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CRONACA E NOTIZIE DI BOLOGNA

Torrente Ravone: L'Ingegneria Della Galleria Scolmatrice Ipogea E La Modellazione Idraulica Per La Resilienza Di Bologna

*Dalle tombinature del dopoguerra sotto via Saffi al tunnel di 2,5 chilometri scavato nelle viscere della collina, fino al digital twin idrodinamico del DICAM e al de-sealing dell'ex Scalo: viaggio nell'epocale ripensamento delle acque sotterranee bolognesi.*
Punto Chiave / Sintesi
Essential takeaway summary for Torrente Ravone: L'Ingegneria Della Galleria Scolmatrice Ipogea E La Modellazione Idraulica Per La Resilienza Di Bologna.

INCHIESTA | Sintesi della Notizia e Genesi Storica: Il Torrente Sepolto Sotto l'Asfalto

Nel cuore della notte tra il 19 e il 20 ottobre 2024, il torrente Ravone ha ricordato a Bologna la propria esistenza con la violenza primordiale delle acque compresse. Non scorrendo lungo un alveo naturale cinto da sponde alberate, ma esplodendo dal sottosuolo: tombini scagliati in aria come proiettili idraulici, pavimenti di scantinati e negozi spaccati dalla pressione idrostatica, e un fiume di fango e detriti che ha trasformato via Saffi, via Andrea Costa e le arterie della prima periferia ovest in canali limacciosi. Un copione drammatico che replicava, a distanza di soli diciassette mesi, le ferite già inferte dall'alluvione del maggio 2023.

Per decenni, la memoria collettiva felsinea ha rimosso la natura anfibia della città. Bologna, celebrata per i suoi portici patrimonio UNESCO e per le sue torri medievali, poggia su una fittissima ragnatela di acque correnti: il Canale di Reno, il Canale di Savena, il Navile, il torrente Aposa e una costellazione di rii collinari tra cui il Meloncello, il Vallescura e, appunto, il Ravone. Se nel Medioevo e nel Rinascimento questo reticolo idraulico alimentava i mulini da seta e la prosperità manifatturiera cittadina alla luce del sole, il Novecento ha decretato la grande rimozione.

Durante il boom edilizio post-bellico degli anni Cinquanta e Sessanta, l'espansione urbana ha sacrificato gli alvei all'automobile e alla speculazione immobiliare. Il Ravone — un corso d'acqua a regime marcatamente torrentizio che nasce sui colli tra San Pellegrino e Monte Albano — è stato progressivamente imbrigliato, intubato e tombato. Chilometri di condotte in cemento armato e muratura sono stati sepolti sotto condomini, assi stradali primari e persino all'interno dei basamenti di edifici privati, trasformando un corridoio ecologico naturale in una trappola idraulica a sezione fissa.

Di fronte all'incalzare della crisi climatica, caratterizzata da precipitazioni convettive stazionarie ad altissima intensità e ridottissimo tempo di corrivazione, la tombatura storica si è rivelata in tutta la sua letale insufficienza. Come documentato dai report ufficiali della Regione Emilia-Romagna e dalle cronache di ANSA Emilia-Romagna, l'amministrazione metropolitana e le autorità idrauliche hanno compreso che i semplici interventi di spurgo, risezionamento locale e manutenzione delle briglie non potevano più bastare. La svolta richiede una rifondazione infrastrutturale: disinnescare la bomba idraulica a monte, prima che l'onda di piena penetri nel labirinto ipogeo della città consolidata.


INGEGNERIA IPOGEA | L'Architettura Tecnica della Galleria Scolmatrice da 2,5 km

La risposta strutturale pianificata dagli ingegneri idraulici del territorio si fonda su un'opera d'ingegneria del sottosuolo di proporzioni imponenti: la galleria scolmatrice ipogea del Ravone. L'infrastruttura prevede la realizzazione di un tunnel sotterraneo di circa 2,5 chilometri, scavato a grande profondità al di sotto delle formazioni geologiche collinari che separano il bacino del Ravone dalla vallata del fiume Reno.

Principi di Funzionamento Idraulico e Dissipazione Energetica

Il principio alla base dell'opera è quello del "troppopieno selettivo": deviare gravitazionalmente le portate idriche eccedenti la capacità di smaltimento del condotto urbano tombato prima che queste varchino la soglia dell'abitato denso.

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|                  PARAMETRI DI PROGETTO DELLA GALLERIA SCOLMATRICE                       |
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| Estensione Lineare Complessiva     | ~ 2,5 km scavati in sotterraneo                    |
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| Bacino Idrografico Intercettato    | Ravone collinare, con captazione Rio Meloncello    |
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| Tracciato Geologico Ipogeo         | Sub-collinare (dorsale Saragozza - Casalecchio)    |
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| Opera di Presa a Monte             | Soglia sfiorante laterale con sgrigliatori pesanti |
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| Regime di Moto della Galleria      | Pelo libero a forte pendenza / Transizione mista   |
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| Corpo Idrico Recettore Finale      | Fiume Reno (asta principale extra-urbana)          |
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| Opere Terminali di Sbocco          | Vasca di dissipazione a risalto idraulico rigener. |
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L'architettura dell'opera si articola in quattro nodi ingegneristici cardinali:

  1. L'Opera di Presa e Separazione a Monte: Collocata nel settore pedocollinare (a monte di via di Ravone e del Parco San Pellegrino), la struttura è concepita come una soglia sfiorante laterale a quota fissa tarata sulla massima portata transitabile in sicurezza dalla tombatura storica di valle. Quando il tirante idrico supera il livello di guardia, la massa d'acqua in eccesso precipita nel pozzo d'imbocco della galleria scolmatrice. A protezione dell'imbocco sono previste briglie selettive di monte e griglie inclinate automatiche per intercettare il trasporto solido grossolano: tronchi d'albero, rami e blocchi detritici scivolati dai versanti collinari saturi.
  2. La Galleria di Derivazione in Roccia e Terreno Coesivo: Il tunnel, con un diametro interno calibrato per garantire un deflusso a pelo libero anche nei picchi di piena ventennale o cinquantennale, attraverserà il basamento geologico delle colline bolognesi (caratterizzato dalle alternanze di arenarie, marne e argille della Formazione del Pantano e delle Marne di Monte Piano). Lo scavo richiederà tecnologie TBM (Tunnel Boring Machine) scudate a pressione bilanciata o avanzamenti a foro cieco con consolidamenti preventivi in jet-grouting per prevenire cedimenti superficiali o interferenze con la falda freatica profonda.
  3. Il Raccordo con il Bacino del Rio Meloncello: Uno dei punti di forza del disegno integrato è la possibilità di interconnettere, tramite un ramo secondario a pozzo cadente, anche le piene del vicino rio Meloncello, storicamente responsabile degli allagamenti allo snodo dello stadio Renato Dall'Ara e dell'Arco del Meloncello, ottimizzando così l'investimento economico su un doppio bacino di scolo.
  4. L'Imbocco di Scarico e la Dissipazione Idraulica nel Reno: Il recapito finale dell'acqua nel Fiume Reno rappresenta un delicato problema di idrodinamica. A causa del notevole dislivello geometrico tra l'opera di presa collinare e il letto del Reno, la corrente idrica acquisisce un'energia cinetica elevatissima con numeri di Froude ampiamente supercritici ($Fr > 1$). Lo sbocco sarà pertanto equipaggiato con una monumentale vasca di dissipazione a risalto idraulico (hydraulic jump stilling basin) dotata di deflettori e denti frangiflutto in calcestruzzo ad altissima resistenza, riducendo la velocità del flusso a valori compatibili con l'equilibrio geomorfologico delle sponde del Reno ed evitando fenomeni erosivi alla base dell'argine.

Come riportato dai comunicati del Comune di Bologna, l'opera si configura come l'intervento di difesa del suolo più rilevante dell'ultimo cinquantennio per l'Emilia centrale.


SCIENZA DEI FLUIDI | La Modellazione 3D del DICAM e il Calcolo HPC del Tecnopolo

Dietro il tracciamento millimetrico della galleria scolmatrice non ci sono stime empiriche grossolane, ma l'avanguardia della ricerca idraulica universitaria. Il modello idrologico e idrodinamico tridimensionale è stato sviluppato dal team del DICAM (Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali) dell'Università di Bologna - DICAM, coordinato dal professor Marco Maglionico, luminare delle infrastrutture idrauliche urbane e dei sistemi di drenaggio sostenibile.

Dal Modello Mono-dimensionale al Gemello Digitale (Digital Twin)

Per decenni la pianificazione fognaria si è basata su modelli monodimensionali (1D) che consideravano i canali come linee rigide prive di interazione dinamica con la superficie stradale. Il lavoro del DICAM ha scardinato questa semplificazione, costruendo un modello integrato multi-scala:

  • Rilievo laser-scanner 3D e droni: Ricostruzione geometrica a risoluzione sub-metrica dell'alveo collinare e scansione interna tramite georadar e LiDAR delle centinaia di metri di tombatura urbana, mappando irregolarità, restringimenti di sezione, curve ad angolo retto realizzate negli anni '60 e interferenze con i sottoservizi (gas, fibra, fognature nere).
  • Accoppiamento Idrodinamico 1D-2D-3D: La simulazione accoppia il flusso in pressione nei condotti chiusi (equazioni di Saint-Venant integrate per moti bifase aria-acqua) con la propagazione bidimensionale delle onde di piena sulle strade urbane (equazioni delle acque basse o shallow water equations) e la fluidodinamica computazionale (CFD) tridimensionale nei nodi di biforcazione e sotto le campate dei ponti. Questo ha permesso di spiegare per la prima volta l'innesco dei colpi d'ariete idraulici che sollevavano le solette di cemento in via Saffi.

L'Alleanza con il Tecnopolo di Bologna e il Supercomputer Leonardo

La vera frontiera computazionale risiede tuttavia nella sinergia con il Tecnopolo di Bologna - Manifattura Tabacchi, l'hub europeo dei dati che ospita il supercomputer Leonardo gestito dal consorzio CINECA e il centro di calcolo del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF).

Grazie alla straordinaria potenza di calcolo ad alte prestazioni (HPC), i ricercatori del DICAM e gli enti di protezione civile stanno testando la transizione verso un Digital Twin Idraulico Metropolitano. Le simulazioni idrodinamiche possono ora girare a risoluzioni spaziali inferiori al metro, integrando in tempo reale le previsioni radar-meteorologiche ad altissima risoluzione (nowcasting) dell'Agenzia regionale Arpae.

In caso di temporali autorigeneranti ("bombe d'acqua" o flash floods), il supercomputer è in grado di simulare in pochi minuti decine di scenari probabilistici di piena, calcolando con precisione chirurgica quali volumi idrici indirizzare verso la galleria scolmatrice e quali paratoie idrauliche manovrare, fornendo alla Protezione Civile finestre temporali preziose per l'evacuazione preventiva dei piani interrati.


URBANISTICA E DE-SEALING | Oltre il Cemento: La Rinascita dell'Ex Scalo Ravone

Se l'opera sotterranea rappresenta la risposta muscolare della tecnologia grigia (gray infrastructure), l'adattamento climatico di Bologna non può prescindere da una profonda palingenesi verde (green infrastructure). Nessuna galleria scolmatrice potrà infatti salvare una città se ogni millimetro quadrato di superficie continuerà a essere sigillato da asfalto impermeabile.

Il fulcro di questa transizione ecologica e urbanistica si gioca a poche centinaia di metri dai punti di crisi di via Saffi: l'immenso quadrante dell'ex Scalo Ferroviario Ravone, un tempo snodo merci strategico delle Ferrovie dello Stato e oggi teatro di uno dei più ambiziosi progetti di rigenerazione urbana sostenibile del continente europeo.

       CONFRONTO SUPERFICI EX SCALO FERROVIARIO RAVONE
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       Stato Storico Precedente (Impermeabilizzato)
       [█████████████████████████████████████████████] 45.000 mq Asfalto/Pietrisco

       Progetto di Rigenerazione "Città della Conoscenza" (Post-De-sealing)
       [█████████████] 13.000 mq Pavimentazione Permeabile / Rigenerata
       [░░░░░░░░░░░░░░░░░░░░░░░░░░░░░░░░] 32.000 mq Suolo De-sigillato / Aree Verdi & Sponge

Il Paradigma della "Città Spugna" (Sponge City)

Inserito nell'ecosistema della Città della Conoscenza e sostenuto da investimenti statali, comunitari e dal programma internazionale C40 Reinventing Cities, il progetto di recupero dell'ex Scalo Ravone (attualmente animato in parte dal distretto creativo DumBO) fa della depavimentazione (de-sealing) il suo cardine costruttivo:

  • Dimezzamento delle superfici sigillate: Oltre 32.000 metri quadrati di piazzali asfaltati, massicciate ferroviarie contaminate e cemento vengono progressivamente demoliti e rimossi, riducendo l'impronta impermeabile da 45.000 a soli 13.000 mq.
  • Infrastrutture di Drenaggio Urbano Sostenibile (SuDS): Al posto del bitume nascono rain gardens (giardini della pioggia), letti di bioritenzione vegetata (rain beds), bacini di infiltrazione e trincee drenanti capaci di assorbire e filtrare milioni di litri d'acqua piovana direttamente nel suolo, ricaricando le falde acquifere invece di sovraccaricare il reticolo fognario.
  • Il Corridoio Ecologico Ravone - Prati di Caprara: Il ripristino della permeabilità dell'ex Scalo si salda con il grande polmone boscato dei Prati di Caprara, creando un corridoio biologico e idraulico continuo. Nei momenti di precipitazione straordinaria, porzioni controllate di questi nuovi parchi pubblici multifunzionali sono progettate per allagarsi temporaneamente in sicurezza (floodable public parks), fungendo da cuscinetto di laminazione naturale delle acque prima del loro rilascio graduale.

Come sottolineato dalle inchieste de Il Resto del Carlino e BolognaToday, la scommessa bolognese dimostra che la sicurezza idraulica del XXI secolo non si ottiene erigendo argini più alti o tombando corsi d'acqua, ma restituendo spazio vitale all'acqua attraverso la rinaturalizzazione urbana.


CONTESTO E IMPATTO SULLA CITTÀ | Quartieri Trasformati e Memoria Idraulica

Le ripercussioni delle criticità idrauliche e dei grandi cantieri infrastrutturali toccano direttamente la vita quotidiana di decine di migliaia di residenti e commercianti dei quartieri Porto-Saragozza e Borgo Panigale-Reno.

Via Saffi non è un'arteria qualunque: costituisce la spina dorsale del traffico occidentale di Bologna, via d'accesso privilegiata per l'Ospedale Maggiore, asse portante del trasporto pubblico locale e corridoio su cui si innestano i cantieri della nuova rete tranviaria cittadina. Ogni cedimento della tombatura sotterranea o allagamento di superficie paralizza la mobilità dell'intera area metropolitana, provocando danni economici per milioni di euro alle attività al dettaglio, ai residenti costretti a evacuare i piani terra e alle reti di distribuzione energetica e delle telecomunicazioni.

L'avvio del maxi-progetto della galleria scolmatrice, unitamente ai cantieri di rigenerazione dello Scalo Ravone e della linea rossa del tram, imporrà una convivenza complessa tra la cantierizzazione sotterranea e la viabilità ordinaria. Tuttavia, nella popolazione è maturata la consapevolezza che le sole opere di emergenza e i risarcimenti a pioggia non possono costituire un futuro sostenibile. La città è chiamata a riscoprire la propria memoria idraulica: comprendere dove scorrono i fiumi invisibili è il primo passo per una cittadinanza resiliente e informata sul rischio geologico.


VOCI DELLA COMUNITÀ E DICHIARAZIONI | Il Confronto tra Esperti, Amministratori e Residenti

Il dibattito pubblico sul futuro idraulico di Bologna è vibrante e vede convergere visioni scientifiche, urgenze amministrative e istanze civiche.

Prof. Marco Maglionico (Ordinario di Costruzioni Idrauliche - DICAM, Università di Bologna): "La tombatura sistematica dei corsi d'acqua collinari è stata l'errore urbanistico del Novecento. Non possiamo allargare le sezioni sotterranee sotto palazzi di sei piani edificati sopra il torrente; la fisica dei fluidi non ammette deroghe. La galleria scolmatrice verso il Reno è l'unica valvola di sfogo strutturale per tagliare i picchi di piena prima che diventino ingestibili. Parallelamente, il de-sealing delle superfici come lo Scalo Ravone rappresenta l'imprescindibile pilastro verde per restituire capacità di spugna al bacino metropolitano."

Matteo Lepore (Sindaco di Bologna): "Bologna ha deciso di affrontare la crisi climatica senza mezze misure. La galleria scolmatrice del Ravone è un'opera storica, paragonabile per visione ai grandi collettori ottocenteschi, che metterà definitivamente al sicuro via Saffi, via Andrea Costa e il quartiere Porto-Saragozza. Insieme alla Regione Emilia-Romagna stiamo accelerando le verifiche di fattibilità tecnico-economica per cantierizzare l'opera nel minor tempo possibile."

Elena Gherardi (Portavoce del Comitato Residenti e Commercianti di Via Saffi): "Abbiamo vissuto con il terrore del fango ogni volta che il cielo si oscurava. Negli ultimi due anni abbiamo perso magazzini, arredi e la serenità. La galleria scolmatrice è una notizia che attendevamo da decenni, ma chiediamo tempi certi e trasparenza sull'inizio dei lavori. Nel frattempo, la manutenzione delle griglie a monte non deve conoscere un solo giorno di ritardo."

Irene Priolo (Presidente facente funzioni / Assessore all'Ambiente e Protezione Civile, Regione Emilia-Romagna): "La pianificazione della sicurezza idrogeologica in Emilia-Romagna ha superato la logica del mero ripristino post-emergenza. Attraverso il modello digitale sviluppato con l'Università e i fondi per la difesa del suolo, stiamo attuando una reingegnerizzazione sistemica dei corsi d'acqua di pianura e collina. Il Reno e il Ravone torneranno a convivere con la città attraverso regole idrauliche moderne e sostenibili."

Come approfondito anche dai servizi speciali di Rai News, il consenso istituzionale attorno al progetto dello scolmatore collinare segna un punto di non ritorno nella politica delle grandi opere pubbliche regionali.


ANALISI DI PROSPETTIVA E FUTURO | La Riconciliazione Idraulica nel Secolo dell'Antropocene

La vicenda del torrente Ravone a Bologna trascende la dimensione locale per assurgere a paradigma europeo della sfida di adattamento climatico per le città storiche nate sui fiumi.

Per oltre un secolo, l'ingegneria igienista e l'urbanistica espansiva hanno creduto di poter soggiogare la natura confinando i fiumi all'interno di tubi geometrici sotterranei e sigillando ogni superficie con asfalto idrorepellente. L'era dell'Antropocene e l'aumento esponenziale di eventi meteo-idrologici estremi hanno infranto questa illusione antropocentrica.

La combinazione virtuosa tra grande ingegneria sotterranea (galleria scolmatrice da 2,5 km), scienza avanzata dei dati e supercalcolo (modelli DICAM su HPC Leonardo) e soluzioni basate sulla natura (Nature-Based Solutions e de-sealing all'ex Scalo Ravone) delinea il manifesto della Bologna del futuro.

I prossimi passaggi dell'iter prevedono: 1. Il completamento dei carotaggi geotecnici profondi lungo la dorsale collinare tra San Pellegrino e la vallata del Reno entro i primi mesi del 2027. 2. L'elaborazione del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) e l'attivazione della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). 3. Il reperimento della copertura finanziaria attraverso i canali congiunti del PNRR, del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) e dei piani straordinari per il dissesto idrogeologico del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. 4. L'avvio delle gare d'appalto integrate per l'impiego della fresa meccanica e il contestuale completamento dei lotti di de-sealing all'ex Scalo Ravone entro il 2027.

Bologna si candida così a diventare un laboratorio all'avanguardia per tutte le metropoli del bacino mediterraneo: una città capace di difendersi dalle furie del clima senza fuggire dalle proprie acque, ma imparando a gestirle, guidarle e reintegrarle nel tessuto ecologico urbano.


PUNTI CHIAVE E SINTESI PER I LETTORI | Quadro Sinottico dell'Opera e Dati Idraulici

A beneficio di cittadini, ricercatori e operatori dell'informazione, la seguente tabella riassume i dati salienti della strategia di mitigazione idraulica e rigenerazione urbana attorno al torrente Ravone:

Dimensione di Analisi Specifiche Tecniche e Dati di Progetto
Opera Infrastrutturale Principale Nuova Galleria Scolmatrice Ipogea del Torrente Ravone (Bypass sotterraneo)
Sviluppo Lineare del Tunnel Circa 2,5 chilometri scavati in roccia e depositi pleistocenici sotto la collina
Bacini Idrografici Intercettati Asta collinare del Torrente Ravone + innesto ausiliario del Rio Meloncello
Recettore Finale delle Acque Fiume Reno (sezione di valle dotata di vasca di dissipazione idraulica d'energia)
Modellazione Idrodinamica Modello idraulico digitale 3D multi-scala a cura del DICAM - Università di Bologna
Piattaforma di Calcolo Avanzato Supercomputer Leonardo (EuroHPC / CINECA) e cluster meteo ECMWF al Tecnopolo di Bologna
Area di De-sealing (Depavimentazione) Ex Scalo Ferroviario Ravone: rimozione asfalto da 45.000 mq a 13.000 mq (~32.000 mq restituiti a verde permeabile)
Soluzioni Basate sulla Natura (NBS) Rain gardens, bacini di bioritenzione, parchi urbani allagabili, corridoio ecologico Prati di Caprara
Criticità Storica Risolta Esondazioni da pressione idraulica e rigurgito fognario lungo via Saffi, via Andrea Costa e quartiere Porto-Saragozza
Enti Coinvolti e Partner Istituzionali Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, DICAM UniBo, CINECA, Agenzia Regionale per la Sicurezza Territoriale, Bonifica Renana
Orizzonte di Completamento Rigenerazione Fine 2027 (lotti de-sealing Scalo Ravone) / Prosecuzione iter galleria scolmatrice

[!IMPORTANT]

TAKEAWAY BOX | Sintesi e Punto Chiave della Notizia

  • La Crisi Storica: Il torrente Ravone, tombato nel secondo dopoguerra sotto il quartiere Porto-Saragozza e via Saffi, è esploso durante le alluvioni del 2023 e 2024 a causa dell'inadeguatezza delle sezioni chiuse di fronte alle piogge estreme.
  • La Soluzione Ingegneristica: Una galleria scolmatrice sotterranea lunga 2,5 km verrà scavata sotto la collina bolognese per deviare fino all'80% delle portate di piena direttamente nel fiume Reno prima che raggiungano il centro cittadino.
  • L'Intelligenza dei Dati: La progettazione si basa sui modelli idrodinamici tridimensionali sviluppati dal DICAM dell'Università di Bologna, destinati a girare sul supercomputer Leonardo del CINECA presso il Tecnopolo per creare un Digital Twin idrologico metropolitano.
  • La Città Spugna: L'opera ipogea è integrata dal maxi-piano di de-sealing all'ex Scalo Ravone, dove 32.000 mq di asfalto lasceranno spazio a parchi allagabili e giardini drenanti (sponge city), inaugurando un nuovo equilibrio tra urbanistica, tecnologia e natura.
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