civica si sentono traditi, mentre il feldmaresciallo Josef Radetzky riorganizza le armate asburgiche nel Quadrilatero e sbaraglia l'esercito piemontese a Custoza.

timeline title La marcia verso l'insurrezione (1848) Primavera 1848 : La Primavera dei Popoli infiamma l'Europa : Pio IX concede lo Statuto Fondamentale 29 Aprile 1848 : Allocuzione "Non semel" : Pio IX ritira l'appoggio alla guerra 25 Luglio 1848 : Sconfitta piemontese a Custoza per mano del maresciallo Radetzky 4 Agosto 1848 : Il generale von Welden invade arbitrariamente le Legazioni Pontificie 7 Agosto 1848 : Scintilla all'Osteria del Moretto tra ufficiali imperiali e cittadini 8 Agosto 1848 : Ultimatum austriaco, battaglia della Montagnola e cacciata dell'esercito imperiale

Spinto dalla brama di gloria e convinto di poter stroncare per sempre il focolaio liberale emiliano, il generale Ludwig von Welden varca il fiume Po alla testa di una colonna punitiva di 6.000 uomini tra cacciatori tirolesi (Kaiserjäger), reggimenti croati e squadroni di cavalleria. Si tratta di un'invasione arbitraria dei confini pontifici.

Giunto alle porte di Bologna il 4 agosto, Welden formula un ultimatum inflessibile: pretende la consegna immediata di ostaggi scelti tra le famiglie più in vista, lo scioglimento della Guardia Civica, il disarmo della popolazione e il presidio militare della città. Mentre le autorità pontificie tentennano nel disperato tentativo di negoziare una resa onorevole, la cittadinanza sceglie la strada opposta.

La tensione precipita la sera del 7 agosto all'Osteria del Moretto, nei pressi di Porta San Felice: alcuni ufficiali austriaci provocano i clienti locali e vengono affrontati a muso duro, costretti alla fuga tra insulti e stoviglie infrante. Alle prime luci del giorno seguente, Welden ordina un'incursione punitiva per arrestare i responsabili e sequestrare le armi nei quartieri popolari. È la miccia che fa saltare la polveriera.


Trappola di mattoni e portici: la riconquista della Montagnola

La battaglia che si accende non è una manovra accademica tra schieramenti ordinati, ma un capolavoro istintivo di guerriglia urbana. La conformazione stessa della città — con la sua rete fitta di vicoli, le altane sopraelevate e i chilometri di portici ad arco — si trasforma in una trappola mortale per i reparti imperiali, come documentato con dovizia di particolari nell'archivio storico del Portale Storia e Memoria di Bologna del Comune di Bologna.

Il piano asburgico punta a entrare in forze da Porta Galliera e dividere la città in spicchi isolati. Per garantirsi una posizione di dominio assoluto, Welden piazza il proprio quartier generale e le batterie d'artiglieria sul rialzo della Montagnola — la collina artificiale eretta sui ruderi della trecentesca fortezza papale di Galliera — da cui le bocche da fuoco possono spazzare la sottostante Piazza d'Armi e bersagliare le imboccature delle strade principali.

graph TD A["Porta Galliera: Ingresso delle truppe asburgiche"] --> B["Parco della Montagnola: Batteria di cannoni e truppe d'élite"] B -->|Tiro d'artiglieria pesante| C["Piazza d'Armi: Spazio aperto e conteso"] D["Portici e tetti: Barricate civiche e lancio di proiettili"] -->|Fuoco incrociato e assalto| C C -->|Carica frontale popolare sui terrapieni| B B -->|Espugnazione dei cannoni e contrattacco| E["Ritirata austriaca notturna verso Malalbergo"]

Nel giro di due ore la città risponde con una mobilitazione totale fondata su tre pilastri tattici:

Settore d'azione Dispositivo difensivo bolognese Effetto sulle forze asburgiche
Piazza d'Armi e accessi viari Barricate improvvisate con carrozze rovesciate, lastroni di selciato sradicati, travi e sacchi di canapa. Blocco dell'avanzata della cavalleria imperiale e canalizzazione delle truppe sotto il fuoco civico.
Portici e tetti (Patrimonio UNESCO) Gallerie coperte per tiratori scelti; lancio ininterrotto di tegole, pietre, mattoni e vasi da finestre e cornicioni. Disarticolazione della catena di comando; impossibilità per la fanteria austriaca di avanzare a ranghi serrati.
Piste e bastioni della Montagnola Cariche all'arma bianca condotte da popolani, carabinieri pontifici e guardie civiche risalendo le scarpate. Neutralizzazione delle batterie d'artiglieria e cattura dei pezzi da campagna imperiali.

Sotto le volte dei portici monumentali, oggi protetti dall'Patrimonio Mondiale UNESCO, i popolani creano corridoi protetti per far scorrere munizioni e feriti. Dalle finestre e dalle altane piove sugli invasori una tempesta continua di tegole e travi scagliate da anziani e donne. Nel frattempo, i tiratori scelti della Guardia Civica e i Carabinieri pontifici rimasti fedeli alla città abbattono gli ufficiali a cavallo, gettando nello scompiglio i reparti di fanteria.

Verso mezzogiorno la battaglia tocca il suo culmine. Nonostante la grandine di piombo che falcia chiunque metta piede nella piazza aperta, ondate di giovani garzoni e facchini si lanciano all'assalto dei terrapieni alberati della Montagnola. Arrivati a ridosso delle trincee nemiche, ingaggiano un violentissimo corpo a corpo contro i veterani asburgici a colpi di baionetta, coltello e bastone.

Il punto di svolta arriva quando un gruppo di artigiani riesce a sopraffare i serventi di una batteria d'artiglieria austriaca: i cannoni vengono immediatamente voltati e puntati contro le colonne asburgiche in ritirata. Con centinaia di caduti tra i propri ranghi, la retroguardia minacciata dai contadini armati che accorrono dalle campagne e la prospettiva di essere stritolato all'interno delle mura, Welden comprende che l'unica alternativa al massacro è la fuga.

Nella notte tra l'8 e il 9 agosto, favorito dal buio e da un temporale estivo scrosciante, il contingente imperiale sgombera precipitosamente la Montagnola ed esce da Porta Galliera, ripiegando disordinatamente verso Malalbergo per rifugiarsi oltre il Po. Bologna ha vinto una battaglia che gli storici, come riportato nel dizionario storico Treccani, considerano uno dei vertici assoluti della resistenza civica del Risorgimento.


Il coraggio dei singoli: Ugo Bassi, Marietta e il popolo senza divisa

Se la tattica spiega lo svolgimento degli eventi, sono le storie individuali a restituire il battito umano di quella giornata. La figura più memorabile e magnetica è certamente quella di padre Ugo Bassi, sacerdote barnabita, predicatore formidabile e patriota senza compromessi.

Padre Ugo Bassi (1800–1849)
«Non vi chiedo di spargere il sangue altrui, ma di non temere di versare il vostro per la terra che vi ha dato la vita e la parola.»

Cappellano instancabile al seguito dei volontari garibaldini, animò la difesa della Montagnola correndo disarmato sotto le raffiche di mitraglia per soccorrere i moribondi e fasciare le ferite. Catturato l'anno seguente dopo la caduta della Repubblica Romana, venne fucilato dagli austriaci proprio a Bologna l'8 agosto 1849, sigillando con il martirio un legame indissolubile con la città.

Con la sua tonaca nera lisa, una croce di legno sul petto e il tricolore stretto nella mano sinistra, Bassi non impugna armi. Durante le ore più feroci dello scontro corre scoperto lungo le barricate della Montagnola per medicare i feriti, confortare i moribondi e incitare i cittadini a non cedere. La sua voce tonante domina il frastuono degli spari, trasformando quella che poteva sembrare una disperata mischia urbana in una battaglia corale per la libertà.

Ma l'8 agosto appartiene soprattutto ai protagonisti rimasti a lungo ai margini delle cronache ufficiali:

  • Marietta e le popolane dei vicoli: Nelle memorie tramandate dai testimoni spicca il volto di Marietta, una giovane fiascaia di Borgo San Pietro che per ore attraversa le linee di tiro con il grembiule ricolmo di cartucce e polvere da sparo, distribuendo pezze imbevute d'aceto per alleviare gli occhi bruciati dal fumo e porgendo brocche d'acqua ai tiratori esausti.
  • I facchini del Navile: Uomini temprati dalla fatica quotidiana dello scarico merci al porto fluviale cittadino, capaci di avanzare verso le baionette austriache usando spesse lastre di granito stradale come scudi mobili per consentire ai compagni di colpire da tergo.
  • I giovanissimi garzoni di bottega: Ragazzi poco più che adolescenti, privi di qualsiasi addestramento militare, che pagarono un pesante tributo di sangue scalando i gradoni della Montagnola a mani nude per strappare le armi ai soldati imperiali.

Sulle tracce dell'8 agosto: una passeggiata nella memoria viva di Bologna

Per chi visita Bologna oggi, il racconto di quella giornata non è un'astrazione: è scolpito nella pietra, nel bronzo e nell'impianto urbanistico della città. Un itinerario a piedi attraverso i luoghi dell'insurrezione permette di toccare con mano le tappe della battaglia.

Tappa Monumento o Luogo Coordinate e Rilevanza Storica
1. Piazza VIII Agosto L'antico Campo di Marte Spazio aperto dominato dalla Montagnola; oggi sede dello storico Mercato della Piazzola e fulcro delle cerimonie civiche.
2. Monumento al Popolano Scultura di Pasquale Rizzoli (1903) All'ingresso della piazza; raffigura un popolano a torso nudo che sventola il tricolore calpestando un elmo imperiale sconfitto.
3. Scalinata del Pincio Ingresso scenografico di Azzolini e Muggia (1896) Prospetto monumentale in stile eclettico arricchito da bassorilievi che rievocano la cacciata austriaca da Porta Galliera.
4. Parco della Montagnola Terrazza storica e giardini pubblici Luogo dei combattimenti corpo a corpo; conserva secolari platani monumentali e il dislivello tattico conteso nel 1848.
5. Porta Galliera Porta monumentale trecentesca Via di fuga notturna dell'esercito asburgico in rotta verso Ferrara e il Veneto.
6. Museo del Risorgimento Complesso di Casa Carducci Custode di cimeli originali: armi borboniche e asburgiche, bandiere patriottiche e la storica campana dell'Arengo.

1. Piazza VIII Agosto e il Monumento al Popolano

Ribattezzata in onore dell'insurrezione, l'antica Piazza d'Armi è oggi un vivace spazio pubblico. Ai piedi della scalinata si erge il Monumento all'8 Agosto 1848, opera bronzea dello scultore Pasquale Rizzoli inaugurata nel 1903.

A differenza della monumentale retorica risorgimentale dell'epoca, quasi sempre incentrata su re a cavallo o generali in alta uniforme, l'opera di Rizzoli sceglie di celebrare l'eroismo collettivo: raffigura un giovane popolano in cenci, fiero e a petto nudo, che brandisce la bandiera con una mano e con l'altra sprona i compagni all'assalto, mentre ai suoi piedi giace un soldato imperiale riverso con l'elmo infranto.

2. La scenografica Scalinata del Pincio

Realizzata tra il 1893 e il 1896 dagli architetti Tito Azzolini e Attilio Muggia, la sontuosa scalinata marmorea connette via dell'Indipendenza alla sommità del parco. Lungo i suoi terrazzamenti si possono ammirare i bassorilievi scolpiti da Pietro Veronesi, che raccontano la ritirata austriaca, e la fontana monumentale di Diego Sarti, con sculture di ninfe e cavalli marini.

3. Il Museo Civico del Risorgimento

Per chi desidera osservare le testimonianze materiali della battaglia, il Museo Civico del Risorgimento (con approfondimenti storici consultabili anche su Wikipedia) custodisce un patrimonio eccezionale: gli schioppi artigianali usati dai cittadini, le divise bianche macchiate di terra abbandonate dai fanti ungheresi e croati, e gli stendardi tricolori cuciti clandestinamente nei giorni dell'assedio.


La memoria viva: dal Risorgimento alla Resistenza

L'8 agosto 1848 non rappresenta per Bologna una data da celebrare con formale distacco, ma il momento genetico in cui la comunità ha definito la propria spina dorsale: una miscela inscindibile di solidarietà popolare, pragmatismo operaio e rifiuto categorico di qualsiasi imposizione autoritaria.

Quel modello di autodifesa collettiva ha gettato un ponte ideale verso il Novecento. Non è un caso che quasi un secolo dopo, il 7 novembre 1944, a poche centinaia di metri dalla Montagnola si sia combattuta la Battaglia di Porta Lame, considerata il più vasto scontro a fuoco in campo aperto sostenuto da formazioni partigiane contro reparti d'occupazione nazifascisti nel cuore di una grande città europea. La dinamica fu la medesima: una rete clandestina di cittadini che offriva rifugio, cibo e munizioni a combattenti appostati dietro le mura e gli angoli delle strade.

Oggi, ogni 8 agosto, le istituzioni comunali, l'ANPI e le rappresentanze cittadine rinnovano l'omaggio floreale ai piedi del Popolano. Ma il vero monumento alla battaglia resta la vita che scorre ogni giorno in quella piazza: tra le bancarelle del mercato della Piazzola, le discussioni degli studenti universitari seduti sui gradini del Pincio e l'insopprimibile vocazione di una città che non ha mai smesso di difendere la propria libertà.


IL FATTO SORPRENDENTE
Il battesimo al vino dei cannoni imperiali e lo smacco a Vienna
Durante la disordinata fuga austriaca dalla Montagnola, i bolognesi riuscirono a impossessarsi di due moderni cannoni da campagna in bronzo fusi nelle officine imperiali. Anziché rinchiuderli in una caserma, la folla li trascinò in trionfo fino a Piazza Maggiore, improvvisando una cerimonia laica in cui i due pezzi d'artiglieria vennero "battezzati" con abbondanti libagioni di vino rosso dei colli e ribattezzati ufficialmente con i nomi di Popolano e Speranza.

La notizia che una delle divisioni più stimate dell'Impero fosse stata messa in rotta da una folla disarmata di osti, studenti e canapini suscitò un'ondata di indignazione e imbarazzo alla corte imperiale di Vienna. Il feldmaresciallo Radetzky sconfessò pubblicamente la condotta del generale von Welden, accusandolo di aver agito con imperdonabile arroganza e di aver inflitto all'esercito asburgico una delle umiliazioni più cocenti dell'intera campagna d'Italia.
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