Tombe Dei Glossatori: Le Arche Pensili Di Piazza San Francesco E San Domenico, La Sacralizzazione Civica Del Diritto E L'Architettura Funeraria Medievale
Improvvisamente, lo spazio angusto dei vicoli si apre sul sagrato polveroso della nuova basilica che i frati minori stanno innalzando in onore di Francesco d’Assisi. Qui sorge un cantiere diverso da qualsiasi altro nell'Europa del Duecento. Quattro colonne slanciate in marmo si innalzano verso il cielo emiliano, sorreggendo a mezz'aria un'imponente arca di pietra sormontata da una piramide di laterizio rosso vivo. In quel sepolcro sospeso non riposerà un vescovo incoronato, né un santo taumaturgo o un condottiero coperto di maglia di ferro. In quella dimora eterna giacerà Accursio, l’uomo che con la sola forza dell'intelletto ha riordinato, spiegato e reso accessibili quasi centomila frammenti del diritto romano, offrendo al continente le fondamenta della giustizia moderna.
Per la prima volta dopo il crollo dell'Impero Romano d'Occidente, la monumentalità funebre e lo spazio pubblico non vengono consacrati alla spada o all'altare, ma alla cattedra universitaria: è l'apoteosi dell'intellettuale laico e la nascita della civiltà del diritto.
La rivoluzione della glossa: quando Bologna inventò l'universitĂ
Per comprendere il significato rivoluzionario di questi monumenti pensili, occorre fare un salto indietro nell'epopea intellettuale che, tra l'XI e il XIII secolo, trasformò una laboriosa città fluviale dell'Emilia nel faro culturale d'Europa. Tutto ebbe inizio alla fine dell'undicesimo secolo attorno alla figura di Irnerio, maestro di retorica ribattezzato dai contemporanei lucerna iuris ("la lanterna del diritto"). Fu lui il primo a riscoprire, collazionare e rimettere in circolazione i tomi dimenticati del Corpus Iuris Civilis, la monumentale codificazione voluta dall'imperatore Giustiniano nel VI secolo.
Come ricostruito dalle ricerche storiografiche dell'UniversitĂ di Bologna, la rinascita del diritto romano non fu una sterile operazione antiquaria da topi di biblioteca. L'Europa del basso Medioevo stava vivendo una travolgente rinascita economica, demografica e urbana: i Comuni emergenti si affrancavano dall'impero, le rotte commerciali collegavano le Fiandre al Levante, e le neonate monarchie necessitavano di regole stabili per governare stati complessi. Il vecchio diritto consuetudinario di matrice germanica, fondato su ordalie, duelli giudiziari e tradizioni orali, era del tutto inadeguato a gestire contratti di cambio marittimo, dispute territoriali o l'amministrazione della giustizia civica.
Serviva un linguaggio universale, razionale e condivisibile. I giuristi bolognesi trovarono quella grammatica comune nelle pagine del diritto romano, sviluppando un metodo di lavoro rivoluzionario: la glossa. Con brevi annotazioni poste tra le righe (interlineari) o lungo i margini della pagina (marginali), i maestri spiegavano il significato letterale dei singoli lemmi, risolvevano le apparenti contraddizioni tra leggi scritte a secoli di distanza e le adattavano con magistrale duttilitĂ ai conflitti del loro tempo.
Riscoperta di Irnerio (XI secolo)"] --> B["La Scuola dei Glossatori
Esegesi testuale e metodo scientifico"] B --> C["Diritto Civile e Comune
Accursio e Odofredo Denari"] B --> D["Diritto Notarile e Canonico
Rolandino de' Passaggeri ed Egidio Foscherari"] C --> E["Le Arche Monumentali di Piazza San Francesco"] D --> F["Le Arche Monumentali di Piazza San Domenico"]
I docenti dello Studium divennero figure di prestigio incalcolabile. Ricercati come arbitri nelle dispute tra fazioni rivali, consiglieri di papi e imperatori, i doctores legum costituirono la prima autentica aristocrazia del sapere nell'Europa medievale. Il Comune di Bologna, consapevole che la presenza di migliaia di giovani nobili e borghesi provenienti da ogni angolo del continente (organizzati nelle celebri corporazioni studentesche delle nationes) rappresentava il motore della prosperità cittadina, accordò ai professori privilegi straordinari: esenzioni dalle imposte, immunità militari e seggi di primo piano nel governo repubblicano.
Alla loro morte, seppellire questi maestri nell'anonimato di una navata buia o sotto una lastra pavimentale calpestata dai fedeli sarebbe stato un controsenso civico. Bologna scelse di inventare una nuova forma di immortalitĂ terrena, innalzando le loro tombe alla luce del sole, nei sagrati pubblici dove l'intera cittadinanza potesse ammirarle ogni giorno.
L'anatomia dell'arca: architettura, simbolismo e spazio politico
Sul piano formale, le tombe dei glossatori rappresentano un'invenzione architettonica senza precedenti nel Duecento europeo. Lontane dai sarcofagi aristocratici incassati nelle cripte o nei muri perimetrali delle cattedrali, queste strutture scelgono la tridimensionalitĂ assoluta e l'isolamento nello spazio aperto.
| Componente Strutturale | Caratteristiche Architettoniche | Significato Funzionale e Simbolico |
|---|---|---|
| Basamento rialzato | Alto zoccolo in blocchi squadrati di pietra o gradoni lapidei. | Isola il monumento dal traffico urbano, proteggendolo dal fango e conferendo una naturale maestĂ visiva. |
| Colonne portanti | Fusti marmorei monolitici o binati, sormontati da capitelli a motivi vegetali o corinzi. | Sollevano il sepolcro a mezz'aria, creando un effetto di straordinaria leggerezza e distacco dalla contingenza terrena. |
| Sarcofago istoriato | Cassa marmorea decorata con bassorilievi narrativi e iscrizioni metriche. | Sostituisce l'iconografia sacra con scene profane d'insegnamento: il professore in cattedra e gli allievi chini sui libri. |
| Baldacchino a edicola | Struttura a loggetta aperta con archi a sesto acuto o a tutto sesto. | Custodisce l'arca come un tempietto sacro laico, garantendo visibilitĂ e protezione da ogni punto cardinale. |
| Piramide di copertura | Cuspide piramidale rivestita in formelle di terracotta e laterizio bolognese. | Richiama la monumentalitĂ classica delle piramidi e delle edicole romane, slanciando la silhouette verso il cielo. |
La scelta della collocazione sui sagrati delle basiliche di San Francesco e San Domenico rispondeva a una precisa strategia politica e culturale. I nuovi ordini mendicanti, stabilitisi a Bologna all'inizio del XIII secolo, avevano costruito i propri complessi ai margini del nucleo urbano piĂą denso, attirando grandi masse popolari e il ceto accademico.
Concedere il terreno antistante le chiese per le tombe dei grandi professori laici sancì un patto d'acciaio tra la spiritualità evangelica dei frati e l'umanesimo giuridico dello Studium. I sagrati smisero di essere meri vestiboli religiosi per trasformarsi in fori civici all'aperto, dove la celebrazione della giustizia mondana conviveva in armonioso equilibrio con la fede.
Itinerario tra le arche: San Francesco, San Domenico e il Museo Medievale
Camminare per Bologna seguendo le tracce dei glossatori permette di esplorare alcuni degli angoli piĂą suggestivi della cittĂ storica. I monumenti superstiti sono concentrati in due grandi piazze e nelle sale del museo civico cittadino.
| Monumento | Personaggio Celebrato | Datazione | Collocazione | ParticolaritĂ Visive e Architettoniche |
|---|---|---|---|---|
| Arca di Accursio e Francesco | Accursio (†1260) e Francesco d'Accursio (†1293) | Fine XIII sec. | Piazza San Francesco (abside) | Colonnine binate in marmo, cuspide in cotto rosso ed celebre epigrafe dinastica congiunta. |
| Arca di Odofredo | Odofredo Denari (†1265) | 1265 circa | Piazza San Francesco (abside) | Basamento monolitico possente, edicola gotica e bassorilievi che celebrano la docenza. |
| Arca di Rolandino de' Romanzi | Rolandino de' Romanzi (†1284) | Fine XIII sec. | Piazza San Francesco (abside) | Slanciata struttura a baldacchino con capitelli finemente intagliati a motivi fogliacei. |
| Tomba di Rolandino de' Passaggeri | Rolandino de' Passaggeri (†1300) | 1300 circa | Piazza San Domenico (sagrato) | Grande arca a baldacchino su nove colonne marmoree; vertice dell'arte funeraria civica. |
| Tomba di Egidio Foscherari | Egidio Foscherari (†1289) | 1289 circa | Piazza San Domenico (sagrato) | Sorretta da colonne romane di reimpiego e capitelli bizantini; primo laico a insegnare diritto canonico. |
| Lastre delle Cattedre Universitarie | Dottori in Legge, Medicina e Arti | XIII-XIV sec. | Museo Civico Medievale (Palazzo Ghisilardi) | Rilievi scultorei che immortalano aule medievali, studenti attenti, libri aperti e allievi addormentati. |
Piazza San Francesco: il giardino absidale dei giuristi
All'ombra degli archi rampanti in cotto della Basilica di San Francesco, in una piazzetta alberata dove il tempo sembra essersi fermato, si allineano tre monumenti straordinari.
Al centro campeggia la tomba di Accursio e di suo figlio Francesco. L'accostamento cromatico tra il bianco della pietra d'Istria e i toni caldi del laterizio emiliano incarna l'essenza dell'architettura bolognese. Accanto a essa sorgono le arche di Odofredo Denari, celebre maestro noto per le sue lezioni vivaci intrise di aneddoti, e di Rolandino de' Romanzi, autore di fondamentali trattati sulle azioni legali.
Piazza San Domenico: il palcoscenico del notariato e del diritto canonico
Sulla caratteristica pavimentazione a ciottoli di Piazza San Domenico, dominata dalla statua del santo su una colonna votiva, si stagliano due monumenti isolati:
- L'arca di Rolandino de' Passaggeri: il grande maestro dell'arte notarile riposa sotto un solenne baldacchino a nove colonne. La sua tomba celebra l'uomo che trasformò la prassi notarile in una vera e propria scienza giuridica autonoma, donando pubblica fede agli atti contrattuali in tutta Europa.
- L'arca di Egidio Foscherari: situata a breve distanza, presenta un fascino archeologico unico. Le colonne che sorreggono il baldacchino sono fusti marmorei di epoca tardo-antica riutilizzati, a testimonianza della continuità diretta tra l'antica Roma e la Bologna medievale. Foscherari passò alla storia per essere stato il primo giurista laico autorizzato a insegnare il diritto canonico della Chiesa.
Per completare questo percorso, è d'obbligo una visita alle sale di Palazzo Ghisilardi, sede del Museo Civico Medievale. Qui si possono ammirare decine di monumenti parietali recuperati da chiese soppresse: bassorilievi in cui il professore, avvolto in pesanti toghe con cappuccio, siede su un'alta cattedra di legno mentre gli studenti, disposti sui banchi, sfogliano grandi codici in pergamena o confabulano tra loro.
Grandi vite, grandi ambizioni: i signori della penna
Dietro la severitĂ delle formule giuridiche e la monumentalitĂ delle arche in pietra pulsano esistenze avventurose, contraddistinte da fortune colossali, dispute accademiche e battaglie per la libertĂ civica.
Redige la Magna Glossa (96.000 note)"] --> A2["Immenso patrimonio civico
Residenza fortificata (Palazzo d'Accursio)"] A1 --> A3["Francesco d'Accursio (1225-1293)
Consigliere di Edoardo I a Oxford"] end subgraph Rolandino de' Passaggeri R1["Rolandino de' Passaggeri (1215-1300)
Console dei Notai e Capo Guelfo"] --> R2["Liber Paradisus (1256)
Liberazione di 5.855 servi della gleba"] R1 --> R3["Prigionia di Re Enzo (1249-1272)
Lettere di sfida all'imperatore"] end
Accursio: l'imprenditore del sapere
Nato nelle campagne fiorentine intorno al 1184, Accursio giunse a Bologna giovanissimo per studiare con il grande maestro Azzone. Dotato di una dedizione instancabile e di un formidabile fiuto pratico, si rese conto che l'enorme massa di glosse prodotte in oltre un secolo rischiava di rendere il diritto romano ingestibile. Dedicò oltre quarant'anni della sua vita a un'opera titanica: selezionare, armonizzare e organizzare l'intero apparato interpretativo.
Il risultato fu la Magna Glossa (o Glossa Ordinaria), un monumento editoriale composto da quasi 100.000 note. L'opera divenne il manuale obbligatorio per qualsiasi tribunale dell'Europa occidentale: per secoli, nelle aule di giustizia vigeva il principio secondo cui "ciò che non conosce la Glossa, non conosce la corte".
Questo successo trasformò Accursio in un uomo ricchissimo. Prestava denaro a interesse controllato agli studenti, possedeva una sontuosa villa di delizie nella campagna emiliana e fece costruire un palazzo fortificato nel cuore della città , il cui nucleo originario costituisce ancora oggi la sede del municipio a Palazzo d'Accursio.
Suo figlio, Francesco d'Accursio, portò il prestigio di famiglia oltre Manica: nel 1273, di ritorno dalle crociate, il re d'Inghilterra Edoardo I Plantageneto rimase talmente impressionato dal suo ingegno da assumerlo come consigliere personale della corona e docente all'Università di Oxford. Francesco redasse statuti regi per la corona britannica e condusse delicate ambascerie prima di tornare a Bologna per essere deposto nella stessa tomba del padre.
Rolandino de' Passaggeri: la penna che tenne testa all'impero
Se Accursio rappresentava l'aristocrazia del diritto civile, Rolandino de' Passaggeri fu l'anima repubblicana e militante del Comune medievale. Console supremo della potentissima corporazione dei notai, compose la celebre Summa Artis Notariae, il testo che fissò per generazioni la forma giuridica degli atti pubblici, tutelando la certezza del diritto nei contratti commerciali e civili.
Rolandino fu anche un protagonista politico di primo piano. Nel 1249, dopo la vittoria bolognese nella battaglia di Fossalta, le milizie civiche catturarono re Enzo di Sardegna, figlio prediletto dell'imperatore Federico II di Svevia. Quando l'imperatore minacciò di distruggere la città se il figlio non fosse stato liberato dietro riscatto, la tradizione attribuisce proprio alla penna di Rolandino la stesura dell'inflessibile risposta del Senato bolognese: nessun tesoro al mondo avrebbe potuto comprare la libertà del sovrano, che rimase prigioniero nel palazzo civico fino alla fine dei suoi giorni.
Sette anni dopo, nel 1256, Rolandino fu l'ispiratore del celebre Liber Paradisus: l'atto rivoluzionario con cui il Comune di Bologna riscattò con denaro pubblico e dichiarò liberi per sempre 5.855 servi della gleba. Nel solenne proemio in latino, il documento proclamava un principio moderno di straordinaria forza etica: la libertà è un diritto naturale e inalienabile dell'essere umano, che nessuna convenzione terrena può cancellare.
Dalle spoliazioni napoleoniche al restauro di Alfonso Rubbiani
La conservazione di questi capolavori è il risultato di una movimentata odissea storica. Con l'ingresso dell'esercito rivoluzionario francese nel 1796, gli ordini religiosi furono soppressi, i conventi requisiti per scopi militari e i sagrati laicizzati.
Tra il 1798 e il 1803 le tombe rischiarono la distruzione totale: i baldacchini di San Francesco vennero abbattuti e i sarcofagi marmorei trasferiti nel nuovo Cimitero Monumentale della Certosa e nelle gallerie dell'Accademia di Belle Arti. In San Domenico, l'arca di Rolandino fu mutilata e trasformata provvisoriamente in un tempietto civico laico.
La salvezza dei monumenti avvenne alla fine dell'Ottocento, nel clima di riscoperta delle glorie medievali cittadine. Nel 1888, su impulso del poeta Giosuè Carducci, Bologna celebrò con risonanza mondiale l'Ottavo Centenario della fondazione dell'Università , accogliendo sovrani e rettori giunti da ogni continente. La città riscoprì l'inestimabile valore identitario dei suoi giuristi.
Fu allora che entrò in azione Alfonso Rubbiani, brillante e carismatico architetto alla guida del movimento di ripristino neomedievale. Tra il 1892 e il 1910, Rubbiani diresse un meticoloso cantiere di restauro: recuperò i sarcofagi originali dai loro depositi, studiò antiche miniature e mappe storiche, e ricostruì con rigorosa perizia artigianale le colonne, i baldacchini e le caratteristiche cuspidi in cotto, restituendo al profilo urbano di Bologna una delle sue cartoline più riconoscibili.
L'ereditĂ contemporanea: perchĂ© i glossatori parlano ancora alla cittĂ
Oggi le tombe dei glossatori non sono semplici reliquie archeologiche: rappresentano la radice profonda dell'identitĂ bolognese, sintetizzata nel celebre trittico che definisce la cittĂ come la Dotta (per lo Studium), la Grassa (per la tradizione gastronomica) e la Rossa (per il colore dei mattoni e la passione politica).
- L'urbanistica del sapere e i portici: La celebre rete di oltre 62 chilometri di portici, riconosciuta come Patrimonio Mondiale dell'UmanitĂ dall'UNESCO, nacque proprio dall'esigenza abitativa creata dai maestri di diritto. Per accogliere le migliaia di studenti stranieri che affollavano la cittĂ , i proprietari bolognesi ampliarono i piani superiori degli edifici sporgendosi sulla strada (sporti), sorretti da travi di legno e colonne in pietra che crearono le iconiche gallerie coperte.
- La toponomastica della legge: A differenza di molte capitali europee le cui strade celebrano condottieri o battaglie campali, la mappa di Bologna rende omaggio agli eroi della penna: via Irnerio, via Accursio, via Odofredo e piazza Rolandino scandiscono il reticolo urbano nel segno del sapere.
- Il rito laico degli studenti: Ancora oggi, generazioni di studenti universitari si ritrovano sui gradini dei sagrati di San Francesco e San Domenico. Sostare sotto le cuspidi delle arche prima di una discussione di tesi è un rito scaramantico e un tributo silenzioso a quegli antichi maestri che, sette secoli fa, dimostrarono al mondo che la parola, il diritto e la ragione sono più forti della spada.
Il singolare "condominio funerario" di Accursio e l'ereditĂ del diritto
Tra le tante dispute legali che animarono la Bologna medievale, una delle piĂą curiose riguarda proprio la tomba di Accursio.
Quando il celebre giurista morì nel 1260, venne inumato con i massimi onori civici nel nuovo monumento absidale di San Francesco. Tuttavia, trentatré anni più tardi, nel 1293, alla scomparsa del figlio Francesco d'Accursio, tra gli eredi e i frati minori scoppiò una complessa vertenza: era lecito riaprire un'arca già consacrata alla memoria del maestro supremo per accogliervi le spoglie del figlio, per quanto illustre consigliere reale?
La corporazione dei giuristi risolse la contesa con una brillante applicazione dottrinale del Digesto giustinianeo in materia di sepulchrum familiare (la comunione ereditaria delle sepolture), trasformando di fatto il monumento nel primo "condominio accademico" della storia.
Sul marmo dell'arca venne incisa l'epigrafe metrica che ancora oggi tutti possono leggere:
"Sepulchrum Accursii glossatoris legum et Francisci eius filii"
(Sepolcro di Accursio glossatore delle leggi e di Francesco suo figlio).Una mirabile sintesi di pragmatismo economico e orgoglio dinastico: due generazioni di cattedratici riunite sotto la medesima cuspide di laterizio, a testimonianza del fatto che a Bologna persino la morte era disciplinata con geometrico rigore dalle regole del diritto romano.